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lunedì 28 aprile 2014

In Spirito Santo e fuoco

«Caro Joseph,
le scrivo dalla regione di Gash-Barka, in Eritrea. Anche da così lontano, e da una zona priva di copertura telefonica, non rinunzio a una quotidiana e sempre istruttiva consultazione del vostro blog, al quale riesco ad accedere grazie al mio tablet e al mio smartphone. Faccio parte dei "Legionari di Padre Pio", un'organizzazione umanitaria che dal 1987 è in prima linea nell'assistenza dei poveri e dei bisognosi di tutto il mondo, e che attualmente opera in 14 paesi di 3 continenti. Diciotto mesi fa, quando sono atterrato nel distretto di Gogne con l'incarico di sacerdote responsabile per un gruppo di villaggi a nord-ovest del capoluogo, ho immediatamente provato una stretta al cuore dinanzi alle condizioni di vita dei cristiani che vivono in questa periferia del mondo. La siccità, la carenza di cibo, il tifo e l'epatite falcidiavano la popolazione. Giurai di fronte a Nostro Signore che mi sarei adoperato con tutte le mie enegie per migliorare le loro condizioni di vita. A un anno e mezzo di distanza, grazie alle donazioni e al generoso contributo di tanti volontari, che per mancanza di spazio non posso portroppo ringraziare uno ad uno, il mio proposito si può dire realizzato: abbiamo infatti edificato a tempo di record una piccola (ma non per questo meno funzionale) chiesa, completa di illuminazione elettrica e impianto acustico hi-fi. La casa di Dio è diventata un punto di riferimento per l'intera comunità cristiana locale, che nella fede trova sostegno e conforto per tutte le disgrazie con cui la vita è così generosa con gli abitanti di questa terra. Seguendo, in alta definizione, le prediche doppiate in tigrino del nostro beneamato Papa Francesco, un punto di riferimento per tutti noi, essi traggono la forza per continuare affrontando qualunque avversità. Soddisfatti in questo modo i bisogni spirituali di questa sfortunata gente, abbiamo ritenuto opportuno provvedere anche a quelli terreni, scavando accanto alla chiesa un pozzo di superficie. Questa infrastruttura ha iniziato ad attirare persone da tutta la vallata, e un gran numero di famiglie anche proveniente da villaggi lontani diversi chilometri ha preso l'abitudine di mandare ogni mattina qualcuno ad attingere l'acqua dal nostro pozzo, benché alcuni non seguano la nostra Fede. Infatti, devi sapere che in questa regione poco più di un terzo delle anime è cristiano, mentre gli altri seguono la religione di Dragut e di Osama Bin Laden. Scuote profondamente il mio animo vedere dei bambini arrivare, girare con fatica l'argano del pozzo e poi incamminarsi con dei secchi carichi d'acqua sulla testa, sapendo che il loro destino quando il Signore deciderà di concludere il loro passaggio su questa Terra (nella maggior parte dei casi, qui non devono aspettare molto) sarà quello di bruciare all'Inferno per l'eternità. Nella maggioranza dei casi, non dovranno aspettare molto, mentre se raggiungeranno la pubertà saranno spinti dai medici infedeli che ogni tanto passano ad indottrinarli ad usare metodi contraccettivi, cancellando così centinaia di potenziali vite. Inizialmente avevo pensato di permettere l'accesso al pozzo eslusivamente ai cristiani, ma facendo così non avrei fatto nulla per aiutare chi ha più bisogno del mio aiuto. L'idea mi è venuta all'improvviso, mentre mangiavo il cornetto a colazione: dove c'è acqua, può esserci battesimo! Qualcosa forse mi impedisce di benedire l'acqua estratta, e di aspergere con essa i bimbi figli di infedeli, dando loro così, per quanto è in mio potere, la possibilità di essere salvati? Nessuno ha mai tentato qualcosa del genere? Cogliendo l'occasione per invitare lei e tutti i suoi illustri collaboratori a fornire una pleonastica riprova dalla vostra bontà, supportando la nostra organizzazione attraverso un bonifico all'IBAN IT57U0239275824979988016383 (allego il catalogo dei poveri che potete decidere di contribuire ad aiutare), le chiedo se il Signore riterrebbe valido un sacramento condotto in questo modo, quanto ritiene che un sacramento del genere possa essere meritorio agli occhi del loro Giudice Ultimo.
Ossequi,
Don Bartolo»

Caro Padre Bartolo, è per me un onore ricevere una missiva da uno degli uomini che contribuiscono a tenere alta nel mondo la gloria della Chiesa. Col mio stile di vita da appartato studioso, non posso che ammirare uomini come te, che affrontando mille sacrifici viaggiano nelle regioni più indigenti del mondo, per far risplendere anche lì la luce della speranza cristiana. La risposta alla tua domanda è, in linea di principio, estremamente semplice: sia il buon senso che il Codice di Diritto Canonico ci dicono infatti che
Il bambino di genitori cattolici e persino di non cattolici, in pericolo di morte è battezzato lecitamente anche contro la volontà dei genitori. (Art. 868, §2)
La motivazione di questo principio è chiara: se il bambino in pericolo morirà, tramite il battesimo sarà stato salvato in extremis da un'eternità di sofferenze. Se invece sopravviverà, il battesimo gli garantirà in ogni caso una possibilità non nulla di salvezza. Per quanto riguarda il secondo caso, l'esempio più celebre è forse quello del reverendo Edgardo Levi Mortara.
Edgardo Mortara nacque a Bologna il 27 agosto 1851, in una famiglia ebraica. All'epoca la città godeva del migliore dei governi possibili, quello del vicario di Cristo in Terra. Lo Stato Pontificio che si preoccupava della tutela anche delle religioni diverse da quella cattolica, e garantiva in particolare ai seguaci dell'ebraismo degli spazi tutti per loro. Nonostante la legge vietasse ad una famiglia non cristiana di avere domestici cristiani, i genitori del piccolo Edgardo avevano assunto una cameriera di fede cristiana, la quattordicenne Anna Morisi. Allevato in una famiglia di miscredenti, il bambino ben presto si ammalò gravemente. Temendo per la sua vita, la cameriera gli impartì di nascosto il sacramento del battesimo, cosa possibile anche ai non sacerdoti in casi di emergenza come quello in cui Edgardo si trovava (Codice di Diritto Canonico, art. 861, §2). Forse anche per il provvidenziale intervento di Anna, il bambino sopravvisse. Continuando ad essere allevato in una famiglia giudaica, il suo destino sarebbe comunque stata la perdizione, ma il battesimo fu da solo sufficiente affinché la Provvidenza Divina decidesse altrimenti. Nel giugno 1858, quando Edgardo aveva poco meno di sette anni, l'episodio del battesimo venne alla luce, e la polizia pontificia prelevò il bambino portandolo al sicuro nella Casa dei Catecumeni di Roma, dove ricevette una retta educazione cristiana. Quando, per le vicende che purtroppo ben conosciamo, il potere temporale del Papato ebbe termine, i genitori di Edgardo si recarono a Roma nel tentativo di ricongiungersi al figlio e di riconvertirlo all'ebraismo; ma quando si ha conosciuto la Verità difficilmente si torna indietro, e Mortara rifiutò sdegnosamente di abbandonare il convento dove aveva scelto di praticare il noviziato sacerdotale. All'età di ventitré anni fu ordinato prete in Francia, e nel resto della sua vita si dedico all'evangelizzazione delle comunità ebraiche di tutto il mondo. Come puoi vedere, caro Don Bartolo, il battesimo è tutt'altro che una vuota formalità: come ribadito recentemente anche da Papa Francesco, il battesimo muta radicalmente lo stato ontologico della persona, è "un atto che tocca in profondità la nostra esistenza", il sacramento che permette l'uscita dalle schiere di Satana e l’ingresso nelle milizie di Dio.

Non vi è alcun dubbio che gli infanti che abitano nella zona in cui operi vivano in una situazione di costante pericolo di vita, e che l'unico modo per dare loro almeno una speranza di guadagnarne un'altra è il battesimo. Se ciò non è prassi comune di tutte le organizzazioni umanitarie cristiane che scavino pozzi nel terzo mondo, il motivo va cercato unicamente in difficoltà di ordine tecnico. L'acqua deve infatti essere santificata in contemporanea con la celebrazione di ogni battesimo, per evitare che l'acqua benedetta si disperda eccessivamente nella falda di acqua non benedetta. I tentativi in questo senso, purtuttavia, non sempre si sono rivelati fattibili. Per rispondere alla sua domanda sono andato a rileggere un brillante resoconto sulla gestione di una comunità di missionari in Africa orientale (Beidelman 1982), che mi sento certamente di consigliarti e che tra le altre cose fa un breve riferimento a un'iniziativa non troppo dissimile da quella che stai meditando di attuare. I libri di catechismo recitano che, presenza di elevata benedittanza, nell'acqua da consacrare avviene la reazione di Cana:
  
che genera l'etanolo che consacrandosi grazie alla sua elevatissima conducibiltà spirituale, e transustanziando, qualificherà l'acqua come benedetta. Il caso reale è però, nella maggioranze dei casi, diverso da quello ideale. Per una reazione di Cana perfetta, ovunque nel fonte battesimale si dovrebbe avere sufficiente anidride carbonica per tutta la durata della reazione (tre moli di CO2 iniziali per ogni mole di etanolo all'equilibrio). Anche benedicendo l'acqua con la maggior lentezza possibile, mescolandola per garantire un'areazione adeguata e curandosi allo stesso tempo di mantenere un'irradiazione uniforme di benedittanza in tutto il volume del recipiente, e persino premurandosi di aggiungere bicarbonato alla soluzione per compensare l'impoverimento di anidride carbonica disciolta, è inevitabile che in qualche punto non si abbia l'equilibrio stechiometrico necessario a formare tutti i prodotti. Nel caso più comune, si ha la produzione di tre sole molecole d'ossigeno, e di un'estremamente reattiva molecola d'ossigeno monoatomico). Questi effetti, trascurabili nel caso ci si serva del comune rituale per la benedizione dell'acqua, diventano sostanziali in un caso come il tuo, nel quale dovrai benedire l'acqua nel stretto giro di tempo in cui il fanciullo infedele si trova nei pressi della fonte, poco prima di spruzzarla, o addirittura mentre la starai spruzzando sul catecumeno.
Quando, diversi decenni or sono, l'ordine dei Padri Bianchi iniziò in via sperimentale un programma di battesimi seriali nelle sue missioni (parte di quel concerto di sforzi che ha portato negli ultimi anni ad una mirabolante diffusione del Verbo di Cristo nel continente africano), dovette ben presto abbandonarlo trovandosi di fronte ad un problema inaspettato. Operando in zone come la tua, è d'obbligo disinfettare l'acqua, onde evitare che questa funga da veicolo di propagazione di colera, tifo, epatite e degli altri bacilli che non ebbero necessità di essere caricati sull'Arca di Noè per sopravvivere al Diluvio Universale. L'agente disinfettante adoperato, per la sua economicità e facilità di stoccaggio e trasporto, era ed è quasi sempre l'ipoclorito di sodio (NaClO). In acqua, questo sale si dissocia completamente in ioni Na+ e ClO-. L'atomo di ossigeno spaiato generato da una reazione di Cana incompleta, che in circostanze normali verrebbe prontamente riassorbito dall'acqua (generando una molecola di perossido) o dal terreno, soddisfa così le sue invereconde brame di riduzione strappando l'atomo di ossigeno di un ione ipoclorito:
  
Rimasto solo, e non potendo catturare idrogeno dall'acqua (dato che HCl è un acido forte), il ramingo Cl- non trova allora di meglio che unirsi a una delle molecole di monossido di carbonio che la reazione di Cana sta producendo:
 
(con la transeunte formazione di una molecola di Cl2). Il fosgene, COCl2, è purtroppo un gas altamente tossico, e se inalato anche in piccole dosi provoca emorragie interne e insufficienza respiratoria. La produzione collaterale di fosgene che si ha benedicendo senza grandi cure dell'acqua clorata non è sufficiente a mettere alcuno in pericolo di vita, e le sofferenze che causerebbe nel bambino sono senza ombra di dubbio trascurabili a fronte di ciò che passerebbe nell'aldilà se non ricevesse il battesimo (tantopiù che i sintomi di questo gas si manifestano in genere diverse ore dopo l'inalazione); ma le comunità indigene sono facilmente impressionabili, e in tutte le strutture coinvolte nel programma pilota finirono per rifiutarsi di attingere acqua dalla fonte con sacerdoti presenti.

Si tratta di un impedimento serio, che potrebbe vanificare i tuoi sforzi per mondare questi altrimenti innocenti bambini del Peccato Originale. La soluzione più semplice (ma anche la più costosa) sarebbe quella di servirsi di un metodo di disinfezione più sofisticato, come l'irraggiamento ultravioletto o i composti dello iodio. Considerando d'altra parte che non saranno molte le persone che avranno il cuore di destinare il loro 5 per mille alla tua organizzazione, e non a qualche gruppo di scriteriati ricercatori che si diverte a seviziare animali, mi permetto modestamente di suggerirti un metodo più economico per ricavare acqua santa senza che si verifichi lo spiacevole inconveniente sopra descritto. La normativa ecclesiastica (direttive 2007 della Congregazione per la Dottrina della Fede, come reperibili sul sito vatican.va) prevede che, per potersi definire benedetta, una soluzione acquosa per uso liturgico generico debba possedere una concentrazione di alcool etilico transustanziato pari ad almeno 0.00085 equivalenti per litro; più che sufficiente, cioè, a preservare autonomamente l'equilibrio dinamico
 
Naturalmente non deve - e umanamente non può - spostare l'equilibrio del tutto a destra (si considera sententia bene fundata che lo stesso sangue di Nostro Signore Gesù Cristo contenesse, in modo permanente, una cospicua percentuale di alcool), ma di certo una concentrazione di 0.01 M, corrispondente grossomodo a poco più di mezzo grado volumetrico, le consentirà un'agevole e rapida benedizione. Può ottenere questo etanolo direttamente dall'acqua, per mezzo della reazione di Cana; ma nulla vieta di averlo già in partenza. Per la legge di azione di massa, il rapporto tra le attività di prodotti e reagenti nella reazione di Cana tenderà ad un valore costante (dipendente ovviamente da temperatura e benedittanza): se uno dei prodotti, come l'etanolo, è in forte soprannumero, e sono presenti adeguate quantità degli altri prodotti, la reazione procederà allora nel verso dei reagenti, gasando l'acqua battesimale con CO2 e non generando un solo nanogrammo di ossigeno monoatomico!
Il mio consiglio è allora quello di procurarsi una fornitura di vodka (meglio se ad elevata gradazione) e di versarne qualche centilitro nell'acqua prima di eseguire il sacramento. In questo modo, saranno sufficienti anche concentrazioni quasi infinitesimali degli altri prodotti per portare il quoziente di reazione al di sopra della costante di equilibrio. Idrogeno e ossigeno sono già presenti in aria, e i turiboli delle chiese non sono solitamente avari di monossido di carbonio. Qualora non dovesse funzionare, non ho nessun dubbio che, assistito dallo Spirito, riuscirà ad escogitare una procedura ottimale per ovviare al problema.
I miei più sentiti auguri perché continui nella tua nobile opera, copiosi kiloJesus di benedittanza,
Joseph