Cerca le Santissime Risposte

venerdì 24 gennaio 2014

Addio Priebke, Fratello in Cristo


«
Guten abend, herr Girolamo Di Dio, mi chiamo Friedrich, ho 67 anni e sono del Südtirol, anche se da molti anni risiedo lietamente a Klagenfurt am Wörthersee, nella bassa Austria.
Sono un Cristiano devoto e cerco di indirizzare umilmente al Bene i miei pensieri e le mie azioni d’ogni giorno.
Ho deciso di scriverle perché costernato dal modo in cui in Italia vedo strumentalizzare i funerali di Erich Priebke, da parte di una folta folla di ipocriti evidentemente schierati, mossi soltanto da interessi viscidamente propagandistici e di appartenenza ideologica, smaniosi di sfruttare e cavalcare la sensazione per accendere quello sdegno ormai spento per fatti di un’altra epoca, ormai sbiaditi nel ricordo di tutti.
Apprendo con tristezza che il mio amato Paese, che da sempre si è schierato a difesa dei valori Cristiani, ora vuol vietare addirittura di celebrare i funerali ecclesiastici delle spoglie mortali del Comandante Priebke, rifiutandone le esequie solenni e respingendo l’ipotesi di una sepoltura in territorio nazionale.
Vendetta inumana, meschina e vigliacca ai danni di un uomo che, mi pare di ricordare, fosse dotato di grande fede e profonda devozione. Temo che si sia dimenticato il profondo insegnamento che il Signore Gesù Cristo ci diede nell'immolarsi sulla Croce.
Egli sacrificò la sua stessa vita per perdonarci ed insegnarci a perdonare, e come ultimo sommo gesto, donò la redenzione persino al temibile malfattore Disma, crocefisso alla Sua destra sul Monte Golgota.
È indubbio che Priebke non ebbe fama delle migliori, ma è anche sacrosanto riconoscere obiettivamente il suo contributo nel tracciare una parte significativa della storia contemporanea, nonché porgergli almeno ora il decoroso rispetto che si deve di fronte alla morte, che inesorabile, accomuna tutti gli uomini, che siano vittime o persecutori.
Vede Girolamo, io non conosco il suo orientamento politico, ma a prescindere da questo, penso che il perdono sia sempre da perseguire come dovere morale d’ogni Cristiano degno di tale nome.
Io, da Cristiano vero l’ho perdonato, e so che Dio è fiero di me.
Con profonda stima e riverenza,

F.
»

Egregio Dott. Friedrich, ancor prima di prendere la Bibbia per trovare la giusta ispirazione, mi sento in dovere morale come Cristiano, ma anche semplicemente come Uomo, di prendere le distanze da ciò che Lei ha scritto.
La mia coscienza mi impone di farlo non tanto nei confronti di me stesso, ma quanto nel rispetto dei lettori di Risposte Cristiane e soprattutto della Storia, così spesso messa a repentaglio dal propagare di ideologie ardite ed impulsive come quella che Lei va promulgando.

Voglio cominciare raccontandole la storia di un boscaiolo montanaro che partì, lasciando una bambina piccola ed una giovane moglie, per andare a combattere da partigiano sui monti, e sacrificò la propria vita per gli ideali di fratellanza ed uguaglianza nei quali tanto credeva, per fare in modo che le future generazioni potessero giovare del suo dono più prezioso, la libertà. Ebbene, quel giovanotto che ho potuto solo veder impresso in una vecchia, grigia foto sbiadita, era la buon Anima di mio nonno David, Dio l’abbia sempre in Gloria. 
E se Lei può ora permettersi di esprimere la Sua opinione, è anche grazie a lui.
Stento a credere che ad oggi, alla luce della Storia, ci possa ancora esser qualcuno che osi un paragone tanto avventato, mi è inconcepibile pensare che la figura di Erich Priebke possa essere anche lontanamente accostata a quella di Disma. 
Uno è uno sporco malfattore, un farabutto, un malvagio criminale, l’altro invece è un valoroso militare, un eroe romantico che si è battuto con vigore per i suoi ideali, seppur alcuni di questi fossero più o meno discutibili.

Per carità, non è mio compito disquisire di politica e non ho neanche le competenze per farlo; il mio sforzo è indirizzato soltanto sul veicolare il messaggio di Cristo alle genti, perciò è soltanto verso il lato Cristiano di Priebke, che vorrei l’attenzione di tutti si focalizzasse, a prescindere dal fatto che la sua figura possa risultare antipatica a qualcuno.

Forse non tutti sanno che, fin da ragazzo, Erich Priebke fu devoto ai Santissimi Burcardo di Würzburg e Adolfo di Osnabrück, autore certificato quest’ultimo, di una sua miracolosa guarigione da una paralisi al braccio destro che gravemente lo affliggeva. Inoltre, quando visse da rifugiato e latitante in Alto Adige a Sterzing Vitipeno, e parliamo del periodo tra il 1947 ed il 1948, fu battezzato secondo il Rito Cattolico grazie alla solerte e tacita opera di due coraggiosi preti altoatesini, Johann Corradini e Franz Pobitzer, ma soprattutto grazie all'intervento del Vicario Generale della Diocesi di Bressanone, Alois Pompanin, che avendolo già in simpatia, gli diede aiuto nell'ottenimento dei documenti falsi d’identità e nella fuga liberatoria verso l’Argentina, (terra natia tra l’altro del vicario di Dio in terra, Papa Francesco, che noi tutti amiamo ed adoriamo).

Ma come è giusto che sia, dopo l’ora di Storia, c’è anche quella di Religione, per cui apriamo la Sacra Bibbia e leggiamo:

1 Samuele 15:3
Va' dunque e colpisci Amalek e vota allo sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini. 

È evidente quanto le carneficine e le stragi di massa siano sempre state veicoli di manifestazione Divina, efficaci sia per arginare i propri avversari che al tempo stesso, assicurargli misericordiosamente un posto in Paradiso.

Può sembrare controintuitivo il fatto che ad un nemico venga reso il sommo beneficio della beatitudine eterna, eppure non dobbiamo dimenticare che Nostro Signore ha detto:

Matteo 5:44 
ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori

Peccato che questo insegnamento venga messo in pratica così di rado, e molti al giorno d’oggi non hanno ancora imparato ad amare Priebke, anzi lo odiano e spinti da una disumana bramosia di vendetta, si rompono al più bieco dei sentimenti di malvagità e spietatezza, contravvenendo al principio Cristiano enunciato dall'Evangelista Matteo.
Ama il tuo prossimo ed amalo ancor di più se ti è nemico, questo è il precetto da seguire.

Non è arrischiato supporre, alla luce di quanto abbiamo visto, che Erich Priebke non sia stato altro che un mero strumento nelle capienti mani dell'Onnipotente, e che si limitò a compiere le Sue improrogabili Volontà, avvicinando a Sé molte e molte persone sofferenti, ridotte in miseria e debilitate da guerra e carestia.

Chissà se la condotta di Priebke non rivelasse in realtà una forma estrema d’amore. 

Mal incanalata, per carità, ma verosimilmente spinta dalla volontà di fare il bene supremo, ovvero donare il Paradiso.

Ecco perché da anni esorto i parenti degli interessati dal genocidio, a vincere una volta per tutte la tristezza e l’avvilimento che li lega al mondo terreno e gioire della dipartita dei propri cari, che hanno guadagnato anticipatamente e senza sforzi, un posto a sedere alla destra del Signore, mentre a noi attende ancora una lunga vita di impegno e redenzione, nella quale le uniche flebili speranze sono le poche malattie incurabili rimaste, che sempre più difficilmente, ed in maniera disordinata, ci fanno guadagnare il Regno dei Cieli. 

Esodo 17:13

Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo passandoli poi a fil di spada. 14 Allora il Signore disse a Mosè: «Scrivi questo per ricordo nel libro e mettilo negli orecchi di Giosuè: io cancellerò del tutto la memoria di Amalek sotto il cielo!

Ecco un altro esempio di come i fatti avvenuti duemila anni or sono, si fondano e si incastrino perfettamente mostrando la ciclicità della Storia, che vede mutare i personaggi ma non la presenza di Dio e degli strumenti attuativi della Sua volontà. 

Da fil di spada a raffiche di MP40 dunque, la storia dei nemici del Cristianesimo è sempre la medesima, ed è accomunata dalla sconfitta definitiva.

Esempio di raro equilibrio e coerenza, Erich Priebke sostenne con fierezza ed alterigia le proprie opinioni, e si batté incessantemente contro quella sparuta cerchia di detrattori che, a costo di gettar discredito sulla sua persona, malignante si sforzava d’ignorare che il Comandante, essendo gerarchicamente subordinato, era indotto suo malgrado ad eseguire irreprensibilmente le direttive impartitegli senza alcuna possibilità di critica, il ché rendeva evidente il fatto che egli non agiva affatto di sua sponte, ma era vincolato da obbligo.

Anche i più stolidi scettici saranno ben lieti di verificare ciò, informandosi circa il cosiddetto “Esperimento Milgram”, un rigoroso test psicologico condotto in laboratorio, che dimostra incontrovertibilmente quanto l’uomo, in ambiente fortemente gerarchizzato capace d’indurre in soggezione, riesca ad anestetizzare inconsapevolmente i propri sensi ed a indirizzare sé stesso verso un catartico stato di quiescenza della propria consapevolezza, divenendo né più né meno uno strumento d’attuazione degli ordini, senza più alcuna capacità di discernere il bene ed il male.

Questo è l'aspetto principale che manifesta l’innocenza di Priebke, ma questi aspetti di così poco conto, è bene che interessino soltanto studiosi di Storia o delle scienze politiche, ambiti che, come già detto, esulano dalle nostre competenze di Illuminati Cristiani. Proprio perché Cristiano, serenamente mi sento di paragonare questa vicenda ad una celebre storia Abramitica, per l’esattezza quella in cui per la prima volta Dio esige un olocausto in suo onore, seppur qui formato da uno solo individuo anziché da alcuni milioni. Ma quell'individuo, badate bene, era nientemeno che Isacco, l’amato primogenito di Abramo, il cui valore umano resta incommensurabilmente superiore a quello di tutte le vittime interessate da olocausto susseguitesi nel corso della Storia.

Genesi 22: 1 Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». 2 Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». 3 Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. 4 Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. 5 Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». 6 Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due insieme. 7 Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?». 8 Abramo rispose: «Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutt'e due insieme; 9 così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna. 10 Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. 11 Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». 12 L'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio». 13 Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. 14 Abramo chiamò quel luogo: «Il Signore provvede», perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore provvede». 15 Poi l'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta 16 e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, 17 io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici.18 Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce.

Sacrificare i propri cari mediante olocausto.

Anche Priebke ebbe il coraggio di scegliere questa modalità per dimostrare il suo amore per Dio.

Mi trovo a concordare con Lei sul fatto che è umanamente vergognoso negare i funerali Canonici ad un fedele Cristiano, a prescindere dai sui trascorsi. Mi ricordo che un dibattito simile prese luogo nel 1990, al momento delle esequie del cattolicissimo Enrico De Pedis, il Renatino della Banda della Magliana, reo di misfatti ben più gravi di quelli commessi da Erich Priebke. La disputa fu accesa, ma la Chiesa di allora, ben più risoluta e determinata di quella odierna, riuscì ad ottenere una degna sepoltura all’interno della Basilica di Sant’Apollinare in Roma, purtroppo profanata nel 2012.

Capisco che si possa rimaner delusi dall'attuale atteggiamento accondiscendente e lassista di Sacra Romana Chiesa, d'altronde nessuno avrebbe preventivato una tale passività nel recepire sommessamente le direttive del questore e del prefetto di Roma, senza sollevare la benché minima protesta per far valere le proprie giuste ragioni.

Se mi è consentita un opinione ardita, io attribuisco questa deriva di intenti all'indulgente e permissivo Papa Francesco, che forse un po’ ingenuamente, cerca di non urtare la sensibilità di quella parte minoritaria che crede in buonafede, ma che in realtà è sospinta da moventi immorali, non avendo altro motivo di rivangare il passato, fuorché quello economico degli indennizzi di guerra.

Non metto indubbio che il beneamato Santo Padre sia mosso da nobili intenti, ma a dirla tutta, io comincio ad essere nostalgico. Ebbene sì, non proferirei menzogna se volessi esternare la mia nostalgia per Papa Benedetto XVI, il cui carattere rigoroso ed altero, unito alla sua germanica precisione nel far rispettare la Tradizione, è stata per molti anni una roccaforte del Cristianesimo, un faro di speranza per il futuro, il cui bagliore ora sembra essere sempre più flebile.

L’aspetto più avvilente di tutta questa storia, è che le richieste dei generosi cittadini romani, che a gran voce ne hanno chiesto la sepoltura Canonica, sono state bellamente ignorate. Pur non essendo io romano, pur essendo nato in grembo alla imperturbabile Svizzera, mi sono sempre sentito vicino a questo popolo di instancabili fedeli, che vuole passare oltre, che vuole perdonare, che vuole Amare. A riprova del fatto che proprio questa città imparò fin da subito ad amarlo in Cristo, possiamo ricordare il tempo in cui, nel 2007, il Comandante fu amorevolmente accolto a scontare gli arresti domiciliari nel Convento Francescano di San Bonaventura in Frascati (RM), ambiente che, si seppe soltanto dopo, teneva molto a cuore, tanto da intrattenere una fitta corrispondenza con alcuni dei frati che lo avevano preso a ben volere.

Per giunta, nel 2007, gli venne data anche l’opportunità di svolgere una mansione utile all'umanità, quando fu assunto come assistente in un prestigioso studio d’avvocatura in Roma, ed ottenne, per merito delle sue apprezzabili competenze, un permesso premio per recarvisi ogni mattina.

Voglio volgere infine un pensiero a tutte quelle vittime il cui unico errore fu di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, e pregare per coloro, immagino le immediate prime file, che non fecero in tempo a chiedere perdono alla Vergine Maria e furono portati via dalle raffiche al piombo dei fucili mitragliatori. 

Il Catechismo ci insegna che chi muore prima di confessarsi è destinato all'Inferno, ma noi speriamo che Satana abbia compassione delle povere anime finite nelle Fosse Ardeatine e che riservi a queste una pena più mite degli altri dannati.

Per concludere, una preghiera anche per Erich Priebke, sul cui ruolo politico seguito nel non pronunciarmi, che ha saputo confessarsi in tempo e guadagnare il tanto agognato Paradiso.

D'altronde per campare cento anni, la stima del Padreterno la si deve pur avere.

Nella speranza d’aver soddisfatto esaustivamente i Suoi quesiti, e soprattutto d’aver stemperato il Suo animo ardimentoso, porgo le mie più sentite Benedizioni.

Sieg Heiliger Geist, bruder Friedrich!

Girolamo