«Egregio sig. Joseph,
sono un fedele da poco rientrato nel gregge di Cristo dopo anni di traviamento e di vita dissoluta. Da ragazzo, reso cieco dal Diavolo, avevo grossi dubbi sulla verità di ciò che mi veniva insegnato a scuola e in chiesa e questo mi condusse a cadere nel peccato e nell'eresia. Per anni sono rimasto accecato, ma lo Spirito Santo mi ha fatto iniziare un percorso di riflessione che mi ha condotto a riabbracciare la fede. Mi sono quindi iscritto al catechismo per poter ricevere il sacramento della Cresima, che tanto sdegnosamente rifiutai nella mia fanciullezza, e ho allo stesso tempo iniziato a seguire un po' del vasto mondo dei siti cattolici, di cui ritengo il vs. blog una delle punte di diamante. Le devo però confessare che continuo a nutrire sentimenti che non sono di pura e inturbata contemplazione nei confronti dei passi più oscuri dell'unica e vera Dottrina. In particolare, nei più oscuri recessi del mio limitato intelletto si insinuano alle volte dei dubbi sul dogma della perpetua verginità di Maria. In effetti, non ho nessun problema a "visualizzare" come Maria sia rimasta vergine dopo il parto, con intercessione divina. Ma di fronte alla verità che la Vergine è restata tale anche durante il parto, la mia intuizione vacilla. Inizialmente pensavo ad un caso di utero didelfo, ma riflettendoci non mi sembra possibile che l'Immacolata avesse questa sorta di imperfezioni. Il parroco della mia cittadina mi ha detto che i dogmi vanno accolti così come sono, e che la loro verità ci sarà chiara nei dettagli quando saremo nell'altra vita. Ciononostante capire adesso la meccanica che ha reso possibile la perpetua verginità della Madonna mi darebbe un granda aiuto dal punto di vista spirituale. Per questo, mi piacerebbe una spiegazione in parole povere del significato fisico di questo dogma. Con affetto,
Gerardo»
Caro Gerardo, lasciami prima di tutto esprimere tutta la mia contentezza di fronte a storie come la tua, che provano come non sia mai troppo tardi per aprire il proprio cuore a Dio.
I nove dogmi della dottrina cattolica dovrebbero essere un pilastro nella vita di ogni fedele, ma purtroppo è diffusa tra i non specialisti una deprimente ignoranza al loro riguardo. Questo è probabilmente dovuto al loro carattere controintuitivo, che rende ardua la missione dei catechisti di annunciarli universalmente. Sovente, a causa della loro tradizionale formulazione oscura, i dogmi vengono addirittura presentati come qualcosa di intrinsecamente ineffabile, da conoscere senza poter sperare di capire. Sebbene abbia avuto periodi di relativa fortuna all'interno della didattica religiosa, questa concezione misterica della verità è del tutto in antitesi con lo spirito della nostra religione, per la quale, usando le parole dell'angelico dottore Tommaso d'Aquino, fede e ragione hanno lo stesso scopo, che è quello di arrivare a comprendere la Rivelazione divina.
È di fondamentale importanza per i catecumeni capire fino in fondo quello in cui credono. La necessità di rendere più chiaro l'insegnamento della dottrina cristiana, rendendo la materia più stimolante e coinvolgente per gli studenti, fu sentita soprattutto negli Stati Uniti, dove la revisione della didattica religiosa fu curata, negli anni '50 e '60, direttamente dal TSSC (Theological Science Study Committee). Il materiale didattico realizzato dal TSSC, che consulto fin dai miei studi giovanili, rimane a mio avviso ancora oggi una delle migliori e più accessibili trattazioni sull'argomento. È in questo spirito che cercherò di esplicitare la natura del parto verginale di Nostra Signora.
Veniamo adunque al dogma che ci interessa. Il suo enunciato preciso è, secondo gli atti del Concilio Lateranense del 649:
la santa Madre di Dio sempre vergine immacolata Maria [...] ha concepito senza seme per opera dello Spirito Santo e ha partorito senza corruzione, permanendo indissolubile anche dopo parto la sua verginità
(D. 256 [DS. 503])
Tu mi dici di non avere problemi nella comprensione della verginità di Maria dopo il parto, cosicché in questa mia risposta cercherò di analizzare la sua perpetua verginità prima e durante il parto, nella speranza di esserti di aiuto nel tuo percorso spirituale, cosa che mi riempirebbe di gioia.
Essendo gli avvenimenti in esame universalmente noti, tralascerò di citare per filo e per segno tutti i passi delle Scritture che li narrano. Resta però inteso che le fonti in uso sono i vangeli canonici secondo Luca e secondo Matteo, i due che raccontano della nascita del Messia.
La verginità mariana antecedente al parto non si rivela solitamente un concetto ostico. Al momento dell'Annunciazione, Maria era fidanzata, ma non ancora maritata con San Giuseppe. Era pertanto ancora vergine, come si richiede a tutti prima del loro matrimonio. L'Immacolata fu indi resa incinta dallo Spirito Santo, che in quanto entità incorporea non ha avuto alcun bisogno di lacerare il suo Venerabile Imene per dare inizio alla gestazione del Cristo. Tantopiù che, come precisato da papa Pio XI nell'enciclica Lux Veritatis, Maria diventò gravida nell'istante in cui ebbe finito di pronunciare le sue celebri parole di accettazione del disegno del Signore. Lo Spirito agì quindi mediante la bocca della Vergine, e non attraverso il canale vaginale. Fu a tutti gli effetti una fecondazione eterologa: Maria fu inseminata da Dio in persona, e non dal suo futuro sposo; e Cristo nascerà con una codominante natura divina oltre che umana. Questo spiega l'altrimenti poco giustificata avversione del Magistero della Chiesa nei confronti della procreazione assistita: la Chiesa non è contraria alla procreazione assistita in sè, ma alla superbia umana che vorrebbe rendersi uguale a Dio, utilizzando secolarmente la tecnica di cui Egli si servì per portare a compimento uno dei punti cardine del suo Progetto per l'umanità. Essa fa pertanto più che bene a condannare questa estrema forma di presunzione, la stessa che fu alla base del peccato originale.
Parlando di peccato originale, non si può non fare menzione di un altro importante dogma mariano, l'Immacolata Concezione. Maria, unica fra i discendenti di Adamo, nacque senza la colpa che tutti noi ci portiamo dietro a causa del gesto sconsiderato di disobbedienza che i nostri più lontani antenati compirono. Questo ha fatto ipotizzare che anche nell'anatomia mariana vi fossero delle peculiarità, per adattare il suo organismo all'oneroso compito di portare in grembo per nove mesi ciò che l'intero universo non poteva contenere. Non però un utero didelfo, mio caro buon Gerardo: in quel caso, uno dei due imeni si sarebbe comunque lacerato, mentre la verginità di Maria è completa e perfettissima.
Per capire come sia stato possibile il parto verginale della Madonna, è utile esaminare il modo con cui la stessa ha iniziato a svilupparsi. Dio diede vita ad Adamo soffiandogli nelle narici, e continua a somministrare il Suo alito a tutti i nuovi membri della stirpe umana, via via che essi vengono al mondo. Si tenga presente che i termini "anima" e "soffio divino", per quanto affini, indicano due concetti differenti: per dare un'idea della loro relazione, si potrebbe dire che l'anima è come l'aria, e il soffio divino è come il vento che la scuote, l'attiva e la fa tendere verso una direzione (per chi possiede gli strumenti spiritodinamici: nella consueta modellizzazione di Navier-Stokes per i moti dell'anima, il soffio divino è visto come un impulso che sposta lo stato del flusso di coscienza dall'Attrattore Terreno - pressochè puntiforme - all'Attrattore Celeste aureoliforme, che come il nome suggerisce è convenzionalmente situato molto più in alto nello spazio delle fasi dell'anima. Se tutto va bene, l'anima resterà per sempre in questa fase, senza cadere nelle insidie dei caotici Attrattori Infernali).
Il soffio divino dura solo un istante, ma farà sentire i suoi effetti per l'eternità. È importante notare che, per poter soffiare qualcosa all'interno di qualcuno, quel qualcuno deve essere provvisto di un interno, ovvero di un celoma. È il Signore stesso che, intorno al quindicesimo giorno di vita, agisce personalmente sul bambino facendo ripiegare le sue cellule, che stavano fino ad allora crescendo in forma sferica, in modo da creare la cavità che costituirà l'interno del suo corpo. Questo piccolo (ma soltanto nelle dimensioni) e quotidiano miracolo viene chiamato, adottando la parola latina gastrula che vuol dire "cavità", la Santa Gastrulazione.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno. (Salmi 138, 16)
Questo toccante passo biblico, che mostra il coinvolgimento divino fin dai primi stadi della vita di un uomo, dovrebbe mettere a tacere i fautori di forme legalizzate di omicidio come l'aborto e la contraccezione post-coitale. È molto triste vedere che persino alcune persone per altri aspetti autenticamente religiose sono titubanti dinanzi al classico dilemma pedagogico che chiede chi sia preferibile salvare tra due embrioni e un uomo adulto: sembra un'ovvietà, ma purtroppo non tutti hanno chiaro che è il numero di anime che conta, e non il peso complessivo.
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| Durante la Santa Gastrulazione, la giovane persona accoglie in sè la potenza benevola del Signore, che soffia e sommuove la sua anima. |
Ora che il corpo del piccolo è pronto ad accogliere il Soffio, l'Onnipotente alita all'interno dell'apertura che vedete in figura, e che viene detta blastoporo. In tal modo infonde nell'anima (o nelle anime, nei casi di mosaicismo) lo sconvolgimento spirituale che renderà innata e permanente la tendenza della persona che sta crescendo verso il cielo.
Anche negli animali si verificano meccanismi simili di ripiegamento delle cellule, anche se non mediati volta per volta dal Signore. I biologi, non senza generare un bel po' di confusione, chiamano anche questi processi "gastrulazione"; ma occorre sempre ricordare che la gastrulazione nell'uomo è una cosa moto diversa dalle "gastrulazioni" degli animali. A livello morfologico i due fenomeni sono spesso analoghi, ma l'essere umano possiede un'anima e ha, a differenza degli animali, la consapevolezza dell'esistenza della gastrulazione, elevandola a nobile fenomeno di crescita interiore oltre che esteriore.
Questo primo, accennato buco che viene a formarsi nell'animale da poco concepito deve, ovviamente, avere una destinazione nel disegno finito del corpo. Nel creare i vari esseri viventi, Dio non ha seguito un modello ispiratore univoco riguardo a ciò. In artropodi, millepiedi, vermi, molluschi, ed in tantissimi altri animali inferiori la Divinità ha destinato il blastoporo a svolgere, nell'organismo sviluppato, la funzione di bocca. Tutti questi animali sono chiamati protostomi, perché in essi la bocca si forma per prima.
Ogni cosa che brulica sulla terra è un abominio; non se ne mangerà. Di tutti gli animali che brulicano sulla terra non ne mangerete alcuno che strisci sul ventre o cammini con quattro piedi o con molti piedi, poiché sono un abominio. Non rendete le vostre persone abominevoli mediante alcuno di questi animali che strisciano; e non vi rendete impuri per loro mezzo,
in guisa da rimaner così contaminati. (Levitico 11, 41-43)
I protostomi sono indicati da Dio come degli esseri indegni ed impuri, ed Egli ha pensato per gli animali che si trovano alla sommità della gerarchia ad un'altra destinazione per il blastoporo. In questi animali, chiamati deuterostomi, il foro originario della gastrulazione svolge la funzione di altra estremità dell'apparato digerente.
Anche nell'uomo, la più nobile fra tutte le creature, lo spiraglio da cui irrompe il soffio divino dà origine all'ano, imperciocché così dicono le istruzioni genetiche donateci dal Padre all'inizio dei tempi. Difatti, sebbene non sia molto chiaro di cosa si stia parlando quando si parla dell'embriologia di Adamo ed Eva, nella comunità teologica vi è ormai un sostanziale accordo nel postulare che essi fossero, in un certo qual senso ontologico profondo, deuterostomi. Nella sequenza di basi azotate che il Creatore plasmò dall'argilla in ogni cellula di Adamo vi erano già le istruzioni per uno sviluppo di tipo deuterostomico e, sebbene tali geni non servirono a nulla nel primo uomo, trovarono la loro espressione e il compimento del loro destino nella sua discendenza.
L'originaria deuterostomietà fu trasmessa quindi anche alla Regina della Pace, in al più un'ottantina di generazioni, di modo che anche lei assegnasse la funzione anale al Suo santissimo blastoporo.
Adunque, abbiamo ora tutte le premesse per comprendere in maniera soddisfacente la meccanica che consentì alla Vergine di restare tale anche durante il parto. Cristo non venne certamente alla luce attraverso la sacra Vagina della Madonna, perché così facendo avrebbe inficiato la verginità della madre. Quest'ultima, essendo stata predestinata e concepita dal Disegno Divino come colei che avrebbe dovuto supportare col suo utero la discesa in terra del Salvatore, aveva certamente un'anatomia speciale che consentisse la piena realizzazione del progetto della Nuova Alleanza senza che ciò inficiasse in nessun modo le sue virtù: nello specifico, la possibilità di mettere al mondo un bambino usando altre strade rispetto alla tradizionale via vaginale. L'apertura orale, trovandosi più in alto dell'utero, avrebbe rappresentato una soluzione ardua e per questo è inverosimile che sia stata presa in considerazione dal Sommo Geniere che è Dio; ma non è questo il motivo principale per cui Egli preferì al parto orale un'altra strada. Quale infatti uscita migliore per colui che dovrà suggellare un nuovo patto con tutta l'umanità, se non l'orifizio primigenio dal quale ognuno di noi riceve in principio il suo rivolo dell'Alito dell'Onnipotente? Il parto di Maria fu verginale ed indolore, e si estrinsecò attraverso la beata via rettale della Stessa, e alfine attraverso il suo Santo Ano.
In questo, alcuni hanno anche visto una prefigurazione dell'eucaristia, in quanto il suo stato di grazia ebbe origine tramite la sua bocca e, attraverso le sue caste Interiora, fuoriscì infine dal suo ano.
Un kiloJesus di benedittanza a tutti,
Joseph