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mercoledì 14 maggio 2014

Miracolo eucaristico

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Gent.mo Sig. Esegeta Zaccaria,
desidero portare alla sua attenzione un fatto portentoso e direi quasi miracoloso che mi è recentemente accaduto, chiedendo a lei di spiegarmi il significato mistico di tale accadimento.
Premetto che sono un anziano, educato nella Fede cristiana, che ho sempre seguito con fervore secondo gli insegnamenti ricevuti da bambino. Ai miei tempi era prescritto che ci si accostasse alla Santa Eucaristia digiuni almeno dalla mezzanotte precedente, e io ho fatto sempre così, anche quando la prescrizione è stata ridotta prima a tre ore, e poi soltanto ad un'ora di digiuno (in cibo e bevande) prima di ricevere il Sacramento.
Inoltre ho sempre badato bene di essere in stato di Grazia prima di ricevere il Corpo di Gesù, con una confessione completa eseguita subito prima della Comunione.
Ma quello che è successo il giorno di Pasqua è stato veramente insolito. Come detto, sono andato alla funzione della mattina digiuno dalla sera precedente: questa è la mia regola per rispetto del Sacramento. Mentre di solito frequento la messa delle otto, quella mattina sono andato alla messa solenne delle 10:30. Confesso che sentivo un languorino e il mio stomaco mi dava come dei crampetti, sia perché vuoto, sia perché stimolato dall'aspettativa del pranzo pasquale, che avrei consumato a casa dei miei figli, dove dal primo mattino un agnello grassottello girava sullo spiedo, per non parlare delle altre prelibatezze che sarebbero state portate in tavola. Non riuscivo a togliermi dalla mente la visione delle lasagne al forno, delle costolette d'agnello, delle fette di porchetta, il tutto annaffiato da un rosso Quercia Antica Lacrima di Morro D'Alba vinificato in acciaio.
Fatto sta, che quando il mio parroco Don Gaudenzio della parrocchia di S. Maria Nascente mi ha dato la particola in bocca (lui la dà soltanto in bocca, qui da noi non ha attecchito la pessima usanza di darla in mano) ho sentito un gusto diverso dal solito: non sembrava una particola di pane, ma una fettina di lonza, scottata e girata sulla piastra, tal quale.
Dominando a stento la meraviglia, ho inghiottito la particola e mi sono subito raccolto in preghiera, inginocchiato a capo chino. Il sapore di carne persisteva, intenso e gradevole. Ringraziai in cuor mio Gesù di avermi dato quel Segno, di cui tuttavia non comprendevo il significato.
Così, dopo alcuni giorni di meditazione su questo episodio, mi sono deciso a scrivere a lei, perché un mio conoscente la stima come il miglior esegeta presente su internet. Confido nella sua sapienza.
Che Gesù la benedica, suo
Ignazio
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Caro Ignazio, devoto fratello in Cristo,
sono commosso della fiducia che mi manifesti, e spero vivamente di essere all'altezza delle tue attese.
Dunque, prima di tutto permettimi di sottolineare quanto lodevole sia il tuo comportamento nei riguardi della Santa Eucaristia. Troppo spesso oggi questo sacramento viene somministrato e ricevuto con leggerezza eccessiva. Bisogna invece osservare una serie di prescrizioni, tra le quali il digiuno almeno dalla mezzanotte precedente è un requisito essenziale. È impensabile infatti far transitare il Corpo di Cristo nel proprio stomaco assieme alle trenette al pesto o a qualsiasi altra pietanza. È un sacrilegio.
E forse è proprio per premiare questa tua scrupolosa osservanza, che Gesù ha voluto darti un segno, manifestandosi attraverso un raro miracolo.
La cronaca infatti riporta di altri casi in cui la particola consacrata si è trasformata in corpo divino non solo nella sua sostanza, ma anche in accidenti, cioè nelle caratteristiche organolettiche della carne. Il sapore che tu hai avvertito, è quello della Vera Carne di Gesù.

Spiego meglio questi concetti.

"Sostanza" può indicare tanto la realtà effettiva e concreta cioè singolare (la "sostanza prima" della terminologia aristotelica), quanto l'essenza, sia nella sua struttura metafisica come nel suo contenuto nozionale e logico ("sostanza seconda"; cfr. Cat., 5, 2 a 11 sgg.), o anche il "questo" particolare  e il "cos'è" (Met., VIII, I, 1028 a II).
Per sostanza s'intende quindi il modo "principale" di essere, e quindi la prima categoria del reale, fondamento, causa e sostrato degli accidenti sia propri come comuni. Perciò il significato di "soggetto" o "sostrato" varia per quanti sono i modi della sostanza stessa nell'ordine logico o reale ovvero:
  1. in quanto la sostanza è realtà principale che sostenta gli accidenti la si dice allora in senso stretto (Met., VIII, 3, 1028 b 34);
  2. lo stesso soggetto ultimo o materia prima;
  3. nell'ordine logico l'universale che è la specie e il genere;
  4. la sostanza è la realtà in atto che si può indicare come l'essenza in sé completa: sintesi, nell'ente corporeo, di materia e forma (Met., VIII, 3, 1033 b 1);
  5. il singolare sussistere che è la sostanza di pieno diritto nella quale si attua il reale nelle sue varie forme.

Materia e forma quindi nella struttura della sostanza non si trovano con parità di diritti, ma la forma domina la materia e l'attira nel suo grado ontologico: Unumquodque ponitur in sua specie per formam... (S. Tommaso, In VII Met., lect. II, n. 1531; cfr. Sum. Theol., I, q. 85, a. 1 ad 2).
Nella struttura metafisica dell'essenza corporea, forma e materia (anima e corpo) sono come il concavo e il convesso e non due elementi che esigono un "principio intermedio" di collegamento. Quest'ultima concezione tradisce un dualismo che concepisce separatamente i due principi e, infine, l'incomprensione della metafisica dell'atto e della potenza: Ultima materia, quae scilicet est appropriata ad formam, et ipsa forma, sunt idem. Aliud enim eorum est sicut potentia, aliud sicut actus.... Et sic non oportet ea uniri per aliquod vinculum. (In VIII Met., lect. 5, n. 1767).
La metafisica tomista elaborò il concetto di sostanza secondo il principio della "emergenza dell'atto" (Met., IX, 8, 1049 b 5; cfr. De an., II, 4, 415 a 18). La sostanza materiale ottiene la sua attualità e consistenza ontologica dalla forma (Quod1. I, q. IV, a. 6; cfr. Arist., De an., II, 4, 415 b 13). Di conseguenza le sostanze spirituali, che sono forme semplici senza materia, sono più perfette e consistenti delle sostanze materiali e perciò sono dette forme sussistenti o separate, e come tali sono più vicine a Dio che è l'essere puro sussistente (cfr. De spir. creat., a. I).
Allora nella struttura ontologica della sostanza, col crescere della "sussistenza" diminuisce la ragione di soggetto o recettività rispetto agli accidenti; questi nelle sostanze spirituali sono ridotti alle sole qualità e attuazioni dell'intelletto e della volontà, mentre Dio è l'atto puro, pienezza di perfezione nell'assoluta semplicità.
In Spinoza la "sostanza" esprime la sufficienza assoluta che comporta l'unità metafisica del reale nell'identità dei modi e attributi (estensione e pensiero, intelletto e volontà): Per substantiam intellígo id quod in se est et per se concipitur: hoc est id cuius conceptus non indiget conceptu alterius rei, a quo formari debeat (Ethica, ed. Gentile, Bari 1933, p. 3).
Infine, nella metafisica della trascendenza la sostanza ha un fondamento assoluto nella "forma" che struttura il singolo nel tempo e nello spazio e la forma a sua volta si fonda nell'intelletto divino da cui ogni essenza trae la prima origine.
"Accidente", dal latino "accidens" ossia ciò che sopravviene o si aggiunge, è un termine che distingue nell'ente empirico l'elemento mutevole da quello sempre identico a sé stesso, cioè la sostanza. Secondo la definizione aristotelica, è da considerare accidente tutto ciò che accompagna la sostanza e la qualifica o ne segna il divenire. La sostanza ha un proprio atto di essere e pertanto sussiste in se stessa, mentre l'accidente deriva il proprio atto d'essere dalla sostanza alla quale inerisce. Secondo la classificazione di Aristotele, tutte le sostanze materiali sono accompagnate da nove accidenti principali: qualità, quantità ("estesa", cioè spazio, e "discreta", cioè numero), azione, relazione, passione, luogo ("dove"), tempo ("quando"), situazione e abito (rivestimento o possesso).

Vediamo adesso quali casi analoghi al tuo si sono manifestati. 

Il più antico miracolo eucaristico che si ricordi è quello di Lanciano, accaduto nella prima metà dell'VIII secolo: mentre un sacerdote stava celebrando messa, al momento della consacrazione, l'ostia e il vino si trasformarono in carne e sangue.
Ecco cosa accadde in dettaglio. Un giorno, mentre un monaco stava celebrando la messa nella chiesa dei santi Legonziano e Domiziano a Lanciano, venne colto dal dubbio circa la reale presenza o meno di Gesù nell'ostia e nel vino. Le fonti dell'epoca non hanno tramandato l'identità del sacerdote, specificando solo che si trattava di un religioso di rito bizantino appartenente all'ordine dei basiliani. Pronunciate le parole della consacrazione, l'ostia si trasformò in un pezzo di carne sanguinante, mentre il vino si tramutò in sangue, che successivamente si coagulò in cinque grumi di diverse dimensioni. Il sacerdote allora diede notizia ai fedeli presenti in chiesa di ciò che era accaduto.
La sacra reliquia eucaristica di Lanciano
La realtà del miracolo è testimoniata dalle analisi scientifiche eseguite in tempi recenti. Per la precisione, nel novembre del 1970, dietro richiesta dell'arcivescovo di Lanciano Pacifico Maria Luigi Perantoni e del superiore provinciale dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali della regione Abruzzo, padre Bruno Luciani, i frati francescani di Lanciano, possessori delle reliquie, decisero, con l'autorizzazione del Vaticano, di farle sottoporre ad analisi medico-scientifiche. Il compito venne affidato al dottor Odoardo Linoli, primario del laboratorio di analisi cliniche e di anatomia patologica dell'ospedale di Arezzo e ordinario di anatomia, istologia, chimica e microscopia clinica, e al dottor Ruggero Bertelli, ordinario di anatomia all'Università degli Studi di Siena. Gli scienziati hanno confermato che l'ostia è composta da un pezzo di cuore umano, e che il sangue è umano, del gruppo AB+ (questo era il gruppo sanguigno di Gesù).
I più recenti miracoli eucaristici sono accaduti a Buenos Aires a partire dal 1992, lo stesso mese e anno in cui papa Francesco venne nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires. Gli eventi accadero nella chiesa parrocchiale di Santa Maria nel centro di Buenos Aires: il 1° maggio 1992, un venerdì, due pezzi di Ostia vennero rinvenuti sul corporale del tabernacolo e su indicazione del parroco, padre Alejandro Pezet, messi in un recipiente d'acqua posto poi nel tabernacolo, così come prescrive la prassi in questi casi. Nonostante il passare dei giorni, le particole non si disciolsero e venerdì 8 maggio 1992 i due frammenti avevano assunto un colore rosso sangue. Domenica 10 maggio 1992, durante la messa serale si formarono delle gocce di sangue anche sulla patena, il piattino su cui si pone l'ostia. Il sangue venne fatto analizzare da un medico locale e da alcuni ematologi, e si rilevò essere sangue umano.
Dopo questi segni, il 15 agosto 1996 durante la Messa della festa dell’Assunzione di Maria, finita la distribuzione della Comunione, una donna si avvicinò a padre Pezet dicendogli di aver trovato un'Ostia sul retro della chiesa. Il sacerdote, seguendo ancora una volta la prassi, la mise in una ciotola di acqua perché si sciogliesse, riponendo il tutto nel tabernacolo. Pochi giorni dopo, il 26 agosto 1996 si vide che la particola, anziché dissolversi, si era trasformata in un frammento di carne sanguinosa. Della metamorfosi della particola venne informato direttamente l’arcivescovo Quarracino e il vescovo ausiliare Bergoglio, futuro pontefice.
Le ostie miracolose di Buenos Aires
Successive analisi scientifiche sulle ostie consacrate hanno permesso di accertare che il tessuto sanguinante proviene da un cuore umano e che il gruppo sanguigno è, come si poteva prevedere, AB+. Dunque anche queste ostie si trasformarono nella Vera Carne di Gesù.
Ora, è evidente che il santo Padre Francesco, già testimone di rari e preziosi miracoli eucaristici, venuto qui in Italia ha portato con sé e continua ad emanare quella misteriosa aura santificante capace di indurre la manifestazione di altri simili miracoli.
Sono sicuro che a questo punto, caro Ignazio, comprenderai l'importanza e la grandiosità del miracolo a cui hai partecipato. Forse sei il primo ad aver assaggiato la Vera Carne di Gesù. La tua testimonianza è perciò estremamente preziosa, e dovrebbe avere la massima diffusione, per la maggior gloria di Dio. Dunque non esitare e parlane subito con il tuo parroco Don Gaudenzio: bisogna che a questo nuovo miracolo venga data la massima pubblicità. Oggi finalmente sappiamo qual'è la Vera Sostanza di Dio: non lombatina di vitello, non costata di angus, e neppure braciola di agnello, come sarebbe stato più logico aspettarsi. Si tratta invece di fettina di lonza, gustosa, saporita, anche nutriente. Si conferma così come l'eucaristia sia davvero ottimo cibo sia per l'anima che per il corpo.

Che la benedittanza divina ti ricopra,
Zaccaria

6 commenti:

  1. Miei Amati Fratelli in Cristo, anch'io voglio portarvi la mia testimonianza su un miracolo eucaristico accadutomi oramai più di quarant'anni or sono.
    Ero allora un giovinetto poco più che imberbe, continuamente percorso da fremiti ormonali che non permettevano alla mia mente di distogliersi neppure per un istante da pensieri peccaminosi. Andai quindi a confessarmi dal beato "Fra' Carlo", sant'uomo pieno di saggezza e di preziosi consigli per tutti. Gli dissi il mio cruccio e quanto mi sentissi in colpa per i miei pensieri. Egli non mi giudicò né mi rimproverò. Mi spiegò che anche i miei pensamenti erano volontà di Dio e che la volontà di Dio andava sempre assecondata. M'impartì la sua santa benedittanza e m'invitò a prendere la comunione nella messa che si sarebbe celebrata da lì a poco, raccomandandomi di non ferire con i denti la sacra particola, ma di lasciarla solo sciogliere in bocca per non oltraggiare Nostro Signore che in essa si sarebbe transustanziato. Ebbene, rispettoso di tutto ciò, m'accostai con tutta la devozione di cui ero capace al santissimo sacramento e ricevetti in dono il più grande miracolo cui mai ebbi occasione di assistere. Al suo sciogliersi, la particola iniziò a rilasciarmi in bocca un sapore di figa così appagante, così intenso, così frastornante, che per giorni non ebbi più pensieri malvagi. Con molta probabilità il buon Gesù, nella sua infinita misericordia, aveva avuto pietà di me e aveva acconsentito che, solo per quella volta, nella mia particola si transustanziasse Maria Maddalena. Purtroppo, il miracolo non ebbe più a ripetersi e io, per riassaggiare quei dolci sapori, dovetti in seguito ricorrere a cose assai più terrene e meno celestiali, per quanto non sgradite.
    Penitenziagite.

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    1. caro fratello in Cristo Lector,
      la transustanziazione è sempre e solo di Nostro Signore. Evidentemente però il buon Gesù in quel momento stava ricevendo dalla Maddalena dono della di lei acqua di vita e stava strofinando la faccia alla santa fonte.
      hai avuto perciò la fortuna di partecipare in real time a questa gioia di Nostro Signore e a non arrivare 5 minuti dopo, quando di solito Nostro SIgnore è aduaso a ricolmare la fonte col suo divino rubinetto o peggio quando la Maddalena volge le terga! Sei stato chiamato dalla luce divina ad un threesome virtuale, anzi transustanziale.
      Benedittanza!

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  2. Κύριε ἐλέησον, venerabile fratello in Cristo Tancredi.
    Ora che mi ci fai pensare, le volte successive la divina particola emanava uno strano sapore, oserei dire di m... . Vuoi vedere che non s'è mai trattato d'un vero miracolo ma solo d'una fortunosa coincidenza?
    Ora più che mai, Fratello, la tua illuminazione e il tuo santo consiglio mi sono indispensabili nelle tenebre in cui temo d'esser precipitato.
    Penitenziagite.

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  3. Che la misericordia di Nostro Signore ricopra le nostre anime immacolate come un bukkake ricopre il viso virginale delle giovani orientali, fratello Lector,
    ovviamente poi ricordiamo che la suddetta esegesi si basa sulla castità del Sacerdote che amministra, o almeno sulla sua igiene personale prima di avvicinarsi all'ostia consacrata! Se così non fosse, almeno si può affermare che il tuo parroco dispensava equamente la sua benedizione indipendentemente dal sesso del parrocchiano che lo cercava nel confessionale.
    d'altra parte non ci è data sapere l'urgenza dei fedeli che possono averlo assillato coi lor peccati pochi istanti prima della funzione per potersi avvicinare alla mensa el Signore, rendendo impossibili al poveruomo le opportune abluzioni: mai giudicare senza conoscere le circostanze e neanche quelle quadrate! chi non ha pietre nel tascapane non scagli per primo peccato di presunzione, chi ha pietre meglio nasconda il sasso e scagli la mano si che il peccatore (se come ipotizzabile faccia di deratano) possa porgere l'altra natica!
    Benedittanza!

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  4. una volta ho comprato una bistecca al carrefour e sapeva di ostia.. è anche questo un miracolo?

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  5. l'ostia che sa di carne sarà anche un miracolo ma io sono vegetariano.. si potrebbe ordinare una agli spinaci al burro o al tartufo di Norcia? o anche al pesce.. vorrei sentire in bocca il sapore del pesce di Cristo.. :yum :-)

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