
«Gentile Joseph,
ho seguito con interesse la recente scoperta da
parte dell'Istituto per l'Astronomia dell'Università delle Hawaii di un
pianeta extrasolare a circa 80 anni luce dalla Terra che non ha nelle
vicinanze nessuna stella. Studio Astronomia e Astrofisica alla Sapienza
di Roma, ma sono prima di tutto un fedele cristiano, e sono sempre
rimasto basito dalla parzialità che mostra il sistema scolastico
italiano, non solo in campo scientifico. Fin da bambini, veniamo tutti
indottrinati a credere che i nostri sensi ci ingannano, e che la terra
non è ferma sotto i nostri piedi ma descrive un'orbita ellittica della
durata di un anno, e non viene fatto minimo cenno nelle nostre scuole
alle difficoltà che la teoria eliocentrica incontra. Anche nelle
università, l'ortodossia richiede di pensare che i sistemi planetari
abbiano al loro centro una stella, e perfino di fronte a clamorose
falsificazioni come questa i più non si smuovono di un dito dalle loro
convinzioni. Eppure, provando a chiedere a qualcuno per quale motivo
supporti il modello eliocentrico piuttosto che una qualsiasi delle
teorie concorrenti, la stragrande maggioranza delle volte si riceveranno
risposte circolari od appelli ad autorità. Ritengo che dovrebbe essere
doveroso, per l'istruzione pubblica, rendere chiaro che il sistema
copernicano non è nient'altro che una teoria, come tutte le teorie
provvisorio, e nel contempo presentare teorie alternative in maniera
imparziale. Negli articoli e nei programmi televisivi veicolati al grande
pubblico dalla maggior parte dei mass media, non emerge in alcun modo
che quella copernicana è una teoria che, all'interno della comunità
scientifica, ha sia i suoi sostenitori che i suoi detrattori (sebbene
abbia il forte sospetto che, nella fattispecie, se quella di Copernico
fosse stata una teoria "come tutte le altre", e certi ambienti liberali
e/o neopositivisti non ne avessero fatto il loro vessillo, sarebbe già
da tempo una tesi morta e sepolta), col risultato che chiunque si
azzardi a metterla in discussione corre il serio rischio di essere
tacciato come retrogrado e medievale(!). Anche i media cristiani come il
vostro blog, che dovrebbero essere una voce critica nei confronti di
qualunque superbia intellettuale, dedicano spesso poco o nullo spazio
all'informazione in merito a queste tematiche (cosa comprensibile, per
carità; la meccanica celeste non è certo al primi posto nelle
preoccupazioni quotidiane della vita di un cristiano). Sono però del
parere che dare la possibilità alle teste pensanti di prendere una
decisione informata, anziché accettare l'unica teoria presentata sui
libri di scuola, possa aprire la mente anche su altre tematiche, e
togliere i veli dagli occhi che anche molti cristiani di mia conoscenza
hanno, purtroppo, nei confronti delle presunte Verità della cultura
laicista. Mi piacerebbe quindi che, se lo ritiene opportuno, questa
tematica trovi spazio sul vostro sempre rigoroso e affidabile blog.
Saluti,
Matteo»
Carissimo Matteo, l'avvistamento del pianeta cosiddetto "extrasolare"
PSO J318.5-22, avvenuto circa due mesi fa ad opera dell'Università delle
Hawaii a Manoa, non è che l'ennesima tegola che si abbatte sul Sistema
eliocentrico. In effetti, ci sono pochi dubbi sul fatto che il paradigma
copernicano stia andando incontro, specie alla luce delle ultime
scoperte in campo astronomico, a contraddizioni logoranti se non
autodistruttive. Ricevere la tua domanda mi ha fatto ancora più piacere
del solito, perché mi dà l'occasione di mettere in luce l'arroganza di
molti, troppi scienziati contemporanei, desiderosi di applicare le loro
varie discipline specialistiche in ambiti che non sono loro proprie,
facendole velleitatamente debordare nei territori della teologia e della
filosofia naturale. Prima di tutto, è sempre bene ricordare che ogni
teoria scientifica è, proprio in quanto teoria, un prodotto del
fallibile intelletto umano, utile tuttalpiù come strumento pratico per
la risoluzione di problemi, e non può certo ritorcersi contro Colui che
ci ha donato il nostro intelletto e ci ha dato la possibilità di
elaborare modelli scientifici della Sua creazione. A riproporre questa
semplice osservazione c'è anche, con ferrea lucidità, San Tommaso
D'Aquino:
Ci sono due modi diversi di render conto di una cosa. Il primo
consiste nello stabilire con una dimostrazione sufficiente l'esattezza
di un principio da cui questa cosa deriva; così, in filosofia naturale,
si dà una ragione sufficiente a provare l'uniformità dei moti del cielo.
Un secondo modo di render ragione di una cosa consiste non nel
dimostrare il suo principio con una prova sufficiente, ma nel far vedere
come gli effetti si accordino a un principio precedentemente posto;
così, in astronomia si rende conto degli eccentrici e degli epicicli per
il fatto che, per mezzo di quest'ipotesi, si possono salvare le
apparenze sensibili relative ai moti celesti; ma non è, questo, un
motivo sufficientemente probante, perché questi moti apparenti si
potrebbero salvare per mezzo di un'altra ipotesi.
(Summa theologica, parte I, questione XXXII, art. I)
Per secoli, la linea di demarcazione è stata chiarissima: le scienze si
propongono di elaborare ipotesi sul mondo che, se assunte come valide,
riescano a spiegare una classe di fenomeni ed eventualmente a progettare
della tecnologia ad essi relativa, il tutto senza nessuna pretesa di
verità; la filosofia e soprattutto la teologia, invece, si occupano di
spiegare come veramente funziona il cosmo. Le ipotesi scientifiche
possono essere più di una, e si può passare dall'una all'altra a seconda
della convenienza; la realtà è invece una sola, e la fede e la ragione
unite ci portano a comprenderla.
Lo stesso Tolomeo, sebbene pagano, mostra di essere ben consapevole di ciò:
Inoltre alcuni, nonostante non abbiano niente da opporre a
questi argomenti, sostengano qualcosa di, loro pensano, più plausibile. E
sembra loro che non ci sia nulla contro il loro supporre, per esempio, i
cieli immobili e la terra che gira sullo stesso asse da ovest a est
[compiendo] circa una rivoluzione al giorno; oppure che entrambi
potrebbero muoversi in una certa misura, ma solo sullo stesso asse che
abbiamo detto, e conformemente al superamento dell'una da parte degli
altri.
Ma è sfuggito loro che, effiettvamente, per quanto riguarda le
apparenze delle stelle, nulla impedirebbe forse alle cose di essere in
accordo con la loro più semplice congettura, ma che alla luce di quanto
succede intorno a noi, nell'aria, una tale nozione sembrerebbe del tutto
assurda. [...]
(Almagesto, I, 7, 15-17)
Il movimento di stelle e pianeti che osserviamo potrebbe essere spiegato
anche ipotizzando che la Terra si muova, o che sia la Terra che le
stelle si muovano in senso contrario contribuendo ciascuno per metà al
risultato osservabile, o con infinite altre bizzarre combinazioni di
moti; ma ciò non basta ovviamente per concludere che le cose stiano
effettivamente così. L'astronomo continua dimostrando con argomenti
filosofici che il nostro pianeta non compie alcun movimento, e questo
giustifica la sua scelta di costruire una teoria planetaria che oltre a
prevedere accuratamente il movimento dei corpi celesti nei Cieli sia
anche, almeno in parte, in accordo col vero. Non viene detto spesso, ma
quando si tratta di compiere previsioni su ciò che sarà possibile
osservare in cielo in un determinato istante futuro (cioè di usare un
sistema planetario per quello che dovrebbe essere, cioè una teoria
scientifica predittiva), è il modello di Tolomeo quello che ancora oggi
va per la maggiore: i calcolatori che prevedono in modo sempre più
accurato la posizione di pianeti e stelle sulla sfera celeste non fanno
altro che aggiungere epicicli a decine e a decine, solo che per
pudicizia o convenienza vengono chiamati "termini dello sviluppo in
serie di Fourier".
Quando si fa presente a dei propugnatori
dell'eliocentrismo che la loro non è l'unica teoria in grado di spiegare
il moto apparente dei pianeti, la gran parte delle volte essi se ne
verranno fuori con la storia delle fasi di Venere. Ingrandendo con
strumenti ottici la volta celeste, il pianeta Venere non appare più come
puntiforme, e guardando quanta parte della faccia che l'astro della
sera ci rivolge è illuminata dal Sole si può risalire all'angolo tra la
Terra, Venere ed il Sole. Potendo altresì misurare direttamente l'angolo
tra il Sole, la Terra e Venere, e presupponendo costante la distanza
Sole-Terra, si può tracciare la traiettoria rispetto al sole dell'astro
del mattino, e risulta che effettivamente Venere percorre un'orbita
grossomodo circolare intorno al Sole. Questo, secondo gli eliocentristi,
sarebbe una prova della validità della loro teoria preferita. A questo
punto, sarebbe lecito chiedersi se il modello planetario attualmente più
in voga riesce a rendere conto accuratamente delle fasi di Venere. La
risposta è no: le previsioni teoriche sono in disaccordo con le
osservazioni. Tuttavia, invece di adoperarsi per trovare una teoria
migliore, si preferisce invocare un non meglio precisato "effetto
Schröter", agente su Venere ma non sulla Luna, che tautologicamente
metterebbe le cose a posto. La seconda domanda che viene spontaneo porsi
è: la rivoluzione di Venere intorno al Sole falsifica il geocentrismo?
Gli epigoni di Copernico sostengono generalmente di sì, ma per farlo
essi confondono uno specifico modello geocentrico, quello tolemaico, col
geocentrismo tout court. È vero che l'osservazione delle fasi veneree è
incompatibile con il sistema tolemaico; nondimeno, il fatto che Venere
giri intorno al Sole, oltre a non contraddire minimamente le Sacre
Scritture, non implica in alcun modo che la Terra faccia altrettanto. La
soluzione è stata trovata, nel 1588, da Thycho Brahe, brillante
astronomo di corte danese:

Nel sistema ticonico, la Luna ed il Sole sono, come la comune esperienza
insegna, in moto circolare intorno alla Terra; gli altri pianeti (i 5
conosciuti ai tempi della formulazione originaria della teoria, più gli
altri successivamente scoperti) compiono la loro rivoluzione intorno al
Sole. Questo sistema è cinematicamente quasi indistinguibile da quello
quello copernicano, ed ha rispetto ad esso il pregio di accordarsi molto
meglio sia con l'esperienza sensibile che con la verità teologica e
filosofica. La Compagnia di Gesù, all'epoca l'unica organizzazione che
si occupava di fornire una diffusa istruzione ai popoli cristiani,
adottò questo modello nei propri programmi didattici, per adeguare
quanto insegnato alle osservazioni sperimentali. Così non fece, come
sappiamo, Galileo Galilei, Che nel Saggiatore rifiuta tale modello non
considerandolo un vero sistema planetario (a differenza degli altri due
disponibili al tempo, che tratterà nel Dialogo sopra i due massimi
sistemi): restringendo così artificialmente il campo dei contendenti, ha
facile gioco a dimostrare la migliore adeguatezza delle ipotesi
copernicane. Ipotesi che possono avere una loro utilità e che nessuno si
è mai sognato di vietare in quanto ipotesi; ma farle diventare qualcosa
di più che teorie scientifiche, e pretendere che corrispondano alla
realtà, è tutta un'altra faccenda, come cercò di spiegargli San Roberto
Bellarmino in una celebre lettera:
Dico che mi pare che V.P. et il signor Galileo facciano
prudentemente a contentarsi di parlare “ex suppositione” e non
assolutamente [...]. Perché il dire che, supposto che la terra si muova
et il sole stia fermo, si salvano tutte le apparenze meglio che con
porre gli eccentrici et epicicli, è benissimo detto, e non ha pericolo
nessuno; e questo basta al mathematico: ma volere affermare che
realmente il sole stia nel centro del mondo e solo si rivolti in sé
stesso senza correre dall’oriente all’occidente, e che la terra stia nel
terzo cielo e giri con somma velocità intorno al sole, è cosa molto
pericolosa non solo d’irritare tutti i filosofi e theologi scholastici,
ma anco di nuocere alla Santa Fede con rendere false le Scritture Sante.
(Ed. Naz., Volume XII, pp. 171-172)
Purtroppo per lui e per noi, Galilei non prese in considerazione le
sagge parole del santo Cardinale, e andò incontro a quel processo che un
ateo ti citerà, con probabilità tendente a 1 e a prescindere da
qualunque considerazione di pertinenza, nei primi minuti di un qualunque
tentativo di confronto delle reciproche idee; omettendo, tuttavia, di
ricordare che Galileo fu processato non per essersi servito
dell'eliocentrismo come ipotesi scientifica, bensì per il sospetto che
la ritenesse anche una verità filosofica (cosa che come è noto smentì,
non si sa con quanta sincerità), sospetto scaturito dalla sua teoria
delle maree, che oggi nessuno più contesta essere una sesquipedale
boiata. Negli ultimi anni ho visto sempre più diffondersi il mito di una
Chiesa ottusamente ancorata alle idee aristoteliche, al punto da negare
anche l'evidenza pur di non contraddire le dottrine sino ad allora
assunte come valide: una tale grottesca caricatura, in parte risalente
allo stesso Galileo, è facilmente smentita dai fatti. A titolo di
esempio, basti ricordare che il gesuita Cristoforo Clavio, uno dei
principali voci critiche nei confronti delle tesi galileiane, fu tra i
primi ad osservare e commentare le macchie solari, cioè un fenomeno in
esplicita contraddizione con quanto sostenuto dal pur eccelso filosofo
stagirita. Il Sant'Uffizio non condannò le teorie di Galilei per via di
qualche pregiudizio o perché non le avesse comprese; bensì perché erano,
e sono oggi come allora, bislacche ed improponibili. Così come oggi
qualunque commissione di biologi competenti e assennati, chiamata a
pronunciarsi sul metodo Stamina, ne respingerebbe il suo insegnamento
nelle facoltà di Medicina italiane, così al tempo la Santa Inquisizione
agì per evitare che tesi pseudoscientifiche venissero elevate ad onori
accademici, non potendo di certo immaginare che sarebbe stata proprio
tale condanna a fare la fortuna del sistema eliocentrico.
Storicamente, il modello eliocentrico (nella versione di Keplero) vide
la sua temporanea consacrazione in seguito alla pubblicazione, avvenuta
nel 1687, del terzo libro dei Principia mathematica di Newton, un
eretico che negava la realtà della Trinità ed era convinto che la Chiesa
Cattolica fosse l'Anticristo. Quest'opera è costituita da due
importanti settori: una teoria delle maree di gran lunga migliore di
quella prima accennata di Galilei, e praticamente copiata in blocco da
quella dell'arcivescovo di Spalato Marco Antonio de Dominis; e una
dimostrazione della correttezza del modello di Keplero, sotto l'ipotesi
che i moti planatari siano dovuti interamente alla da lui postulata e
definita "forza gravitazionale". Vorrei, incidentalmente, riportare uno
stralcio della prefazione che Roger Cotes, curatore della seconda
edizione dei Principia, appose al testo di Newton:
[...] Coloro che ricavano dalle ipotesi il fondamento delle
proprie speculazioni, anche se, poi, procedessero rigidamente secondo
leggi meccaniche, raccontano, forse, una storia elegante e bella, ma
sempre una storia.
Resta, così, la terza specie, quella di coloro che
professano la filosofia sperimentale. [...] Non immaginano ipotesi, né
le accettano nella fisica se non come problemi la cui verità è oggetto
di discussione. Procedono, perciò, secondo un duplice metodo,
l’analitico e il sintetico. [...] Questo è quel modo di filosofare,
senz’altro il migliore, che a preferenza di altri il nostro celeberrimo
autore stabilì di abbracciare.
Da questo momento, inizia il sistematico tentativo da parte di alcuni
cultori di materie scientifiche di far sconfinare le loro discipline in
ambiti che non sono loro proprie. Nell'"Hypotheses non fingo" di Newton è
condensata tutta l'arroganza dello scienziato che vuole farsi filosofo o
teologo, senza possedere nè la formazione né le competenze adatte.
Rigurgiti di questa volontà impotente rimbombano ancora oggi, nelle nostre
università e nei nostri talk show televisivi.
I moderni paladini dell'eliocentrismo sostengono dunque che la dinamica
di Newton costituisca il motivo definitivo per accettare che tutti i
pianeti, Terra compresa, compiano una traiettoria ellittica attorno ad
una stella, nella nostra fattispecie il Sole. Inserendo nel modello di
Newton le masse del Sole e dei pianeti, si ottengono predizioni
astronomiche in eccellente accordo coi dati empirici; e perciò, a loro
dire, non c'è motivo di rifiutare la teoria newtoniana della gravità e
le sue conseguenze. Come fanno, però, a conoscere queste masse? La massa
del nostro pianeta è stata calcolata nel 1774 da una spedizione guidata
da Nevil Maskelyne e Charles Hutton, che misurarono l'angolo di
deflessione del filo a piombo rispetto alle stelle nelle vicinanze della
montagna scozzese di Schiehallion, e confrontandolo col valore teorico
che avrebbero dovuto ottenere nel caso la montagna avesse avuto la
stessa densità della Terra. Stimando poi il volume di Schiehallion con
circa un migliaio di rilevamenti altimetrici, e supponendola costituita
da roccia di densità costante e nota, hanno ricavato un valore per la
densità media del pianeta Terra, e quindi per la sua massa. Chi ha
qualche minima cognizione di orografia non potrà fare a meno di
sorridere dinanzi all'assunzione di Makelyne e Hutton sull'omogeneità
della roccia che costituirebbe la montagna, ma il vero punto è un'altro:
come avrete notato, il computo della massa si basa sulla
presupposizione che le leggi della "Gravitazione universale" siano
corrette. La massa del Sole e degli altri pianeti è stata poi desunta a
partire da quella della Terra, conoscendone i parametri orbitali e
applicando il modello di Newton. Tutto ciò non vi sembra leggermente
troppo circolare? Per sapere se davvero è predittivamente utile
ipotizzare che la gravità funzioni in questo modo, tanto da spingerci a
cercare in questa teoria una descrizione del moto dei pianeti e del
Sole, dovremmo avere dei corpi di massa (gravitazionale) conosciuta,
interagenti in un contesto dove tutte le forse diverse da quella
gravitazionale siano postulate come di intensità conosciuta, oppure
-meglio ancora- siano assenti. La buona notizia è il Signore, nella
infinita preveggenza, ha creato per noi qualcosa del genere: le galassie
esterne alla Via Lattea. Non abbiamo infatti motivo di ritenere che la
massa di una stella dipenda della sua posizione rispetto ad altre
stelle, e in galassie dove sono presenti astri in gran numero è quindi
possibile assumere che la massa presente in una data regione della
galassia dipenda dal numero delle stelle ivi presenti, che possiamo
osservare. Non è difficile vedere che, accettando la concezione
newtoniana della gravità, dovremmo aspettarci che la velocità orbitale
di ognuna delle stelle rispetto al centro della galassia dipenda
dall'inverso della radice quadrata del rapporto tra la distanza della
stella dal centro della galassia, e la massa totale di tutte le stelle
che si trovano a una distanza minore. Scegliendo per comodità, dal
ventaglio di alternative di cui il Padre Eterno ci ha fornito, una
galassia dotata di simmetria sferica, quest'ultimo valore dipenderà
unicamente dalla distanza dal centro galattico. Si potrà quindi
verificare l'accordo delle velocità stellari osservate con quelle
predette dal modello. La cattiva notizia (per i fan di Isaac Newton) è
questa:
 |
La curva A mostra le
velocità orbitali predette dalla teoria della Gravitazione Universale,
in funzione della distanza dal nucleo galattico; la curva B riporta le
velocità osservate. |
A larghe distanze, la velocità di rotazione delle galassie tende ad
assumere come vediamo un valore costante. Questo dovrebbe costituire per
i lettori di questo blog una ragione sufficiente per mettere in
discussione la fiducia (nel caso ne abbiano mai avuta) nelle idee
dell'ariano Newton; ma non lo è per la stirpe di cattedratici che per
difenderla in tutti i possibili ambiti hanno concepito in successione il
calorico, il flogisto e l'etere: se chiedete ad uno di loro, vi
risponderà che gran parte della massa delle galassie non è nelle stelle,
bensì in una misteriosa ed impalpabile "materia oscura" disposta ad
alone intorno ad ogni galassia, in modo tale da rendere le velocità
delle stelle pressoché indipendente dalla loro distanza dal centro.
Perdipiù, visto che così facendo non ci troviamo nemmeno con
l'espansione dell'universo, pur di salvare la loro dinamica congetturano
anche un'ancora più improbabile "energia oscura", che per definizione
fa tornare i conti. Va da sè che nessuno abbia mai visto, né trovato
conferma diretta, di questa materia oscura. Qualche mese fa mi trovavo
da voi in Italia, con lo scopo di condurre studi sul modo in cui la
Sacra Sindone di Torino impressiona le lastre fotografiche in bromuro
d'argento (in particolare, dovevo misurare con precisione la variazione
dell'energia di attivazione per la produzione di un eccitone di Frenkel
nel cristallo di AgBr, e verificare che fosse la stessa per un fotone
non direttamente proveniente dalla Sindone, ma in entanglement con un
fotone originato dal venerabile lenzuolo).
Necessitando quindi di
documentazione sulle proprietà microstrutturali del bromuro d'argento,
mi sono rivolto ad alcuni fisici che stavano progettando un rilevatore
per particelle di materia oscura (WIMP) da mandare sulla Stazione
Spaziale Internazionale. Per forza di cose, non potendo dilapidare il
budget energetico dell'Universo in sostanze invisibili ed evanescenti, i
modelli prevedono che energia cinetica totale delle WIMP sia piuttosto
bassa; ma, per avere un effetto così grande sul comportamento delle
galassie, queste particelle devono anche essere tante; per cui devono
essere lente. Così lente che, in un'emulsione nucleare di grani di
bromuro d'argento in sospensione su gel, percorrerebbero al massimo 3 o 4
decimi di micron. Le lastre comunemente usate per rilevare particelle
hanno grani pressappoco di questa dimensione, e una WIMP di passaggio ne
impressionerebbe, se si è fortunati, al massimo uno; e un punto è
troppo poco per ricostruire una traccia. Per avere una risoluzione
sufficiente ad osservare un'ipotetica particella di materia oscura,
ovverosia tre punti allineati, si dovrebbe quindi ridurre le dimensioni
dei grani di bromuro fino a 100 nanometri o meno. Studiando un modo per
ottenere una simile emulsione, quei ricercatori avevano ricavato un
livello di competenza in materia di argento bromuro che è stato molto
utile per le mie ricerche. Ho avuto occasione di discutere anche
dell'esperimento che stavano cercando di realizzare: ho così appreso
tralaltro che assumono per le particelle di materia oscura una
distribuzione della velocità isotropica rispetto alla direzione, con
velocità media netta uguale a 0. Come dire che la Terra è ferma.
Singolare.
 |
Astronauti e frutti in
assenza di gravità. Nonostante l'evidenza delle mele che non cadono
sulla testa di nessuno, sono in molti a sostenere ancora che nello
spazio c'è gravità, tanto da tenere tutti i pianeti in orbita intorno al
Sole. |
La prova più immediata dell'infondatezza del newtonianesimo è però
un'altra. Assumiamo per un attimo che tale modello sia vero, e
chiediamoci quanto valga la forza gravitazionale che la Luna subisce
dalla Terra, e quanto quella proveniente dal sole. È facile: cerchiamo
su un'enciclopedia le masse e le distanze che ci servono, e applichiamo
la formuletta che ci hanno fatto imparare acriticamente a scuola:
La forza esercitata sulla Luna dalla Terra verrebbe allora
E quella del Sole
Notato niente? Sì, l'attrazione gravitazionale del Sole sarebbe più di
una volta e mezza maggiore di quella della Terra. Nel mondo in cui vale la
teoria gravitazionale di Newton, non solo i pianeti, ma anche la Luna
gira intorno al Sole, quantunque la sua orbita sia consistentemente
perturbata dalla presenza della Terra. Eppure abbiamo fatto andare e
tornare dalla Luna degli astronauti, e nel frattempo il nostro satellite
ha sempre onorato il suo titolo.
Appurato quindi che la teoria eliocentrica poggia su basi assai meno
solide di quanto comunemente si creda, vediamo se c'è qualche
osservazione che si potrebbe fare e che potrebbe potenzialmente
risolvere la questione. Per quanto sia ancora, nella maggior parte dei
casi, impossibile avvistare direttamente un pianeta al di fuori del
nostro sistema planetario, i nostri telescopi sono ora abbastanza
potenti per cogliere eventuali movimenti che una stella ptrebbe fare
intorno al suo pianeta. Se l'eliocentrismo fosse corretto, dovremmo
aspettarci di vedere le stelle in cielo ferme, a parte per i loro moti
rettilinei oppure intorno al centro della galassia; se invece fosse un
sistema geocentrico a corrispondere al vero, osserveremmo le stelle
muoversi come se orbitassero attorno ad un punto che, non brillando di
luce propria, potremmo soltanto dedurre essere un pianeta, il pianeta
che l'Altissimo ha elevato a fulcro di quel sistema planetario. Ebbene,
si osserva che tutte le stelle descrivono periodicamente una traiettoria
ellittica sulla volta celeste. Questo potrebbe forse insinuare in
qualche professore di astronomia il dubbio che le ipotesi di Copernico
non siano quelle scientificamente più funzionali. La posizione tuttora
maggioritaria nelle comunità scientifica è che questi movimenti siano
nient'altro che una specie di illusione ottica, dovuta ad un presunto
effetto relativistico che chiamano "aberrazione stellare". Evidenziare
le fallacie insite in questa spiegazione allungherebbe troppo questo
articolo, e del resto già innumerevoli studiosi migliori di me si sono
occupati di evidenziare e disaminare le malvagità del relativismo, per
cui in questo post non mi occuperò dell'aberrazione stellare.
La verità, semplice e meravigliosa, è che su queste domande ultime non è
la scienza, ma sono la filosofia e la teologia, a doversi pronunciare.
Che gli astronomi scelgano pure, in base alla convenienza di calcolo, il
modello scientifico che più aggrada loro, e ammucchino bizzarre ipotesi
su ipotesi sulle meccaniche dei Cieli; il cosmo continuerà ad andare
come è sempre andato dalla notte dei tempi, e come dicono le Scritture,
Il sole sorge e il sole tramonta, si affretta verso il luogo da dove risorgerà.
(Qoelet 1, 5)
Che l'Onnipotente orbiti incessantemente attorno al tuo cuore, e ti irraggi con 15 kiloJesus per steradiante di benedittanza al dì,
Joseph