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sabato 14 settembre 2013

Gli atei possono salvarsi?



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Egregio Sig. Moreno,
mi consenta di presentarmi: sono un ateo convinto, fin dall'età di sette anni, età in cui mi rifiutai di continuare a frequentare il catechismo. Ora ho cinquantanove anni; premetto che io ho sempre vissuto bene così, e in nessun momento ho sentito alcun bisogno di rivolgermi a Dio.

Ieri però ho letto la risposta di Papa Francesco ad una lettera di Eugenio Scalfari, il Direttore de "la Repubblica". Ciò che mi ha colpito e mi ha dato motivo di riflessione è stata questa affermazione: "la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell'obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c'è quando si va contro la coscienza."
Questa frase sembra indicare che anche per i non credenti ci sia la possibilità della Salvezza, se si comportano secondo coscienza. Se questo è vero, seguire la dottrina della Chiesa e praticare la fede sarebbe sostanzialmente superfluo. È corretta la mia deduzione?

Cordiali saluti,
Gennaro

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Caro Gennaro,
purtroppo, a volte, un cuore grande come quello del beneamato Papa Francesco può spingersi, nella sua esuberante bontà, ad oltrepassare anche la lettera delle Scritture, nell'anelito dell'Amore Universale.

Ecco perciò che si danno interpretazioni eccessivamente lassiste delle sue parole, a volte anche con l'intento di demolire i capisaldi della dottrina. Questo non va bene.

Prima di tutto, chiariamo che chi non crede non avrà la Salvezza. Questo dicono le Scritture, Vera e Immutabile Parola di Dio.

E già la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero quindi che non produce buon frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco. (Luca 3,9). Di quale frutto parla Gesù, se non del frutto della Fede? L'esempio più chiaro del frutto Cristiano può essere trovato in Galati 5,22-23 dove Paolo descrive il frutto dello Spirito Santo: l'amore, la gioia, la pace, la longanimità, la benignità, la bontà, la fedeltà, la dolcezza e la temperanza. Ci sono anche altri tipi di frutto Cristiano (come la lode o il portare le anime a Cristo), ma questa lista ci fornisce un buon riassunto degli atteggiamenti Cristiani. I veri credenti manifesteranno questi atteggiamenti nelle loro vite in misura sempre crescente man mano che progrediscono nel loro cammino Cristiano (2 Pietro 1,5-8).

Inoltre un buon cristiano deve sempre verificare di essere costantemente nella Fede: Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi medesimi che Gesù Cristo è in voi? (2 Corinzi 13,5). Ricordiamoci inoltre che nel Sermone sul Monte Gesù dice: Non chiunque mi dice, "Signore, Signore" entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio. (Matteo 7,21).

Chi non è nella Grazie del Signore, è destinato all'inferno. Questo è certissimo. Oggi tanti non credono all’Inferno perché lo ritengono incompatibile con la bontà di Dio, ma sbagliano. Dio in effetti non voleva l’inferno, ma Satana con i suoi angeli si è ribellato a Dio.

Se Adamo, capostipite dell’umanità, non si fosse ribellato a Dio, ma avesse fatta la sua volontà, non ci sarebbero sulla terra dolori e morte, come ci dice la Bibbia: La morte non è opera di Dio, né Egli gioisce che i vivi debbano morire... Dio ha creato l’uomo per l'immortalità, ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo. (Sap. 1,13 e 2,24).

Dio è Amore, mentre l'Inferno è odio, è la negazione dell'amore, perciò Dio non può averlo voluto perché non può rinnegare se stesso: Amore eterno e infinito. Di conseguenza l'Inferno viene da ciò che si oppone alla volontà di Dio: il peccato degli Angeli e degli uomini ribelli.

Tra il peccato del demonio, però, e quello dell'uomo c’è una differenza enorme. La ribellione dell'uomo (composto di spirito e corpo) partecipa dell'instabilità della nostra condizione terrena: oggi offendiamo Dio, domani ci pentiamo e ritorniamo a Lui, proprio perché ci troviamo nella fluidità del tempo.

L'angelo invece (puro spirito senza corpo) non è soggetto a mutabilità. La scelta della sua volontà è immutabile, irrevocabile: Satana ha scelto la ribellione a Dio, egli non si pentirà mai del suo peccato.

Quello che è accaduto all'angelo ribelle accadrà purtroppo anche all’uomo che si ostina nel suo peccato fino all'ultimo istante della sua vita terrena, perché, uscito con la morte, dalla mutevolezza del tempo, entrerà nell'immutabilità eterna.

Perciò l'Inferno è conseguenza esclusiva dell'opposizione definitiva alla volontà divina, generatrice di pace e felicità eterna. Per questo il Santo Curato d'Ars, San Giovanni Viannej, diceva: Non è Dio a dannarci, siamo noi con i nostri peccati. I dannati non accusano Dio, ma accusano se stessi.

Dio vuole salvare tutti: Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. (1 Tim. 2,4). Però, avendoci dato il dono della libertà, vuole la nostra collaborazione. Dio vuole che il peccatore si converta e si salvi, per cui lo chiama e richiama continuamente per fargli lasciare il peccato e arricchirlo della sua Grazia. Ma se il peccatore, fino all'ultimo istante della sua vita terrena, disprezza, rifiuta la misericordia di Dio, che l'invita al pentimento, e rimane ostinato nel suo peccato, andando all'Inferno, di chi è la colpa? Di Dio o del peccatore? Evidentemente del peccatore.

Un giorno Gesù, dopo aver mostrato l'Inferno a Suor Benigna Ferrero, anima mistica morta in concetto di santità, le diceva: Vedi, Benigna, quel fuoco!... Sopra a quell'abisso io ho steso, come un reticolato, i figli della mia misericordia, perché le anime non vi cadano dentro. Quelle però che si vogliono dannare, vanno lì per aprire con le proprie mani quei fili e cadere dentro e una volta che vi sono dentro neppure la mia bontà le può salvare. Queste anime sono inseguite dalla mia misericordia molto più di quanto sia inseguito un malfattore dalla polizia, ma esse sfuggono alla mia misericordia!

Dunque non c'è salvezza per chi è fuori dalla Grazia del Signore: Via da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli..., ed essi andranno al supplizio eterno. (Matteo 25,41 e 46). Chi crede in lui non è condannato ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. (Giovanni 3,18). Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui. (Giovanni 3,36). Terribile è l'ira del Signore verso chi lo contrasta: E quei miei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me. (Luca 19,27).

Che l'Inferno sia eterno è verità di fede definita nel IV Concilio Lateranense e nel Concilio di Lione. Il documento più importante sul carattere eterno della pena infernale è la scomunica scagliata, con l'approvazione di Papa Vigilio, dall'imperatore Giustiniano che nel 543 pose termine alla controversia Origenista: Se qualcuno dice o ritiene che il supplizio dei demoni e degli uomini empi è temporaneo e avrà fine..., costui sia scomunicato. (Dz. 211).

Sarà opportuno ricordare quali siano le pene che attendono l'anima dannata.

Il Catechismo di S. Pio X afferma: L'inferno è il patimento della privazione di Dio, nostra felicità, e del fuoco, con ogni altro male senza alcun bene.

I peccatori hanno preferito a Dio Creatore le creature e tutte le soddisfazioni che essi potevano trovare in se stessi o negli altri. Perciò le stesse creature, le stesse potenze dell'anima, gli stessi sensi del corpo avranno il loro castigo e il loro tormento.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che Dio è infinitamente misericordioso per chi si pente e si converte, ma è pure infinitamente giusto per chi, fino all'ultimo, rifiuta la sua grazia, rifiuta il richiamo che l'invita al pentimento. All'Inferno ci va chi ci vuole andare. Diceva Gesù a un'anima privilegiata, Suor Consolata Betrone: L'impenitenza finale è per quell'anima che vuole andare all'Inferno di proposito e quindi rifiuta ostinatamente la mia immensa misericordia, perché io ho versato il mio Sangue per tutti! No, non è la moltitudine dei peccati che danna l'anima, perché io li perdono se essa si pente, ma è l'ostinazione a non volere il mio perdono, a volersi dannare.

Ricordiamo anche ciò che ha detto la Vergine Santissima a Fatima. Nella quarta apparizione, domenica 19 agosto 1917, la Madonna, velata di tristezza, disse ai tre fanciulli: Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Badate che molte, molte anime vanno all'inferno, perché non c'è chi si sacrifichi e preghi per loro.

Concludo con le parole di Papa Pio IX. Verso la fine del suo glorioso pontificato, il Papa raccomandava a un Missionario francese: Predicate molto le grandi verità della salvezza, predicate specialmente l'Inferno. Dite chiaramente tutta la verità sull'Inferno, non c'è nulla di più efficace per far riflettere i poveri peccatori e convertirli.

Pentiti dunque Gennaro, non sperare vanamente di ottenere la salvezza solo con il retto comportamento. È Gesù l'unica via.

Benedittanza a iosa,
Moreno