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lunedì 7 settembre 2015

Casamonica, Welby e De Pedis

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Caro Moreno,
l’altro giorno stavo passeggiando per il mio nuovo quartiere con un’amica, venuta a trovarmi per le vacanze, quando, passando davanti al Don Bosco, un muro di folla ci taglia la strada.

D’improvviso ci troviamo circondate da facce poco rassicuranti, sentiamo il rumore di un elicottero in avvicinamento: è nero, sembra quello della Polizia, volteggia sulla piazza, basso sulla folla; incominciamo a temere; scarica una nuvola di coriandoli rosa vicino alla chiesa. Non riuscendo più ad avanzare, tentiamo di tornare sui nostri passi, quando sentiamo una musica. Finalmente riusciamo ad uscire dalla calca, e dietro di noi scrutiamo una carrozza trainata da cavalli neri. Dopo qualche secondo di spaesamento, capiamo che è un funerale e ci mettiamo a ridere. Non capiamo però chi possa permettersi tanto sfarzo: forse un politico? Chiediamo, ma nessuno ci riesce a rispondere.
A casa non puoi immaginare lo stupore quando, accesa la televisione, vedo al tiggì una carrellata di facce di politici indignati che commentano uno scandalo, e intanto dietro scorrono le immagini proprio del funerale a cui avevamo assistito. Era il funerale di un certo Casamonica, finito nel recente scandalo di Mafia Capitale. Il prete dice che lui non poteva saperlo e che comunque era tenuto ad officiare, declinando ogni responsabilità. E poi monta la polemica perché proprio in quella stessa Chiesa si tennero anche i funerali di De Pedis, capo della sanguinaria banda della Magliana, mentre qualche anno fa vennero negati al povero Welby.
Caro Moreno, io mi sono allontanata dalla Chiesa, pur rimanendo una credente, ma mi chiedo che Chiesa è quella che concede i funerali a due criminali senza batter ciglio (e vabbè!) e li rifiuta invece a un pover’uomo che non voleva più soffrire. Che Vangelo segue questa Chiesta che mi ha battezzata, cresimata, comunicata e anche sposata?
Marta
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Fratelli e Sorelle in Cristo,
sono nuovamente impegnato: sto tenendo un corso di approfondimento in ecclesiologia e teologia della morale sessuale per parroci e insegnanti di religione. Purtroppo questo impegno mi assorbe grandemente e, come avrete notato, non sono molto presente nel rispondere alle vostre lettere. Fortunatamente, l'amico Don Felice, sacerdote di grande caratura morale e di fine cultura biblica, mi ha raccomandato il dottor Eusebio, profondo conoscitore della Curia e del Catechismo di Santa Romana Chiesa.
Chiedo quindi a lui di rispondere a questa interessante lettera che tanto impatta sulla responsabilità sacerdotale, tematica di studio a lui così vicina.
Auguri al nostro nuovo esegeta e Benedittanza a iosa a tutti voi.
Moreno
  
Cara sorella in Cristo Marta,
abbiamo aspettato a pubblicare la tua lettera perché non era nostra intenzione entrare nella bagarre politica sollevata dal caso, né esprimere giudizi sulla cerimonia o la sua opportunità, ma soltanto rispondere nel merito della tua domanda.
Piergiorgio Welby è stato un esponente Radicale, e ha fatto della sua condizione personale e della sua vita un simbolo per la lotta a favore dell’eutanasia, chiamata, dai laici, eufemisticamente “dolce morte”. Per i cristiani, una richiesta eutanasica equivale al suicidio, e sebbene esso non trovi esplicita condanna nelle Sacre Scritture (benché se ne contino almeno sei casi: quattro diretti: Giuda (Mt 27,5), Zimri (1Re 16,18) Aitofel (2Sam 17,23), lo scudiero di Saul (1Sam 31,5); e due su richiesta: Abimelec (Giu 9,54) Saul (1Sam 31,4)), all’interno del Catechismo riceve comunque un reciso biasimo in quanto (C.C.C. 2281) contraddice la naturale inclinazione dell'essere umano a conservare e a perpetuare la propria vita. Per la Chiesa Cattolica, infatti, noi non siamo proprietari della nostra vita, ma solo semplici «amministratori», chiamati (C.C.C. 2280) a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il Suo onore e per la salvezza delle nostre anime da Dio che (ibid.) ne rimane il sovrano Padrone. Di certo, nel caso di Welby, le sue particolari condizioni personali possono essere ritenute umanamente un’attenuante, infatti la stessa Chiesa contempla che (C.C.C. 2282) gravi disturbi psichici, l'angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida; ma esse potrebbero, in ultima analisi, anche essere viste come un rifiuto del valore salvifico del Cristo, attraverso la compartecipazione alla sua Passione, perché – ricordiamocelo! – Dio non manda croci più grandi di quanto noi non possiamo sopportare: Welby, quindi, avrebbe fatto meglio a sopportare le tribolazioni inviategli dal Signore, pregando, semmai, affinché avesse pietà di lui, misero peccatore, e accorciasse il suo tempo penitenziale su questa terra. Invece, lui ha voluto anticipare la sua ora, per di più scatenando un caso mediatico, dunque ha ben fatto la Chiesa a rifiutargli i funerali ecclesiastici, a norma del Diritto Canonico: (Can. 1184) […] devono essere privati delle esequie ecclesiastiche: […] agli altri peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli, poiché (C.C.C. 2282) se è commesso con l'intenzione che serva da esempio […], il suicidio si carica anche della gravità dello scandalo. Ciò detto, il rifiuto dei funerali da parte della Chiesa non dev’essere visto come una condanna definitiva, che spetta a solo a Dio: (C.C.C. 2283) non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte, in quanto (ibid.) Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l'occasione di un salutare pentimento
Per non alimentare facili speranze, comunque, mi preme sottolineare come, nel Catechismo Maggiore di Pio X, il suicidio venga elencato tra gli atti contrari al Quinto Comandamento (C.M. 193), assieme all’omicidio il quale è tra i “quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio” (C.M. 25), quindi, ora, probabilmente Welby starà bruciando tra le fiamme eterne della Geenna.

Tu, ovviamente, potresti dire: ma se i funerali furono concessi a uno con la fama di De Pedis, non potevano essere concessi pure a Welby? Ma, cara Marta, che cosa dice Gesù sul «giudicare e l’essere giudicati»? (Mt 7,1-2) Non giudicate, affinché non siate giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati; e comunque, prima di giudicare, è bene ricordarsi come prosegue: (Mt 7,4) Perché guardi la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo? Quindi, cara sorella Marta, guarda prima alle «travi» negli occhi tuoi che alle «pagliuzze» in quelli di De Pedis, che in fondo non ha mai ucciso nessuno! E poi non dimentichiamo che Gesù venne al mondo proprio tra i pastori e che essi furono i primi destinatari del suo avvento: (Lc 2,8-11) in quella stessa regione c'erano dei pastori […] E un angelo del Signore si presentò a loro […] L'angelo disse loro: […] Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. E i pastori d’allora non erano certo il buon pastorello, che vediamo nel presepio, coll'agnello sulle spalle; ai tempi di Gesù, tra i pastori c'erano i peccatori della peggior fatta: erano dei bruti abituati ad aver rapporti soltanto con le bestie per buona parte dell’anno, dediti alle ruberie e alle violenze, e che, all’occorrenza, non disdegnavano nemmeno l’omicidio. Per non parlare, poi, di cosa Gesù rispose al ladrone alla sua destra, che ne invocava il perdono: (Lc 23,43) «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso», concludendo, così, la sua vita insieme ai peggio malfattori, così com’era iniziata.

Enrico De Pedis, per gli amici Renatino. Ragazzo d’umili origini, sempre ben pettinato e ben vestito, con una cura quasi maniacale per il suo aspetto (si dice che passasse più tempo in profumeria che in strada), trascorse la giovinezza tra le vie di Trastevere, mettendosi ogni tanto nei guai per le sue intemperanze giovanili e le cattive amicizie. All’età di vent’anni conobbe un gruppo di ragazzi della Magliana – per il loro affiatamento presto noti come “Banda” –, con cui avviò diverse attività: dalla fornitura di strumenti per l’offesa/difesa personale, al commercio di sostanze ricreative, al prelievo forzoso di liquidità, ecc.; le loro attività ridiedero vitalità all’industria delle esequie, allora morente. Dotato di notevole elasticità morale, Renatino, al contrario dei suoi amici, condusse una vita cristianamente irreprensibile: non fumava, non beveva e non si drogava; dimostrò, inoltre, una notevole capacità imprenditoriale, reinvestendo il suo danaro in attività meno rischiose, come imprese edili, ristoranti e boutique. Negli ultimi anni, poi, tentò il riscatto sociale per scrollarsi di dosso quella nomea dei trascorsi giovanili, che ancora lo perseguitava, frequentando i salotti buoni della Roma bene e le botteghe antiquarie. 
Ma l’invidia per il suo successo non lo perdonò, e una sera un’ombra dal suo passato armò la scellerata mano che gli tolse la vita. Renatino De Pedis morì, così come visse, da galantuomo, invocando la Madonna col crocifisso stretto in mano e chiedendo di essere seppellito nella chiesa che tanto amava e che tanto aveva frequentato.
La storia di Renatino è una storia di riscossa (cristiana): quella di ragazzo di borgata che, nonostante gli errori giovanili, ce l’ha fatta, è diventato qualcuno, trovando sulla sua strada la figura salvifica del Cristo Redentore; e testimonianza lo è l’onore ricevuto dell'inumazione in Sant’Apollinare (dove le sue spoglie riposarono fino al 2012), basilica minore:

La tomba di Renatino nella Basilica di Sant'Apollinare
sepoltura ottenuta, in deroga al diritto canonico (Can. 1242), grazie all’interessamento dell’allora Rettore della basilica, che così attestò: “il signor Enrico De Pedis nato in Roma - Trastevere il 15/05/1954 e deceduto in Roma il 2/2/1990 è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la basilica ed ha aiutato concretamente a tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana”.

Vittorio Casamonica, invece, è stato un sinti di fede cristiana; la sua famiglia si è trasferita, negli anni Settanta, dall’Abruzzo nella Capitale. Con la sua ingegnosità è riuscito a metter su un impero, stimato dalle autorità in diverse decine di milioni, ricorrendo sia ad attività tradizionali della sua gente, come l’allevamento di cavalli o la lavorazione dei metalli, o aprendosi a nuovi settori come il recupero crediti, grazie all'interessamento dei ragazzi della Magliana, o i finanziamenti a tassi deagevolati.
Proprio non riesco a capire tutta questa indignazione per i funerali di un povero cristo, la cui famiglia ha voluto solo esaudire le sue ultime volontà e ha pagato il giusto obolo alla Chiesa. O forse lo scandalo è nella presunta sfarzosità della cerimonia? Nel lancio dei petali di rosa da un elicottero, come vuole la loro tradizione; o nel cocchio trainato da sei cavalli, altra antica usanza gitana; o, forse, sta nella musica del Padrino, colonna sonora di un film Premio Oscar, che narra la storia di un italo-americano, che come Vittorio ha creato un impero del nulla e come lui devoto alla Madonna.
Personalmente sono più indignato da questi professionisti della moralità a cottimo, che, dimentichi del rispetto dovuto a ogni defunto, si permettono di giudicare l’uomo per la sua vita e non per gli ultimi attimi della sua esistenza, come Dio fa e a cui solo spetta l’ultimo giudizio.

Ma conoscendo la predilezione di Nostro Signore a circondarsi di tiranni, despoti, dittatori, prepotenti, gerarchi, nazisti, conquistatori, sterminatori, mercenari, inquisitori, torturatori, persecutori, omicidi, banditi, stupratori, infanticidi, pederasti, terroristi, strozzini, taglieggiatori, contrabbandieri, spacciatori, malavitosi, calunniatori, aguzzini, usurpatori, imbonitori, truffatori, imbroglioni, ruffiani redenti siamo certi che ora Renatino e Vittorio siederanno in buona compagnia alla destra del Padre, assieme al Buon Ladrone, mentre Welby starà probabilmente facendo da portaspilli al forcone di qualche diavolaccio. 

E ora lasciatemi concludere con un pensiero per il nostro fratello Vittorino:                  


 Addio Vittorio, 
“Re di Roma”,
 ora conquisterai il Paradiso 
con la tua voce celestiale, 
 insegnando My Way
  ai cori angelici.


R.I.P.

Benedittanza dal vostro nuovo Illuminato
Eusebio


13 commenti:

  1. Ma si rende conto che ha difeso due delinquenti comuni solo per il fatto che han pagato l'obolo alla chiesa?

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    1. Sorella in Cristo Camparisoda, pagare alla Chiesa è veritàà di fede sancita da Nostro Signore nelle Scritture! santifica e libera dal peccato!
      (Mal 3,10) "Portate le decime intere nel tesoro del tempio, perché ci sia cibo nella mia casa; poi mettetemi pure alla prova in questo - dice il Signore degli eserciti -, se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi benedizioni sovrabbondanti."
      (Lev 27, 30) "Ogni decima della terra, cioè delle granaglie del suolo e dei frutti degli alberi, appartiene al Signore: è cosa consacrata al Signore."
      Benedittanza!

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  2. Credo che sia una presa in giro

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    1. Cara sorella Rosella sono molto gravi coteste accuse, il nostro è un sito serio: ti inviti a trovare una sola pagina che non contenga una sola esegesi divinamente ispirata dal Signore.

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  3. Siete geniali. E' così che si dovrebbe fare sempre. Far vedere le stronzate commesse dalla Chiesa Cattolica non come una svista, ma come una diretta conseguenza dei suoi insegnamneti. Non fa una grinza. Secondo il catechismo Werlby è all'inferno e il mafioso e il delinquente sono in paradiso. Nessun errore.
    Tanto la gente non siaccorge di niente, anzi è d'accordo. E milioni di stronzi continuano a professarsi cattolici senza neanche sapere di cosa parlano.

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    1. Caro fratello Massimo, qui non c'è nessun genio, di Genio ce n'è una solo ed è quello del Male che governa questa terra, noi ci limitiamo solo a farci illuminare dalla Luce del Signore che dirada le tenebre cosparse dal Maligno

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  4. Eusebio, nun fare er paraculo ed arricorda che da tempo stabilimmo che dopo 3 sgrullate si debba assolutamente addebitare a pippa
    pentiti
    e non continuare a toccarti

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    1. Hai ragione Fracatz, per questo convenimmo con Don Felice che la quarta ce l'avrebbe sempre data lui ai tempi del catechismo.

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  5. finalmente una ventata di aria fresca spazza via tutte le nubi che in occasione di questo santissimo funerale hanno offuscato la reputazione della nostra amata chiesa. benvenuto e gigajesus di benedittanza al santissimo illuminato Eusebio

    Antonio

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  6. Io rido. Ah Euseppia quanta cognoscienzia, quanta virtude traspare dal cul tuo fluir . Le tue insegnanze son piene di fragranze miste a misticanze.
    In te vedo la bontade che roll'ndanze. Sei arguto e qualcuno hai fottuto.
    Benedicte danze

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  7. Avete dimenticato che l'impero dal nulla la malavita lo crea distruggendo le vite di altre persone.

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    1. Caro fratello in Cristo al akhtal,
      hai ragione: la malavita si nutre delle disgrazie della povera gente, ma io non vedo malavita: tu la vedi? il povero fratello Vittorino, in fin dei conti, è morto da incensurato e anche, cristianamente parlando, il parroco nulla aveva da rimproverargli.
      Poi nessuno di noi è stato lì a seguirlo ogni secondo della sua vita per vedere se magari ha commesso qualche marachella, ma nessuno è stato nemmeno lì a misurare col bilancino se le cattive azioni hanno superato quelle buone cattive. Quindi, quello che possiamo fare come cristiani è rimetterci soltanto al giudizio di nostro Signore, e siccome lui tutto sa talvolta anticipa in vita i segni della sua decisione post-mortem, mandando disgrazie o benemerenze.

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  8. Un saluto al vero Re de Roma, no quo zingaro, ciao Renatì

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