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venerdì 25 dicembre 2015

I personaggi del presepe erano arabi?


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Caro Eusebio,
hai sentito che cosa ha detto Crozza? che nel presepe sono tutti arabi. Io non c'ho dormito la notte: sapevo che i musulmani sono venuti solo 600 anni dopo, quando è morto Maometto… ho sempre pensando che Gesù, Giuseppe e Maria fossero ebrei, ma mi spaventava che dietro qualche pastore possa esserci un arabo, così ha tolto via tutti gli altri personaggi dal presepe, perché proprio non me la sento di lasciare Gesù Bambino vicino a dei dinamitardi. Secondo te ho fatto bene.
Amanda.
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Cara sorella in Cristo Amanda,
purtroppo di questi tempi è più facile che un uomo apra bocca per dar aria ai denti facendo perfino sfoggio d’ignoranza, piuttosto che il cuore al Signore lasciando che la Sua sapienza ne illumini le parole, prima di proferirle.

Sebbene, secondo certe interpretazioni storiche della Bibbia, gli Arabi potrebbero essere considerati come dei fratelli bastardi degli Ebrei, in quanto discendenti da Ismaele (figlio Abram e della sguattera Agar [Gn 16:1-15]), di certo non sarebbero i Figli di Israele (cioè Giacobbe [Gn 32:29], figlio di Isacco, figlio di Abramo) ad esser considerati arabi, cioè ismaeliti, ma semmai quest’ultimi a dover essere considerati una sottospecie di “ebrei” (come il maiale rispetto al cinghiale), poiché anch’essi discendenti della stirpe di Abramo.
Ma a parte queste sciocchezze che discendono da una interpretazione letterale e fanatica dell’Antico Testamento, se vogliamo affrontare la questione da un punto di vista più scientifico e oggettivo dobbiamo cominciare col dare alle parole il loro vero significato.
Arabi è l’etnonimo che designa propriamente gli abitanti dell’Arabia; cioè di quell’area geografica circoscritta da golfo Persico, mar Arabico e mar Rosso, e su fino al golfo di Aqaba, per la sua parte insulare, e, più convenzionalmente, dal corso del Giordano – che la separa dalla Palestina – fino al lago di Tiberiade (biblicamente il mar di Galilea, dove Gesù camminò sulle acque [Mc 6:45-52; Mt 14:22-33; Gv 6:16-21]), dal confine siriano e dal corso dell’Eufrate fino alla foce del Tigri, nuovamente nel golfo Persico.
È vero che oggi, nella lingua corrente, il termine arabi è usato come parola-ombrello per denominare tutte le genti di lingua araba, asiatiche e africane, e non solo limitatamente alle realtà mussulmane, ma anche a quelle cristiane (i cosiddetti arabi cristiani), come per esempio i cristiani di Egitto, Libano, Siria e Palestina; ma tale termine non comprende mai comunque le comunità di origine ebraica, neppure se arabofone. Questo perché, storicamente, le prime popolazioni arabe arrivarono in Palestina solo nel VII secolo, con le prime invasioni mussulmane, dopo la morte del (falso) profeta Maometto. E sebbene, fino agli anni ’20 del secolo scorso, gli ebrei di Palestina venivano chiamati “palestinesi”, perché loro erano gli abitanti originari di quelle terre fin da quando vennero rinominate Syria Palaestina dai Romani nel II sec. d.C.; oggi, solo le comunità di origine araba vengono chiamate così, mentre gli ebrei di Israele sono correttamente denominati israeliani.
Crozza, invece, per amor di battuta, nella foga dell’agone politico ha voluto calcare la mano e definire i personaggi del presepe – presenti 2000 anni fa, al momento della Natività – arabi, perché tali sono i palestinesi come oggi li intendiamo, compiendo così un anacronismo storiografico non meno grave di quanto sarebbe definire noi oggi Latini solo perché calchiamo le stesse terre occupate un tempo dai Romani; quando invece avrebbe potuto chiamarli correttamente mediorientali – perché tali sono! Certamente, con tale termine, non avrebbe ottenuto lo stesso risultato, perché manchevole della forza icastica necessaria per  richiamare alla mente immagini di masse di infedeli intenti a pregare col culo per aria verso la Mecca, accostandole a quella di Nostro Signore Gesù Cristo morto in croce, ma almeno non avrebbe offeso una delle nostre più importanti tradizioni legate al Santo Natale. Ma come dice il detto: "scherza coi fanti ma lascia stare i fanti".
Ma d’altronde che cosa aspettarsi da un personaggetto abituato a dileggiare il vero successore di Pietro al soglio pontificio, mentre ora ne esalta un impostore…

Crozza che dileggia il nostro Santo Padre

Il rispetto: questa è la differenzia tra un comico da strapazzo dalla comicità allo spirito di patata, costretto a ricorrere a imitazioni, balletti, canzoncine e scenette da avanspettacolo pur di strappare un accenno di sorriso; e un comico di razza come Pippo Franco, ebbro dello Spirito del Signore, la cui sopraffina ironia abbiamo imparato ad apprezzare in programmi raffinati come Il Bagaglino e La sai l’ultima?, o in indimenticabili pezzi come Mi scappa la pipì, papà, o ancora in immarcescibili capolavori come Giovannona Coscialunga e Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda.
Prego, notare la differenza tra un vero comico, ebbro di Spirito
 (la cui Luce illumina l'intelletto del comico);
e Crozza nella sua sguaiata imitazione
(peraltro circondato da sulfuree esalazioni)    

Quindi, cara sorella Amanda, non ti preoccupare per la presenza di arabi nel presepe, perché solo tre personaggi, secondo la tradizione, potrebbero essere considerati effettivamente tali, e infatti sulla loro virilità ci sono parecchi dubbi [I re magi erano gay?]. Dopo tutto erano tre adulti scapoli che portavano ninnoli a un bambino!
E se ben poco probabile è che vi fossero arabi al momento della Natività, ancor meno probabile è –  come Crozza osa insinuare – che lo fosse Nostro Signore, che dai tratti somatici aveva ben poco di mediorientale.

La Polizia Scientifica Italiana, infatti, in occasione dell’ultima ostensione, è riuscita a ricostruire, dall’immagine sindonica, il volto di Gesù a 12 anni, attraverso sofisticatissime tecniche di age-computing, stabilendo scientificamente che era biondo e con gli occhi azzurri.

Gesù era come il chierichetto che ogni parroco vorrebbe dentro la sacrestia
ad aiutarlo a indossare le vesti talari, prima della Santa Messa 

E conferme, ne troviamo nelle Sacre Scritture, dove il candore dei suoi capelli è trasfigurato a simbolo di purezza e luce divina:

«I suoi capelli erano bianchi come la lana o la neve, e i suoi occhi erano penetranti come lingue di fuoco.» (Apocalisse 1:14)
«il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.» (Matteo 17:2)

e nell’iconografia medievale:

I sacerdoti del Tempio, irretiti dalla sua beltà, pendono dalle labbra di Gesù
Ed ecco come lo descrive il console romano Gneo Cornelio Lentulo, se pure forse per sentito dire:
                                                                                                                                     
È un uomo di statura alta e ben proporzionata, sguardo improntato a severità; quanti lo guardano lo possono amare e temere. I suoi capelli hanno il colore delle noci di Sorrento molto mature e discendono dritti quasi fino alle orecchie; dalle orecchie in poi sono increspati e ricci alquanto più chiari e lucenti, ondeggianti sulle spalle, nel mezzo ha una riga secondo il costume dei Nazirei. La sua fronte è liscia e serenissima, il viso non ha né rughe né macchie ed è abbellito da un tenue rossore. Il naso e la bocca sono perfettamente regolari. Ha barba abbondante dello stesso colore dei capelli; non è lunga e sul mento è divisa in due. Il suo aspetto è semplice e maturo. I suoi occhi sono azzurri, vivaci, brillanti... La statura del suo corpo è alta e dritta, le mani e le braccia sono graziose alla vista. Parla poco, grave e misurato..

Dunque Gesù era biondo e con gli occhi azzurri: decisamente poco mediorientale. Certamente non arabo!
Non è un caso, se esimi studiosi otto-novecenteschi, del calibro di Alfred Rosenberg, Joseph Arthur de Gobineau e Houston Stewart Chamberlain, ha ipotizzato che Gesù fosse di origini ariane.
Quindi, cara sorella Amanda, assieme al Bambinello, rimetti pure nel presepio anche il mite pastorello, sicura che non si farà esplodere.

E che in questo Santo Natale la benedittanza possa scendere copiosa su di te come fiotti di neve.

Eusebio

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