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giovedì 20 settembre 2018

Sacrifici umani e pedofilia nel nome del Signore


 
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Carissimo fratello Tancredi,
nel momento in cui Santa Madre Chiesa è sconvolta da tanti presunti scandali di pedofilia, ad opera di tanti bravi sacerdoti e l’animo cristiano ne resta profondamente turbato, ci si rende conto che oltre al perdono e alla preghiera sarebbero necessarie chiare precisazioni che orientino un franco e cristiano dibattito su questo blog.
È per questo che mi rivolgo a te, caro fratello Tancredi, non solo affinché le tue sagge esegesi portino questi fatti sotto la giusta luce e la parola del Signore sia correttamente interpretata, ma anche per riscattare Santa Madre Chiesa dalle odiose calunnie che Le vengono malignamente e troppo spesso rivolte.
Diciamo innanzitutto che le presunte vittime di inesistenti violenze sono i seminaristi e i chierichetti.
E diciamo anche che la decisione di ammettere i primi allo studio della teologia e i secondi al servizio dell’altare di Cristo riveste una responsabilità enorme agli occhi della società e soprattutto agli occhi di Dio.
Chi assume questa responsabilità dovrebbe guardare come un padre in fondo agli occhi del suo figliolo, scorgervi l’innocenza di Gesù fanciullo e guardarsi bene dal corromperla.
Ma si può affermate che le tenere chiappe, fresche e rotondette di un fanciullo, non siano un elemento utile e sufficiente a capire la sua idoneità al servizio divino?
E chi potrà mai affermare che l’amore che può spontaneamente sbocciare fra un sacerdote e un suo discepolo non sia da considerare un dono del Signore?
Si può affermare che la manifestazione fisica di questo amore non sia un modo per onorare il Signore?


Giovenale ci ricorda che “Maxima debetur puero reverentia” (ad un fanciullo si deve il massimo rispetto), ma si può dire che l’amore per un fanciullo sia in sé poco rispettoso? Io dico che è esattamente il contrario: l’amore che è la generosa donazione di sé per la gioia dell’altro, è la forma più alta del rispetto.
Il "Venite Adoremus" non è forse una esortazione a venire e poi ad adorare Dio?
La frase che Gesù rivolge ai suoi discepoli “Sinite parvulos venire ad me” (Marco 10,14) non può dare adito ad equivoci. Il tenero amore che con questa frase Gesù dimostrava verso i fanciulli evidenzia il desiderio che essi “venissero” su di Lui in una specie di Bukkake ante litteram.
Preghiamo affinché la benedittanza, appiccicaticcia, biancastra e abbondante, scenda sulle nostre teste nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Zaratustra 666
 
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Carissimo Fratello in Cristo Zaratù,
Nostro Signore Illumina oramai di frequente la tua mente e ti conduce per sentieri impervi acciocché tu possa godere quotidianamente della luce dell’alba nella Parola del Signore.
Scritture alla mano veniamo ora a capire cosa c’è di vero nelle tue sante intuizioni.
Cominciamo quindi col capire se Nostro Signore abbia mai gradito fossero effettuati
sacrifici umani a gloria Sua.
Cosa c’entrano i sacrifici umani con la pedofilia? Vi chiederete …
Le vie del Signore sono infinite, fratelli e sorelle in Cristo.
Vediamo dalle Scritture che, come usciti dall’Eden, gli umani presero ad ingraziarsi il Signore effettuando sacrifici.
Ma cosa è un sacrificio?
Partiamo dalla parola italiana; è una parola composta da due elementi:
  • sacer (sacro, dedicato alla divinità),
  • facio (la radice del verbo fare).
Quindi sacri-ficio è fare una cosa dedicandola al Signore.
L'azione sacra, chiamata sacrificio, consiste nel dare qualche cosa a Dio. Solo in conseguenza prende il significato di rinuncia.
La prima scena biblica che parla di sacrificio è la storia di Caino e Abele, al capitolo 4 del libro della Genesi. Quando l’uomo e la donna escono dal giardino di Dio e cominciano a lavorare per vivere, la nuova generazione comincia il rituale dei sacrifici per ingraziarsi la benevolenza del Signore.
(Genesi 4,2-8) Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo. Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta.
Perché l’offerta di Caino non fu gradita al Signore?
 

Caino supplisce all'inadeguatezza del suo sacrificio offrendo direttamente la vita del fratello
Evidentemente i frutti della terra non profumavano abbastanza da arrivare al Signore.
Invece il sacrificio di un animale vivente, il fumo del suo grasso che brucia sull’altare, sollazzavano parecchio il buon Dio che, essendo puro spirito, non poteva scendere ed azzannare un cosciotto di agnello, ma poteva almeno sniffarne il profumo. La minestrina, evidentemente, avrà pensato il Signore, fa già schifo a mangiarla, annusatevela voi umani di merda!
Da allora fu chiaro che, per mettersi in contatto con Dio, la soluzione era fare ascendere, quale messaggero, una vittima sacrificale!
Il sacrificio condotto in tale maniera si dice di olocausto e riguarda dunque un essere vivente: il termine greco è composto da holos (tutto) e kaustos (bruciato); mentre in ebraico era detto holèh, cioè ciò che sale.
Questo sacrificio comportava per lo più l’uccisione di un animale o di più animali di cui qualche pezzo veniva messo sull’altare e bruciato per il Signore, ma il resto sbafato alla grande (quindi, per inciso, non vi era alcuna rinuncia, anzi, era un'occasione per fare festa).

Ora, dalle Scritture traspare che i popoli le cui terre confinavano con quelle degli ebrei sacrificavano non solo capretti, ma anche umani e che gli ebrei fecero sicuramente altrettanto.
Deuteronomio (12:30,31) dice infatti che non ti comporterai in tal modo riguardo al Signore tuo Dio; perché essi facevano per i loro dei quanto è abominevole per il Signore e che Egli detesta; bruciavano nel fuoco perfino i loro figli e le loro figlie, in onore dei loro dei, ma l’interpretazione di dette parole non deve essere che sono proibiti i sacrifici umani, ma solo che il Signore detesta che venissero sacrificati i figli a falsi dei!
Levitico è ancora più chiaro indicando in modo univoco come proibito, in particolare, il sacrificio al dio Moloc (Levitico 20,2-5): Dirai agli Israeliti: Chiunque tra gli Israeliti o tra i forestieri che dimorano in Israele darà qualcuno dei suoi figli a Moloc, dovrà essere messo a morte; il popolo della terra lo lapiderà. Anch'io volgerò il mio volto contro quell'uomo e lo eliminerò dal suo popolo, perché ha dato qualcuno dei suoi figli a Moloc, con l'intenzione di rendere impuro il mio santuario e profanare il mio santo nome. Se il popolo della terra chiude gli occhi quando quell'uomo dà qualcuno dei suoi figli a Moloc e non lo mette a morte, io volgerò il mio volto contro quell'uomo e contro la sua famiglia ed eliminerò dal suo popolo lui con quanti si danno all'idolatria come lui, prostituendosi a venerare Moloc
Altare per sacrificare le vergini a divinità inesistenti
Quindi la proibizione non riguardava tanto il sacrificio umano e in particolare quello dei figli, perché sgradito al Signore, ma perché blasfemia era effettuarlo in onore di dei inesistenti.
In effetti, a riprova di ciò, leggiamo che, per una grave siccità, anche ebrei ne effettuarono, infatti dissero (Samuele 21 6-9) “consegnateci sette uomini tra i suoi figli e noi li impiccheremo davanti al Signore a Ghibea di Saul, l'eletto del
Signore". Il re disse: "Ve li consegnerò" … e li consegnò ai Gabaoniti, che li impiccarono sul monte, davanti al Signore. Tutti e sette perirono assieme; furono messi a morte nei primi giorni della mietitura, quando si iniziava a mietere l'orzo”.
In generale poi il Signore ordina di sacrificare a Lui tutti i popoli sconfitti in Suo nome: uomini, donne, vecchi, bambini e anche animali (e tenere per se le vergini): (Gdc 21,11) Farete così: voterete allo sterminio ogni maschio e ogni donna che abbia avuto rapporti con un uomo; invece risparmierete le vergini.
Si tratta però sempre di sacrificio di “sterminio” che implica impiccagione o passare a fil di spada.
Il sacrificio per ingraziarsi il Signore, per entrare in sintonia con Lui invece, come abbiamo visto, era quello che faceva salire a lui il profumo del grasso bruciato di un vivente.
Era Nostro Signore interessato al profumo del grasso di un umano o un vitellino era sufficiente a risvegliare la Sua attenzione?
Leggiamo ancora e scopriamo che (Esodo 13, 1-2) Il Signore disse a Mosè: «Consacrami ogni primogenito, il primo parto di ogni madre tra gli Israeliti - di uomini o di animali -: esso appartiene a me». Ed anche (Esodo 22:29) Non indugerai a offrirmi il tributo dell'abbondanza delle tue raccolte e di ciò che cola dai tuoi frantoi. Mi darai il primogenito dei tuoi figli.
Ma è mai possibile che il Signore abbia preteso che i primogeniti venissero sgozzati sull’altare insieme a polli, capretti e vitelli?
Ma cosa vuol dire consacrare? Vuol dire sacrificare? Ma siamo sicuri che sacrificare voglia dire per forza offrire in olocausto?
I sacrifici umani che abbiamo visto fin’ora sono stati solo di sterminio.
Sacrificio dei primogeniti secondo i Maia 
Arriviamo quindi ad Abramo a cui viene infatti chiesto di offrire il figlio Isacco in olocausto. Esistono altri casi che ci facciano capire se è il caso di arrostire i nostri primogeniti, se sia sufficiente sgozzarli o se il sacrificio richiesto dal Signore sia altro ancora?
Ciò che colpisce è la reazione di Abramo per nulla stupita. Sacrificare il proprio figlio era evidentemente un gesto religioso "normale". Da ciò intuiamo che Nostro Signore, evidentemente, considerava, ai tempi di Abramo, il sacrificio dei primogeniti come possibile olocausto anche se non come unica possibilità, tanto che Abramo considerò naturale obbedire e portare Isacco sul monte per farne salire i fumi al Signore: (Gen 22,2) Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va' nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò. E Isacco stesso nel momento in cui il padre lo lega sulle fascine capisce perché non hanno portato con loro alcun agnello, ma accetta il suo destino senza verbo proferire.
Isacco sta per fare una brutta fine per due sniffate di Nostro Signore!
Ma Dio interviene: evidentemente considera che sia giunto il momento che il Suo popolo eletto cambi usanze e si differenzi dai trogloditi limitrofi o, semplicemente, la puzza di umano bruciato gli è venuta a nausea.
La Bibbia insegna, in quest’occasione, la possibilità di effettuare un sacrificio sostitutivo: offrire la vita di un animale al posto dell'umano, proprio come aveva già fatto Abele, (Gen 22,9-13) Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per sacrificare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: “Abramo, Abramo!”.
Rispose: “Eccomi”. L’angelo disse: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male!” Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio ... e lo offrì in olocausto in sostituzione del figlio


Da questo momento, l’insegnamento è chiaro, non dovremmo più trovare sacrifici umani di sangue, in particolare dei figli.

Ma i miscredenti reputano che gli antichi ebrei abbiano continuato a praticare bellamente sacrifici umani che il Signore in fondo non disdegnasse.
Ma è proprio vero tutto questo?
I miscredenti portano come esempio il sacrificio della figlia di Iefte.
Conoscete la storia?
Iefte era un grande condottiero, certo di dubbie origini: figlio di prostituta aduso a violenze e scorrerie di ogni tipo, ma, proprio per tale motivo, il Signore lo scelse per condurre il Suo popolo alla vittoria contro i miscredenti politeisti Ammoniti che occupavano abusivamente le terre limitrofe.
Iefte fece voto di sacrificare in olocausto, la prima persona che fosse uscita dalla sua casa, se fosse ritornato vittorioso e quando gli corse incontro la figlia non esitò a mantenere la sua promessa al Signore.

È però il caso di ricordare come l'antico Commentatore Ebreo Rabbi David Kimchi (1160-1232) interpretasse diversamente la Parola di Dio.
La traduzione più diffusa rende il voto di Iefte come segue
(Giudici 11:30-31): Iefte fece un voto al Signore e disse: «Se tu mi dai nelle mani i figli di Ammon, chiunque uscirà dalla porta di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vincitore sugli Ammoniti, sarà del Signore e io l’offrirò in olocausto».
ma Rabbi David Kimchi ci ricorda che la parola Ebraica “vau” veniva spesso usata come disgiuntivo e quindi era da tradurre “o” invece che con “e”.
Un'altra traduzione possibile sarebbe quindi:
… sarà del Signore o io l’offrirò in olocausto».
Essere del Signore quindi, dedicare al Signore doveva avere significato ben differente dal bruciare sull'altare per essere sniffato dal Padreterno.

Da allora vige la regola del riscatto dei primogeniti, infatti è scritto (Esodo 34, 19-20) Ogni primogenito è mio; mio è ogni primo parto maschio di tutto il tuo bestiame: del bestiame grosso e minuto. Ma riscatterai con un agnello il primo nato dell'asino; e, se non lo vorrai riscattare, gli romperai il collo. Riscatterai ogni primogenito dei tuoi figli. Nessuno comparirà davanti a me a mani vuote.
Se fosse accaduto veramente,
l'olocausto della figlia di Jefte sarebbe stato successivo all'esperienza di Abramo rappresentando un’evidente disobbedienza a Esodo 34, disobbedienza che il libro dei Giudici non stigmatizzerebbe in modo adeguato.
Inoltre Levitico (27, 2-5) illustra chiaramente le modalità secondo cui riscattare e commutare quanto promesso in voto senza peccare: Se qualcuno vorrà adempiere un voto in onore del Signore, basandosi su valutazioni corrispondenti alle persone, eccone i valori: per un uomo dai venti ai sessant'anni, il valore è di cinquanta sicli d'argento, conformi al siclo del santuario; invece per una donna, il valore è di trenta sicli. Dai cinque ai venti anni, il valore è di venti sicli per un maschio e di dieci sicli per una femmina ... per cui il riscatto della giovane figlia gli sarebbe costato solo 10 sicli: improbabile che non li abbia pagati considerando il lauto bottino che portava con sé dopo lo sterminio degli Ammoniti!

Aggiungiamo infine che l’offerta di primogeniti al Signore per consacrarli al servizio nel tempio è cosa ben nota e basta leggere il primo capitolo del primo libro di Samuele per rendersi conto del voto offerto come sacrificio incruento da parte di Anna per restare incinta: (1Sam 1, 11) Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo. Una volta nato il bambino lo condusse al tempio e ivi lo lasciò (1Sam 1, 27-28): Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch'io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore.

La tesi di Rabbi Kimki sul vav disgiuntivo, oltre che confermata dal primo libro di Samuele, fu condivisa infatti da parecchi rabbini e studiosi ebraici, non ultimo Levi ben Gershon (1288-1344), grande filosofo, astronomo, matematico, ebraista e talmudista francese.
Altri però non concordano e fanno notare come in Levitico si affermi che il riscatto non sarebbe stato possibile perché (Levitico 27,28-29): quanto uno avrà consacrato al Signore con voto di sterminio, fra le cose che gli appartengono: persona, animale o pezzo di terra del suo patrimonio, non potrà essere né venduto né riscattato; ogni cosa votata allo sterminio è cosa santissima, riservata al Signore. Nessuna persona votata allo sterminio potrà essere riscattata; dovrà essere messa a morte.
Ma questo passo dimostra in realtà esattamente il contrario: si votavano infatti allo sterminio solo i popoli scellerati conquistati nella terra promessa e non i poveri parenti o i malcapitati che si incontravano per primi sulla via ...le città e gli abitanti indigeni con tutti i loro beni, dovevano essere completamente massacrati e non si potevano né fare accordi con essi, né prendere alcunché in possesso come bottino; il sacrificio di una figlia non può essere assimilato in modo alcuno al voto di sterminio!
Leggiamo quindi attentamente per capire cosa avvenne (
Giudici 11, 39): Egli fece di lei quello che aveva promesso. È quindi da interpretare come evidenza che il voto fu adempiuto facendo dedicare la verginità della figlia a Dio.
La figlia di Iefte disse
(Giudici 11:36-37): “Trattami secondo la tua promessa” e aggiunse: “Mi sia concesso questo: lasciami libera per due mesi, affinché vada su e giù per i monti a piangere la mia verginità con le mie compagne”.
Ora capiamo in cosa potesse consistere questo dedicare la verginità così come capiamo cosa volesse dire per Anna
per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore: se si fosse trattato di restare vergine per sempre, come dire, farsi suora e chiudersi in convento, che motivo c’era di piangere per due mesi? Aveva tutta la vita davanti per piangersi addosso!
Qui si trattava di dedicare nel senso di immolare la sua verginità (maschio o femmina è indifferente, come ben sappiamo Nostro Signore è femminista ed è per l'assoluta parità dei sessi), di perderla, di donarla al Signore per mezzo dei suoi rappresentanti, i sacerdoti; ricordiamo poi che, in similitudine all’olocausto, doveva essere comunque un sacrificio di sangue, da versare sull’altare del tempio: evidentemente il gran sacerdote era uso infilzare ragazzini e ragazzine come tordi sull’altare
coprendolo di sangue virginale, come sangue di giovenca scannata (da cui l'uso del termine scannatoio per indicare un pied-a-terre).
E infatti, prima di immolare la sua verginità al tempio, la ragazza va in giro con le amiche a divertirsi in modo spensierato, sapendo che al ritorno dovrà soddisfare, nel nome del Signore, un’orda di vecchiacci bavosi che se la infilzeranno ripetutamente a turno.
La Bibbia continua narrando che, in memoria del destino della figlia di Iefte, per consuetudine,
(Gdc 11:39,40) le figlie di Israele vanno a piangere la figlia di Iefte, il gaaladita, per quattro giorni all’anno: quest’informazione ci dice anche quanto dovesse tipicamente durare la festa sacrificale che veniva fatta ai giovani primogeniti in sostituzione dell’olocausto, ben quattro giorni! Questo il tempo che le ragazze piangevano ogni anno per l’abuso che la figlia di Iefte aveva dovuto subire nel nome del Signore.
Il sangue virginale della figlia di Iefte sta per essere versato in sacrificio sull'altare del tempio
È da allora che è abitudine degli odierni sacerdoti, in memoria dei loro avi che avevano salvato la figlia di Iefte dall'olocausto immolandone la verginità sull’altare del tempio,  immolare i chierichetti dietro l’altare, in comode sagrestie, versando il loro sangue virginale nel nome del Signore: vi siete mai chiesti il perché del colore della loro veste rituale?
Chi sarà il prossimo a donare il sangue virginale sull'altare del Signore?
Come ci insegna il fratello Zaratù, i sacerdoti non sono che miseri esecutori della volontà del Signore che ha deciso di rinunciare ai sacrifici umani, ma ha preteso in cambio qualche millennio di repliche per La Chiesa degli Eretti, serie TV a sfondo pedopornografico sul canale 666 di Sky-Eden, da gustarsi comodamente stravaccato sulla sua nuvoletta.

Benedittanza

Quanta i giovinetti immolati in sacrificio per la salvezza delle anime nostre dall’ira del Signore
Quanta le volte che la figlia di Iefte si sarà chiesta perché mai il culo di Isacco abbia potuto godere di miglior destino
Quanta le volte che i primogeniti dedicati al tempio si saranno chiesti se bruciare sull’altare sotto un sacerdote nel nome del Signore non fosse peggio che bruciare sopra fascine in fiamme bestemmiando il nome Suo

Tancredi

11 commenti:

  1. Carissimo Tancredi,
    nella mia epistola iniziale ho citato alcuni passi evangelici che ci dicono quanto il Signore, oltre alla preghiera, apprezzi l’atto di “venire” in onore e lode nei suoi confronti, ma ho tralasciato un cenno importante che sottopongo adesso alla riflessione dei nostri fratelli lettori.
    Il Vangelo secondo Matteo riferisce questa frase rivolta da Gesù ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuol venire dietro a me prenda la sua croce e rinneghi se stesso” (Matteo 16, 24-28). Con questa frase Gesù offre Sé stesso in sacrificio per la remissione dei nostri peccati, e invita i discepoli a disporre l’attrezzo (prenda la sua croce) e a non badare alla propria propensione etero (rinneghi se stesso) per venirGli di dietro.
    Benedittanza a iosa.

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    1. Caro fratello in Cristo Zaratù, d'altra parte come abbiamo visto oltre ad una forte propensione per le drag Queen Nostro Signore ha sempre annunciato la sua venuta su tutta l'umanità, senza preferenze sessuali, una venuta, oserei dire, gender fluid, e senza preferenze di età (lasciate che i bambini vengano a me), ma anche venire sui bambini come si intuisce dal bambino nudo che fugge dall'orto di Getsemani all'arrivo della buoncostume.
      Cosa possiamo dire se non, sperando sempre che Volontà sia sessualmente ben disposta, "sia fatta la Sua volontà" da tutti noi!
      Benedittanza!

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  2. È sempre un'immensa gioia leggere estratti del Sacro Libro così significativi e ridondanti d'amor divino, corredati dalle interpretazioni e dalle opinioni d'esegeti seri e preparati come voi. Grazie per esserci e per fare chiarezza sul Vero Amore di Dio.
    Dense colate di benedittanza su tutti voi!

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    1. fratello in Cristo Hal, anni di studi teologici sono ben ripagati delle tue parole e dalla tua fede!
      benedittanza!

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  3. In quanto alla Prova d'Abramo, in Genesi, si sono versati fiumi d'inchiostro. Si sa che il testo ebraico dice che Abramo fu trattenuto da un angelo e vide un ariete impigliato con le corna e lasciò Isacco e prese l'ariete, ma già poco prima si parlava di un altro ariete, e qui sia Von Rad, che Rabbi Eleziar pensano che il primo ariete fosse Isacco. Il Midrash dice che gli arieti furono due.
    L'autore della Lettera agli Ebrei afferma chiaramente che Abramo offrì Isacco e lo uccise, sapendo che Dio può far risorgere dai morti. Insomma non sappiamo tutt'ora con chiarezza se sul Monte Moria Isacco fu ucciso o no.

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    1. Sorella in Cristo Mariella, Interessante questo tuo contributo esegetico. i Rabbi sono i veri detentori della conoscenza sull'Antico Testamento e la loro parola sulla volontà di Dio Padre è sicuramente da tenere in conto riguardo ciò che avvenne prima della venuta di Cristo. è un vero peccato che debbano bruciare fra le fiamme dell'inferno per non avere riconosciuto il Messia! Se in effetti Isacco fosse finito arrosto sulla brace di fascine preparata dal padre, Nostro Signore avrebbe avuto la possibilità di annusare per bene i suoi fumi per poi resuscitarlo (perché la promessa della progenie andava mantenuta). Avremo quindi ulteriore conferma che la sostituzione del sacrificio bruciati sull'altare a quello del bruciore inchiodati dietro l'altare è assimilabile alla resurrezione e che i nostri chierichetti aiutano i nostri amati sacerdoti nella ripetizione del sacrificio di Nostro Signore sulla Croce.
      Benedittanza!

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  4. Carissimo fratello Tancredi.
    È con cristiana umiltà che mi permetto sottoporti le seguenti riflessioni, a supporto della tua risposta a sorella Mariella, che ho letto e condivido totalmente, secondo cui il sacrificio umano avrebbe potuto essere sostituito dal sacrificio dello sfintere di Isacco.
    È vero che Isacco è stato risparmiato e al suo posto sta stato sacrificato un ariete, ma è evidente che sarebbe stato tutto più semplice e meno cruento portarlo al tempio dove i sacerdoti chi avrebbero impartito la benedizione.
    Non ci sarebbe stato un “sacrificio consumato dal fuoco, soave profumo per il Signore” e i vantaggi sarebbero stati molti: minor dolore per Abramo, minor paura per Isacco e salva la vita dell’ariete.
    Dio avrebbe rinunciato ai piaceri del divino olfatto, che sarebbero stati compensati dai piaceri dei sacerdoti del tempio.
    Isacco avrebbe avuto un po’ di bruciore al culo per alcuni giorni, che è sempre di gran lunga meno molesto del bruciore che avrebbe sofferto sulla griglia.
    Inoltre, se gli fosse piaciuto, avrebbe potuto tornare al tempio tutte le volte che lo avesse voluto per la gioia dei sacerdoti e per la maggior gloria di Dio.

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    1. Fratello in Cristo Zaratù, Hai perfettamente ragione, ma c'è da aggiungere di più: ai tempi di Genesi ovviamente Levitico e Deuteronomio non erano stati ancora dettati da Nostro Signore ai profeti: probabilmente Nostri Signore stava ancora meditando come si suol dire, in corso d'opera, le regole del gioco da imporre agli umani. è per questo motivo che i tanti comandamenti (più di 600 e non solo 10) non erano ancora noti e ci ritroviamo con le figlie di Lot che fanno sbronzare il padre e e se lo sbattono allegramente facendosi ingraiare in un gioioso e familiare threesome successivamente proibito (non è possibile vedere le nudità del proprio padre e vedersi nude fra di loro essendo parenti!); Ma anche Cam, sempre approfittando della sbronza del padre Noè, pare sia andato a titillargli il pene durante il sonno mentre sarebbe stata buona usanza volgergli le terga, ma nulla dice la Bibbia riguardo a tale azione come grave peccato perché la vista delle nudità del padre non è stata ancora additata come grave colpa.
      Questo per dire che Abramo avrebbe potuto provocare direttamente il bruciore sostitutivo al foglio Isacco senza scomodare i Sacerdoti del tempio, santa usanza che ancora oggi tanti padri cristiani svolgono direttamente senza perdere tempo a portar i figli in parrocchia.
      Benedittanza!

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  5. Grazie per la vostra opera a favore di noi ministri del CULto.Benedittanza densa e appiccicaticcia a Jooosa vi colmi di SS Speme Cristiana. Semper Voster Don Fecondo (Stasera sacrifichero' per voi la mia adolescente pollastra Cheney) S.L.G.C.& Q.G.P.D.M.

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    1. Carissimo fratello in Cristo e in Chillo, che la tua fecondità non faccia danni! Ricorda che le pollastre si sacrificano in modo da non spargere il seme ma anche da evitare di renderlo funzionale. Da quanto ci fai capire la tua devota discepola Cheney è già adusa all'onore del Signore, per cui sarà difficile che sangue venga sparso sull'altare come il Signore richiede: speriamo che tu possa fare almeno salire al Nostro Creatore i santi effluvi di cui abbisogna ché in fondo grasso che brucia egli richiede e un buon esercizio fisico può produrre gli stessi effetti trasformando calorie in calore con l'indubbio vantaggio di vedere calare la panza.
      Benedittanza!

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  6. Dio can, no ve vergognè de bestiemare cussì?

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