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Caro Girolamo,
mi chiamo Giusy e ti scrivo da Cagliari, la perla della Sardegna.
Ti leggo sempre con interesse, mi piace il modo con cui ti relazioni a noi giovani e ti apprezzo per l’impegno che profondi nell'ascoltarci capirci ed avvicinarci a Dio, guidandoci nelle nostre esistenze spesso dissolute vissute nell'ombra del peccato. Vorrei anche io chiederti un parere.
Quattro anni fa, durante il primo atto di masturbazione, feci la scoperta di una mia “particolare dote”.
La credetti un “dono”, anche se ben presto capii che era alquanto eufemistica come denominazione. Infatti, alla seguente visita specialistica, mi fu ahimè diagnosticata una patologia molto rara dell’apparato uro-genitale, nota come “eiaculazione femminile”.
È la mia Croce, mi impedisce tutt'ora, eccetto pochi disastrosi tentativi, di “frequentare” un uomo senza che io mi senta, durante il culmine dell’amplesso, peccaminosa, immonda e completamente rotta alla libidine ed al piacere della carne.
Non voglio scendere nel particolare, ma è proprio quello che mi succede. Sono sicura che se scomparisse, sarei soddisfatta di veder la mia vita sessuale divenire normale, come quella di ogni buona Cristiana.
Ho pregato molto affinché queste manifestazioni scomparissero, ma invano; sono angosciata, ho paura che non riuscirò mai a trovare una persona che ami e che mi accetti per quella che sono.
Grazie in anticipo per la risposta,
Giusy dalla Sardegna.
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