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lunedì 20 gennaio 2014

Sesso? Si grazie! l'amore fisico: rito di avvicinamento al Signore




Cari Fratelli in Cristo,
Riprendiamo qui una serie di interventi critici che
il Fratello in Cristo Claudio ha avuto la benevolenza di indirizzarci. Tali  commenti non possono non essere sentiti come conseguenza dell’amore universale di Dio verso l’uomo, e degli uomini verso Dio e fra loro, ma sempre in nome di Dio, ed è con sommo piacere che ci accingiamo a rispondergli.
Riportiamo, cercando di minimizzare i tagli, sia i commenti del Fratello Claudio a cui avevamo già dato risposta, sia i commenti successivi.
Di seguito le nostre risposte, senza la presunzione di convertire nessuno alla nostra posizione, ma nella speranza che a valle del dialogo si sia tutti più vicini a Nostro Signore. 
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"In 1 Pietro 14-16 è chiaro l’invito ad ogni credente ad aspirare alla santità: “ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta”.
In Galati 5, San Paolo parla delle opere della carne e di quelle dello spirito, dicendo chiaramente come sia doveroso “camminare secondo lo spirito”. Tra le opere della carne sono menzionate anche orge e fornicazioni. L’amore è menzionato solo come opera dello Spirito. Siccome le opere dello spirito e quelle delle carne sono contrarie le une alle altre, (Galati 5, 17), si deduce che i rapporti sessuali di gruppo e i rapporti sessuali che avvengono fuori dal matrimonio (desideri della carne) non hanno a che fare con l’amore (che viene invece dallo spirito)."
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 Seconda parte a seguito dei nostri primi commenti di risposta

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 "Il peccato originale di Adamo ed Eva, non è la scelta della vita, in quanto la vita è stata loro donata e Dio stesso comanda loro di essere fecondi e moltiplicarsi! (genesi 1, primo versione della creazione dell’uomo). Il peccato sta nella disobbedienza all’unico comando che Dio aveva dato loro. L’albero della conoscenza, o albero del bene e del male, non si riferisce certo al sapere scientifico che viene da una mente umana per quanto geniale e profonda, ma al sapere universale che possiede solo chi è creatore dell’universo.
Dio dunque, ha messo Adamo ed Eva nella condizione di scegliere una cosa ovvia: non mangiare quel frutto, perché il sapere di Dio non appartiene all’uomo (è distante quanto la terra dalla luna, dirà poi Gesù). Loro però, non fidandosi, ed aspirando a diventare Dio loro stessi, hanno disobbedito. Il peccato è mettere la propria volontà, il proprio ego al di sopra di tutto, tanto da pensare che il creatore del mondo abbia dato un comando che non va seguito.
L’atto d’amore rappresenta la ribellione alla fede? Non c’è eresia più grande!! In genesi 1, 28 Dio dice siate fecondi e moltiplicatevi!! Dio comanda l’atto sessuale, prima di tutto, perché è cosa buona! Del resto tutto il Cantico dei Cantici (nome che ne sottolinea l’importanza) è un inno all’amore totale, carnale e spirituale, tra maschio e femmina, come termine di paragone dell’amore di Dio per la sua Chiesa.
Parlare dell’atto d’amore come una ribellione o come una cosa contraria al comando di Dio è fortemente sbagliato.
Se è Cristo che, morendo e risorgendo, ha dato il via libera all’amore carnale in ogni sua forma, come mai l’antico testamento è pieno di fatti di poligamia, fornicazione e quant’altro, senza mai un accenno alla gravità del fatto o al significato di ribellione che questi gesti portavano con se, mentre non se ne parla nel nuovo quando invece sarebbe stato tutto lecito?
“La vita è vita perché c’è la morte”? Questa è una bestemmia: la vita è Dio (”io sono la via, la verità e la vita” dice Gesù), e Dio esiste a prescindere da tutto il resto, altrimenti, se Dio dipendesse dalla morte, sarebbe un dio della morte, meglio definito come diavolo.
Da quello che lei dice, si deduce che prima Dio mette l’uomo in condizione di doversi ribellare per poter vivere, creando la donna da una costola, e poi vien giù a morire per rimettere le cose a posto … Non credo che Dio faccia e disfaccia la stessa cosa con tanta complicazione come tutta la storia dell’Antico Testamento, non le pare? Sarebbe un disegno folle e illogico sotto tutti gli aspetti.
Se, da Giovanni in poi niente può essere cambiato di ciò che è scritto, come mai Gesù risorge? Mi vien da dire: ma come? Prima crea il pasticcio della separazione della donna; poi salva tutto morendo; poi imbroglia la morte e torna vivo??? E’ la morte di Gesù che salva o è la sua resurrezione?? Quest’ultima domanda è fondamentale!
I fidanzati al tempo di Gesù erano tutt’altra cosa da quelli di oggi: il fidanzamento era già promessa definitiva di unione. Si tratta di un rito diverso dunque dal nostro. Il fidanzamento oggi è inteso come periodo prima dell’unione definitiva, per discernere e capirsi; allora era già definitivo.
La legge di Dio come ci insegna la Chiesa cattolica, non è punitiva o restrittiva, come chi dice chi non ne conosce lo spirito e non vi si addentra, ma è felicità e bellezza, a partire dalla genesi quando Dio dice di ogni cosa creata che è “tob” cioè buona, genuina, santa! Lo dice chiaramente la lettera di Giacomo al capitolo 1: “25 Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla. 26 Se qualcuno pensa di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana. 27 Una religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo.”
L’errore grave che lei fa, è di confondere il sesso e l’atto sessuale, con l’amore. La distinzione tra queste due cose è chiara a tutte le civiltà e a tutte le religioni, addirittura in oriente esiste il sesso tantrico, cioè un rapporto sessuale che avviene senza il contatto dei corpi (chi lo pratica dice che il piacere è lo stesso). I monaci di ogni credo, sempre si conservano puri da attività sessuale per prediligere la vita spirituale.
Si può ammettere che una vita sessuale molto attiva non sia un peccato da dannazione eterna, ma asserire che Gesù sia morto per dare il via libera ai piaceri della carne, come se quelli fossero il grande dono di Dio all’umanità, vuol dire che siamo di fronte ad un’eresia!"
Perché dice che "la vita è vita in quanto c'è la morte", perché questa frase è più da figli delle tenebre che della luce. Lei dice che la morte da senso alla vita! Gesù risorto allora che senso avrebbe? E sappiamo entrambi che a dare senso al cristianesimo è la risurrezione di Gesù in seguito alla morte, e non la sua morte e basta.»


Caro Fratello in Cristo Claudio,
Le questioni che poni sono tante e complesse; cercherò di rispondere a tutte organizzando un discorso che includerà in parte cose già dette nei commenti. 
Su diversi passi ed interpretazioni della Scrittura non siamo e non saremo d’accordo (e non siamo gli unici cristiani a non essere d’accordo fra loro, se contiamo il numero di “chiese” che popolano il mondo), ma su altri penso di essere stato frainteso e cercherò di chiarire il mio pensiero. 
Nell’Antico Testamento si narra la prima fase dell’evoluzione dell’umanità: la donna è creata da Dio come costola dell’uomo perché con l’uomo si ricongiunga e torni ad essere una sola cosa nell’atto d’amore. Nostro Signore dice “crescete e moltiplicatevi”: l’atto d’amore non è consentito, ma ordinato, ed ordinato solo a fine procreativo.
L’atto d’amore senza fine procreativo rappresenta perciò la ribellione alla fede, ma ribellione è anche cercare di conoscere solo ciò che Dio solo può conoscere. Gli umani scambiano la Vita eterna che Dio ha dato loro, Vita di cui non possono capire e conoscere i meccanismi, ma possono solo godere, con la vita terrena effimera nella quale possono aspirare faticosamente ad una conoscenza seppure limitata.
È giusto ciò che è scritto, Dio è la “Vita”: sì! Nostro Signore è Vita, ma Vita con la V maiuscola: oggi sappiamo per certo cose che, chi scriveva l’Antico Testamento sotto l’illuminazione del Signore, non poteva sapere e quindi aveva difficoltà ad esprimere chiaramente tali concetti confusi come la luce accecante di un'illuminazione.
Il nostro universo è uno spazio-tempo a quattro dimensioni; il tempo è una dimensione dell’universo in cui noi viviamo; la vita, la nostra, ha inizio e fine nel nostro tempo: nulla ha a che fare con la Vita di Nostro Signore che esiste in un’altra dimensione al di là del nostro tempo (egli è il creatore dello spazio-tempo e noi non siamo panteisti, quando uso tale parola, la uso sempre tra virgolette non tanto per non andare in eresia, quanto per spiegarne l’uso a livello puntuale, l’incarnazione può essere considerata una forma di panteismo momentaneo, e non generale); la Vita di Nostro Signore al di là dello spazio-tempo è qualcosa di superiore e inconcepibile per noi. La vita offerta inizialmente all’uomo era quella nella dimensione superiore, la Vita, in cui il tempo si esplica in modo a noi incomprensibile non essendo data la morte. Il morso simbolico alla mela ci ha “declassati” a questo universo, a questo spazio-tempo dinamico ed effimero in cui la vita con la v minuscola ha un ciclo che si chiude con la morte (per noi e per l’universo stesso).
Questa nostra morte che non dà certo alla vita un senso superiore alla Vita eterna a cui abbiamo rinunciato, ma dà l'unico senso a cui abbiamo diritto: vivere quel tanto da procreare lasciando ai figli in eredità tale compito da perpetuare in nome di Dio.
Per rendere imperfetto, ma dinamico quest’universo, Nostro Signore vi ha “soffiato” la vita: gli scienziati la chiamano inflazione, quell’espansione inspiegabile e istantanea avvenuta nei primi istanti dopo la creazione; prima tutto era un magma uniforme (la creta da cui viene modellato l’uomo), magma privo di quelle differenze da cui la vita dell’universo, per come la conosciamo noi, e quindi la nostra vita sulla terra, mai sarebbe potuta emergere; ma col “soffio”, con il contatto con il “respiro” di Nostro Signore, l’universo si gonfia e dall’espansione successiva nascono “miracolosamente” (gli scienziati infatti non hanno trovato spiegazione) quelle differenze che consentono la nascita delle galassie per arrivare fino a noi.
È come quando noi gonfiamo un palloncino: dopo il primo soffio occorre vincere la resistenza iniziale (è l’inflazione), col secondo occorre vincere una forte resistenza, ma a questo punto, il palloncino si espande tutto d’un tratto e quindi, subito dopo continua a velocità costante la sua espansione.
Un giovane credente rappresenta come Nostro Signore produsse
l'inflazione e la successiva espansione dell'universo
Per capire il concetto di magma indistinto da cui senza inflazione non sarebbe potuta nascere la vita, dopo averlo gonfiato abbastanza, segniamo tanti puntini neri con un pennarello indelebile: sono le galassie; se sgonfiamo il palloncino apparirà indelebilmente e completamente nero: è il magma senza vita, prima del “soffio” vitale. È la cenere a cui torneremo, ma solo transitoriamente, perché se avremo fede in Gesù Salvatore, Nostro Signore ridonerà a noi la Vita, non quella di questo universo, ma quella eterna al suo fianco!
Perfino nella “cottura” della creta che è presente in molte narrazioni della creazione, possiamo ritrovare il senso delle temperature iniziali dell’universo che hanno reso possibile la nascita degli elementi chimici da cui la vita! Tutto Nostro Signore ha spiegato ai profeti (non tutti purtroppo sono raccolti nella Bibbia, ma solo quelli che hanno riferito le verità essenziali), i quali hanno scritto, come hanno potuto, l’incommensurabile rappresentato a loro come visioni di un qualcosa di troppo alto e incomprensibile per essere riportato in parole umane!
Quindi la vita, ma quella con la v minuscola, è, purtroppo per noi, vita perché c’è la morte, la vita di cui conosciamo bene il ciclo. La conoscenza è tutto ciò da cui dipana il nostro intelletto, l’anima, ma anche il corpo: è quindi la conoscenza carnale da cui si genera nuova vita, ma è anche conoscenza della vita stessa, e quindi comprensione faticosa e limitata della natura e quindi scienza; ma L’Antico Testamento chiede all’uomo l’atto di fede: al fine di espiare la colpa originaria di avere scelto la vita rinunciando alla Vita, l’uomo rinunci.
Per inciso, è per tale motivo che il peccato originale è di tutta l’umanità e non solo di chi apparentemente ha compiuto la scelta: la scelta della vita rinunciando alla Vita è di tutti gli umani per il solo fatto di essere qui!
Per tale motivo occorre che l’uomo espii con la rinuncia.
La conoscenza deve essere limitata al volere del Signore, se la punizione alla richiesta di vita è stata la morte che prelude alla generazione di nuova vita, l’atto d’amore fra umani ha, nell'Antico Testamento, solo lo scopo della procreazione, il sentimento reciproco è secondario, può essere solo spirituale, come fraintenderanno alcuni degli apostoli non recependo appieno il messaggio innovativo di Cristo, così come la comprensione della scienza non deve essere rilevante, conta solo l’amore verso Dio; occorre così espiare la colpa del peccato originale che quindi non è tanto all’origine dell’umanità stessa quanto all’origine di ogni umano.

Poi però, Nostro Signore nella sua immensa bontà, attua il suo disegno: scende fra di noi e si fa uomo. Si fa uomo per essere coscienza dell’umanità, e, nel farsi uomo, esperisce la “conoscenza”: ci viene occultata la conoscenza del Suo amore carnale (anche se alcuni apocrifi ne riferiscono), ma sappiamo che la sua conoscenza dell’umanità e dell’universo va oltre ciò che possiamo immaginare.
Conosce l’animo umano: sul lago di Tiberiade la giornata si protrae, ma i discepoli hanno paura a tirare fuori il loro poco cibo; Nostro Signore conosce l’animo umano e sa che quella moltitudine non può essersi allontanata dal paese fino al lago senza provviste: sa che l’uomo è vile e che tutti hanno la stessa paura degli apostoli. Gesù offre il poco cibo che ha con se a chi gli è vicino: Egli conosce altrettanto bene anche gli aspetti positivi dell’animo umano e sa che tutti smetteranno di avere paura ed offriranno ai loro vicini il poco che hanno. È la moltiplicazione dei pani e dei pesci: poca cosa invero la magia rispetto al miracolo di avere tirato fuori la generosità da una moltitudine! Ma la conoscenza è anche scienza, che conosce la materia vivente, guarisce e risuscita in modi incomprensibili agli umani del tempo e forse anche a noi.
 
La conoscenza esperita da Cristo è quindi e soprattutto conoscenza della vita, con la v minuscola, e quindi della morte. Gesù aveva bisogno di morire su una croce per restituirci la libertà dal peccato originale? Non è forse onnipotente? Nostro Signore vuole la conoscenza della vita e della morte in questo spazio tempo da lui creato dall’esterno, e viene a rappresentare qui, dentro il Suo “giocattolo” (l’universo), per noi il Suo Sacrificio estremo: la terra trema e il cielo si oscura, Dio, fatto uomo, muore, l’umanità può finalmente essere libera dalla colpa di avere scelto la vita.
L'umanità è ora libera quindi di godere la vita e i doni di Dio: l’uomo può acquisire conoscenza senza temere di offendere il Signore, può amare i suoi simili e Dio, perché l’amore è infinito e cresce esponenzialmente se cresce l’oggetto d’amore, può vivere in amore ed armonia i piaceri della carne senza più assurdi sensi di colpa e non solo al fine di procreare e sopravvivere per procreare.
Anzi rifiutare i doni del Signore è la vera bestemmia perché quei doni oggi non devono essere più punizione, sono essi l’essenza stessa della vita che si perpetua nella morte e rinascita dei propri figli portatori del nostro patrimonio genetico in attesa della resurrezione della carne alla fine del tempo.
Tutto ciò che il nostro animo riconosce come “morale” deve essere perseguito nel nome di Dio, perché l’animo è forgiato alla nascita da Nostro Signore per riconoscere il bene e il male, come oggi le neuroscienze, acquisite grazie alla volontà liberatrice di Cristo, ci insegnano.
E il nostro animo riconosce infatti (certo se non strumentalizzato e forgiato da educazione falsa, malata e repressiva) tutto ciò che Dio ci ha donato come inno a Nostro Signore. E tali doni non solo possono, ma devono essere praticati con gioia dall’umanità per lo stesso motivo per cui, prima della liberazione operata da Cristo col suo Sacrificio, tutto ciò non doveva essere dato, pena la morte, morte nel senso di dannazione eterna dell’anima.
 
Quando San Paolo parla di orge, di fornicazione, di omosessualità si riferisce alla perversioni tutte, non all’amore dello spirito che si fa materia nella vita terrena. Si riferisce all’azione degli uomini malvagi, servi del demonio che operano perseguendo il male per il piacere di farlo. L’atto d’amore carnale liberato dalla procreazione, ricerca del piacere insieme alle persone amate (o da solo), ma sempre con Nostro Signore, è invece uno dei tanti doni che Gesù ci ha fatto morendo sulla croce.
Ma, ricordiamo sempre! un amore che in ogni istante a Dio va dedicato, perché è vero che l’anelito dell’uomo è verso l’amore spirituale, ma è anche vero che siamo inscindibilmente anima e corpo, almeno oggi e fino alla morte, e perciò amore dei corpi deve “essere”, che senza il corpo mortifica l’anima, così come senza amore dello spirito il sesso non può essere amore: se l’atto sessuale diventa ricerca del puro piacere fisico e l’anima non ne è coinvolta, l’anima muore. Non muore, purtroppo verrebbe da dire per il peccatore che non sa a cosa va incontro, ma lo Spirito Santo se ne allontana ed è come e più che morta. 

Fuori dal matrimonio: cosa è il matrimonio? Sappiamo ad esempio che ai tempi di Cristo due fidanzati non erano considerati adulteri, certo come mi correggi, il fidanzamento era già un patto di matrimonio, ma non era così fino a un centinaio di anni fa (prova a chiedere ad un anziano di una zona rurale cosa rischiava chi lasciava una fidanzata ...)? Chi oggi definisce sposi coloro che si amano nel nome del Signore? Un sacerdote cattolico? un anglicano? O un altro sincero credente amico degli amanti innamorati? Quanti devono essere gli amanti che vogliono essere insieme una famiglia? 

Festa per un Matrimonio felice fra Cristiani poligami in Senegal
Nostro Signore approva tutto ciò che è amore, rifugge e rinnega tutto ciò che è male e perversione! Guai a rattristare una creatura di Dio negandole i doni di Dio stesso! Rattristerebbe anche Nostro Signore!
Bestemmia sì, Nostro Signore, non chi gode dei suoi doni, ma chi ne nega i piaceri alle creature del Dio stesso, di fatto disprezzando la vita stessa, il Suo dono più bello. Bestemmia Dio chi mortifica e offende la creazione e di essa la creatura più perfetta: l’umanità!
Quando tu uomo creato da Dio assapori del cioccolato creato da Nostro Signore credi di offenderLo o di glorificarLo?
Quando tu uomo creato da Dio ti annulli in un orgasmo simultaneo con la donna che ami, madre dei tuoi figli, grazie agli organi sessuali creati da Nostro Signore credi di offenderLo o di glorificarLo?
E se una donna ama e si fa possedere in modi che al pervertito sembreranno immorali, da più uomini che accettano e ricambiano questo suo amore, per il solo fatto che sentimenti così grandi e positivi possono nascere nell’animo umano creato da Nostro Signore credi che Nostro Signore ne sarà offeso o glorificato?
E tutte queste verità sono nelle Scritture, ché dall’Apocalisse di Giovanni in poi nulla può essere tolto e nulla aggiunto a quanto è stato scritto per sua mano ovvero da dopo l’assunzione in Cielo fino al ritorno di Cristo in terra alla fine del tempo. Chi tenterà di togliere o aggiungere, per quanto si presenti in modo apparentemente divino, sarà l’Anticristo: cosi è scritto, Giovanni, per volontà del Signore, ha dato a se stesso l’ultima parola: (Apocalisse 22, 18-19) A chiunque ascolta le parole della profezia di questo libro io dichiaro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; e se qualcuno toglierà qualcosa dalle parole di questo libro profetico, Dio lo priverà dell'albero della vita e della città santa, descritti in questo libro.


Solo  capire e, dove ciò è arduo, umilmente tentare di interpretare sperando nella corretta illuminazione ci è stato dato, e nulla più. Ma invero basta quindi che semplicemente giunga a noi la luce per aiutarci a leggerle nel modo giusto e lasciarsi guidare dalla fede. E dico semplicemente perché lo Spirito Santo giunge a noi per pura volontà divina, certo non per nostri sforzi o inutili affanni.
 
Una parola riguardo al “Disegno di Dio”: visto da noi umani, se guardato colla ragione e non col cuore, Esso appare poco più che uno “scarabocchio”! Perché mai Nostro Signore avrebbe dovuto creare l’uomo, le piante e gli animali e poi fare tabula rasa col diluvio universale? E qui non si tratta di allegorie: se i profeti ci hanno descritto il diluvio secondo la volontà di Dio, prova che sia veramente avvenuto è la narrazione in testi scritti da testimoni (non illuminati sulle vere ragioni) ben prima delle Sacre Scritture (Atei stolti portano questa come prova che la Bibbia è copiata da testi precedenti, non capiscono invece che è proprio la prova che la Bibbia dice il vero!).
Dio ha cancellato la sua opera per ripartire da Noè e da tutti gli esemplari di coppie di animali. Perché? Un ateo direbbe: “avete un Dio pasticcione! Poteva fare subito tutto perfetto!”. Ma chi può avere l’ardire di capire il disegno di Dio? Certo non noi uomini.
Che Dio è, per un razionalista, un Dio che prende il suo più devoto fedele, rende sterile il suo matrimonio per un secolo, dopo tale periodo gli concede un figlio, ma poi gli chiede di ucciderlo? Qui alcuni vogliono ardire e cercare di capire un messaggio per i posteri, ma non vi è nessun messaggio nascosto se non quello banale: nulla conta di più nella vita terrena se non l’amore di Dio; non è possibile amare tuo figlio se non ami di più il tuo Dio, ma se è in te l’amore di Dio, nulla ti toglierà quello di tuo figlio. Non contano le azioni, ma l’amore di Dio, ma se ami Dio e Dio ti ama, lo Spirito Santo scenderà su di te e le tue azioni saranno sante. Attenzione! È per questo che senza amore di Dio, un ateo che ha vissuto azioni “apparentemente” sante verso la sola umanità, sarà dannato in eterno! Al contrario chi ha amato il Signore, grazie alla luce riflessa dell’amore di Dio, ha amato anche gli umani e eventuali azioni sante nascono a corollario di ciò ma non sono necessarie alla sua salvezza eterna, ne sono solo conseguenza! Quando Giacomo parla delle azioni, lo fa perché per gli umani “sempliciotti” a cui si rivolge è più facile riconoscere chi è santo dalle conseguenze (le azioni buone verso orfani e vedove) che non dall’intangibile (a loro) amore di Dio, ma è certo l’amore di Dio che viene prima e non le azioni, solo mera conseguenza.
Diciamo tutto questo con parole che potrebbero confondere un ateo e avvicinarlo al Signore: se non sei in grado di sentire l’amore universale, nel senso in cui Platone definisce gli universali, e di provarlo come sentimento assoluto e imprescindibile, il bisogno incondizionato di amare ed essere amato, non di amare una certa persona, ma di amare “punto”, non sei veramente in grado neanche di amare il prossimo. Ma siccome Dio è Amore, se non ami Dio, non hai l’amore (e quindi, ma solo per inciso, non puoi amare neanche gli umani) e sarai dannato! Ma riconoscere l’amore universale non è sufficiente, per la salvezza occorre riconoscere che quell’Amore universale a cui il platonismo ci avvicina (ed è per questo che alla Chiesa medioevale Platone è sempre piaciuto tanto) è l’indiscriminato atto di amore del sacrificio di Cristo che nella Crocefissione si fa Nostro Salvatore!
Ma ciò che noi viviamo, ciò che conosciamo, ciò che sentiamo è ora, era ieri o sarà domani, ma comunque è nell’effimero; ed è per forza in questo ed in ogni altro istante di tempo che Nostro Signore ci dona che dobbiamo glorificarLo tramite i suoi doni, ed ogni istante sprecato a non glorificare il Signore, godendo dei suoi doni nella “Conoscenza” in ogni sua possibile forma, è una bestemmia.
Perché tutto questo non vada perduto come lacrime nella pioggia, quando lo spirito volerà via dal corpo abbandonato dalla vita così come la colomba abbandona le mani che si schiudono di chi non ha più forza per trattenerla, occorre che mai la coscienza della vita ci abbandoni, mai distrattamente un istante deve passare senza che sia gloria a Nostro Signore nei nostri corpi e nei nostri cuori che una sola cosa sono in questa vita.
 
La morte e la colomba
Tutto sia un inno alla vita, mai una mortificazione!
Solo chi vivrà queste verità verrà riconosciuto da Nostro Signore come colui che lo ha accettato come Salvatore e solo lui avrà il dono della vita eterna dopo la resurrezione della carne.
Coloro che continuano a mortificarNe i doni sono quelli che continuano a vivere nel peccato originale e credono di dover continuare a rispettarne i precetti di espiazione, ma proprio per questo non si sono accorti del Sacrificio di Nostro Signore sulla Croce, lo hanno sentito raccontare, ma non lo hanno capito, non ne hanno percepito il messaggio, non si rendono conto di cosa ha fatto Nostro Signore morendo per noi nello spazio-tempo che ci ha donato, mentre avrebbe potuto comunque liberarci evitando di compromettersi con la “conoscenza” nel senso strettamente umano della parola: è venuto a soffrire, a “conoscere il dolore degli uomini”, perché noi potessimo capire che ora potevamo accettare finalmente i suoi doni.
È quindi mia (personale e quindi fallibile) comprensione del Sacro Testo che sia il Sacrificio di Nostro Signore a ripulirci dal peccato originale e che la resurrezione sia “solo” l’atto che ristabilisce la posizione di Nostro Signore, per noi messaggio eclatante e prova tangibile che la promessa a noi resurrezione dei corpi avrà luogo.
Stiamo parlando dell’incomprensibile a cui solo la fede ci può condurre, ma voglio tentare un esempio simbolico che non vuole certo ardire a somigliare neppure lontanamente ad una delle parabole che narrava Nostro Signore.
Uno scienziato (essere che vive in un universo fisico a tre dimensioni) coltiva su un vetrino dei microorganismi che vivono quindi su un liquido di coltura superficiale; essi vivono quindi in un universo che ha due dimensioni.
La pellicola superficiale è di un materiale liquido che per l’umano è ulcerante; lo è anche, ma meno, per gli esserini, perchè è al tempo stesso il solo mezzo in cui possono, seppure brevemente, vivere.
Lo scienziato vede che gli esserini sono in sofferenza e sa che per evitarne l’estinzione occorre rinvigorire la pellicola e questo può avvenire solo aggiungendo cellule umane al liquido di coltura.
Egli potrebbe staccarsi una pellicina e poggiarla nel liquido di coltura, ma, preso da amore per le sue creaturine, avvicina invece, senza tema alcuna, un suo polpastrello alla superficie e la tocca.
 
Il polpastrello dello scienziato si sacrifica per la salvezza degli esserini

Con grande gioia per la salvezza insperata, ma anche sgomento, gli esserini, vedono morire per loro il “loro” creatore (lo scienziato). Anche se in realtà è solo la pelle di un polpastrello, loro, vivendo in due dimensioni, vedono morire tutta e sola la parte del ”loro signore” che possono vedere e che quindi è per loro “l’incarnazione” dello scienziato scesa a sacrificarsi nel loro universo; lo scienziato invece prova la sensazione che per gli esserini è la morte nell’acido in cui vivono la loro effimera esistenza.
Il fatto che lo scienziato ritragga il dito (resurrezione) comunica agli esserini che anche per loro potrebbe esserci una resurrezione, ma è il sacrificio che ha salvato le anime degli esserini dalla morte!
Ribadisco quindi che, sempre a mia modesta e risibile comprensione dei Testi Sacri, in qualunque forma si manifestati l’amore nostro verso Dio, saremo salvi solo se Dio stesso avrà la bontà di illuminarci con lo Spirito Santo (che sempre rimanga su di noi!), ma che, essendo noi esseri fisici e non spirituali, per specifica volontà del Signore (avrebbe potuto farci angeli), se nel dimostrare il nostro amore verso Dio pensiamo di dovere scindere l’anima dal corpo, abbracciamo voluttuosamente il peccato di superbia, arrogandoci infatti il diritto di giudicare un dono del Signore indegno per glorificarLo.
Amare il nostro corpo, amare con il nostro corpo sono atti di devozione, l’asceta si illude di avvicinarsi all'eterno, ma allontanandosi dal suo corpo si allontana da Dio! I monaci buddisti come gli eremiti medioevali non hanno capito, cercarono una pace interiore di questo mondo estraniandosi dalla vita, ma illudendosi di trovare l’infinito dentro il loro animo, invero limitato da spoglie terrestri, hanno finito per rifuggire questa vita perdendo, di conseguenza, la Vita eterna.
Bere del buon vino senza eccedere e rovinarsi il fegato, godere in compagnia dei piaceri della tavola con la dovuta moderazione tale da non rovinarsi l’apparato digerente ed ingrassare rovinando il corpo tempio di Dio, rinforzare, invece, il corpo per ottenere muscoli il più perfetti possibile, senza però abusare di sostanze tossiche che lo danneggerebbero sotto altri aspetti, praticare sesso in armonia con le persone che amiamo senza arrivare ad estremi che possano provocare ferite, infezioni e malattie e quindi danneggiare il tempio della nostra anima; questo è bene, questo è vivere la vita in onore del Signore.
Tali pratiche devono essere considerate, se attuate sempre con la coscienza dell’amore di Dio, come forme di preghiera e di ringraziamento ovvero rivolgendo sempre il pensiero a Nostro Signore, siano esse bere alcolici, mangiare, fare body building, praticare sesso tantrico, sesso anale, sesso orale, sesso di gruppo, doppie penetrazioni, masturbazione, persino simulare il piacere per non deludere il partner, o qualunque altra fantasia erotica possa donarci Nostro Signore.
Simulazione
Per chi crede che tutto questo sia un messaggio peccaminoso e libertino, aggiungo: è tanto facile che l’asceta sia dannato per superbia, quanto che sia dannato per egoismo chi gode dei doni del Signore, se dimentica l’amore e il sacrificio di Cristo per un solo istante o se ne abusa (incontinenza ed ingordigia sono peccati altrettanto gravi che la superbia)! 
Ma l’anima di coloro che non hanno capito non risorgerà.
Per chi crede che gli esegeti di Risposte Cristiane siano i soli a pensarla così, citiamo Ralf Schmidt, Pastore Luterano e i suoi sermoni gioiosi: 
http://open.salon.com/blog/lost_in_berlin/2012/08/06/jesus_wept_pastor_performs_erotic_worship_service
  
Ettolitri di Benedittanza risalgano dalle vostre caviglie al vostro cuore inaridito a disinfettare dal peccato e dall’incomprensione le vostre anime benedette, come acqua di sorgente nascosta nella sabbia del deserto irrora l’erba verde del prato dell’oasi.
 
Il vostro Illuminato Tancredi

mercoledì 15 gennaio 2014

Intervista a Profundo Martinez: confessioni di un Illuminato Cristiano



Cari fratelli e sorelle in Cristo,
Sono Mafalda, la coordinatrice del Risposte Cristiane Fans Club, e ancora una volta ho l’onore di condurre un’intervista ad un Illuminato Cristiano. Chi mi conosce attraverso facebook sa che il mio sogno è scrivere un giorno per il settimanale “Miracoli”, e spero che queste interviste possano farmi conoscere un po’ nell’ambiente Cristiano come giornalista esperta di temi sacri. Ringrazio Moreno che mi dà l’opportunità di condurre interviste su un blog a così alta visibilità come Risposte Cristiane, e do il benvenuto all'Illuminato Profundo Martinez.



INTERVISTA A PROFUNDO MARTINEZ


Mafalda – Buonasera Illuminato Profundo. Lei è finora rimasto una figura un po’ nascosta tra gli Illuminati Cristiani, ed è da tutti considerato un saggio silenzioso che però non esita a mettere la sua grande conoscenza a disposizione dei giovani che ne abbiano bisogno. Ci può brevemente raccontare la sua storia?

Profundo – Buonasera a te Mafalda, e un saluto a tutti i lettori del blog. Sì è vero, sono una persona piuttosto riservata, sai, la contemplazione, così come l’adorazione, è una delle attività che preferisco e mi piace parlare solo quando è necessario. Ti racconto in poche parole la storia della mia lunga vita – sono discendente di italiani emigrati in sudamerica. Mio nonno materno fuggì con la famiglia dalle carestie conseguenti la prima guerra mondiale ed il fascismo, ed arrivò con un barcone pieno di emigranti in Venezuela dove ha vissuto in povertà con la sua famiglia di ben 14 bambini. L'unico libro che avevano in casa era la Bibbia. Mia nonna materna, che era italiana e cattolicissima, non aveva mai imparato a leggere e quindi mi ritrovai a leggere i Vangeli in italiano per lei sin da una tenera età.

Ho così imparato l’italiano ed ho anche iniziato a frequentare varie chiese di varie confessioni, ma leggendo la Bibbia ho capito che la vera e unica Chiesa era solo quella Cattolica Apostolica Romana ed ho deciso quindi di partire per l'Italia per diventare sacerdote, e specializzarmi in esorcismi.

Sono andato in pellegrinaggio a Roma e poi in un paesino del nord Italia, Almenno San Salvatore, nel bergamasco. È il paese natale di Moreno, che avevo conosciuto attraverso il grandioso portale web della parrocchia. Fatti un giro sul loro sito, il portale l’ha creato proprio Moreno, che come sai è uno sviluppatore software, gratia et amore deis, per maggior lode al Signore.
Ecco il link:

http://www.almennosansalvatore.bg.parrocchiesulweb.it/

Lì i fedeli della parrocchia della pianura padana mi parlavano di questo uomo che era stato visto con un'aureola attorno alla testa mentre scriveva al computer. Ho voluto conoscere Moreno: ho sentito come una freccia in me che mi indicava che dovevo seguire quell'uomo, e sentivo i piedi leggeri come se volessero seguire il suo cammino.

Dicono di Moreno i suoi paesani: "Moreno ol Signùr e la Madona ghe vol bé, al vist na curuna al capo. L'è un bon fio, el te porteres l'acqua anche co i orège. Al canta bé come ü canarì de foss. L'è intrek come öna bora. Ol diaol nol zöga dét, el scapa via. Nol ghà pecat, sbaja pò i précc a dì mèsa, lu no. L'ha ést ol lüf, el lüf se ghà mansìo."
(La traduzione: "A Moreno Gesù e la Madonna gli vogliono bene, l'ho visto con un'aureola attorno alla testa. E’ un bravo ragazzo, ti porterebbe l'acqua con le orecchie. Canta bene (nel coro della chiesa) come il canarino di fosso. è tutto d'un pezzo, come un tronco d'albero. Il diavolo non scherza con lui, scappa via. Non ha peccato, il prete sbaglia a dir messa, ma lui no. Ha visto un lupo, e il lupo si è ammansito (come San Francesco)").




Mafalda – E quindi dopo aver conosciuto Moreno non è più diventato sacerdote? Cosa è successo esattamente? Com’è iniziata la collaborazione con Risposte Cristiane?

Profundo - Moreno mi ha invitato una volta ad un barbecue organizzato per espiare un peccato di bestialità di un lettore del blog di Risposte Cristiane, che all’epoca Moreno gestiva da solo. Da lì ho iniziato a frequentare gli illuminati e specialmente Cristoforo con cui a volte andiamo a pescare in barca, come Davide e Gionata


La mia rinuncia alla vocazione sacerdotale è avvenuta nel più classico dei modi: frequentando i seguaci di Moreno ho conosciuto una sorella in Cristo, e quindi ho rinunciato all'idea di diventare prete per sposarla.
Però ho mantenuto salda la mia fede, che mi ha spinto a studiare nuovamente la bibbia sotta l’esperta guida di Moreno. 

Un giorno Moreno raccontandomi dei problemi che aveva per rispondere alle migliaia di lettere sul Blog, mi ha chiesto aiuto, e per me è stato grande l'onore di poter dare una mano alla nostra guida spirituale.
Poi ho partecipato a tutti gli incontri con gli Illuminati e, come puoi vedere, sono diventato un illuminato io stesso.




Mafalda - Ci parli di Risposte Cristiane. Il blog ha avuto un enorme successo e in molti si chiedono: qual’è la ragione del clamore suscitato dai vostri insegnamenti? 

Profundo - La ragione è semplice, Mafalda. Noi di Risposte Cristiane vogliamo far conoscere la parola di Gesù attraverso gli argomenti che veramente interessano i giovani italiani. È pieno di siti che danno risposte ai quesiti tradizionali sulla dottrina cattolica, ma solo Risposte Cristiane si occupa dei veri problemi che capitano nella vita quotidiana di ognuno di noi. Tra questi argomenti ci sono anche il sesso e le droghe, che noi di Risposte Cristiane trattiamo senza tabù, con serenità e senza falsi pudori. Siamo i primi in Italia ad evangelizzare così, e abbiamo infatti avuto più di due milioni di visitatori sul nostro blog, senza contare la pagina Facebook che in alcune settimane è stata letta da più di 100.000 utenti. Ovviamente tra i temi trasgressivi da noi trattati (cristianamente), non poteva mancare la pornografia: siamo un gruppo di cristiani moderni e pensiamo che il sesso e la masturbazione siano un grande dono del Signore.


Guardate il nostro sito: potete vedere come attraverso dei semplici post che richiamano l’attenzione anche perché legati al sesso, abbiamo portato tanti giovani a leggere la Bibbia, perché uno può essere cristiano e trasgressivo allo stesso tempo.




Mafalda - Molti lettori però si domandano se sia sana questa esplorazione continua da parte dei lettori del blog del limite della sessualità che ci consente nostro Signore. A quanto pare centinaia di cristiani che scrivono a Moreno praticano le pratiche sessuali più estreme e sconvolgenti ma allo stesso tempo sono alla ricerca della Verità contenuta nei Vangeli. Questa non le sembra una contraddizione?

Profundo - Cara e dolce Mafalda, questa è una domanda complessa la cui risposta richiede concetti di alta teologia. Le domande che i seguaci degli Illuminati Cristiani si pongono sono perfettamente naturali, anzi, l’esplorazione della sessualità e di altre pratiche che alcuni possono definire “estreme”, come i gang bang e il bukkake, è frutto dell’innata curiosità del nostro Spirito, che è alla ricerca della Verità e quindi ne esplora i limiti.

Lo Spirito infatti trova la sua Verità solo quando trova se stesso in una situazione in cui viene dilaniato. Non è necessario solo il positivo, che disdegna il negativo, che lo guarda e passa oltre, giudicandolo sbagliato o inutile, e rivolge altrove l’attenzione. Al contrario, il potere dello Spirito è al massimo nel momento in cui guarda in faccia il negativo, immergendosi in esso. Anche Gesù passava il proprio tempo con i peccatori e con le prostitute, perché è solo conoscendo sia il male sia il bene che la Verità può emergere. Per questo Gesù si recò nel deserto per essere tentato da Satana per quaranta giorni e quaranta notti: se non avesse conosciuto il negativo, non avrebbe nemmeno potuto conoscere il positivo. Non avrebbe capito dove si trova il limite che li separa.
E quello che facciamo noi Illuminati Cristiani è proprio questo: portare la Luce del Signore, cioè la Verità Divina, proprio là dov’è il limite tra positivo e negativo, per far capire a chi ci scrive dov’è situato il confine tra i due. Se parlassimo di banalità non esploreremmo proprio nessun limite, non ti pare?




Mafalda - Senza dubbio è così, Profundo. La ringrazio tantissimo per averci concesso questa intervista. Che le sue parole possano guidarci sul Cammino di Gesù!

domenica 12 gennaio 2014

Poligamia e Gangbang: Cosa ne Pensa Nostro Signore?



«Miei cari Fratelli in Cristo,
Sono una ragazza devota che frequenta assiduamente la parrocchia per fare del bene assistendo i poveri e non solo per pregare durante la Messa della domenica.
È durante tali attività che ho sviluppato un profondo legame con un gruppo di ragazzi molto devoti. Tale legame è sicuramente cementato dai comuni interessi spirituali (preghiamo insieme recitando tutte le sere almeno un rosario) e di volontariato (essendo amanti dell’arte, stiamo rendendo più bella ed accogliente la nostra Chiesa acquistando decori sacri più belli e ricchi con i soldi della questua e abbiamo contattato dei decoratori per fare riprendere gli affreschi della volta in modo che i poveri entrando in chiesa si sentano meglio accolti da Nostro Signore).
Tale legame sta crescendo e, mano a mano che ci conosciamo, emerge sempre più forte, anche una profonda attrazione fisica. Ne abbiamo parlato, prima isolatamente, poi tutti insieme, ed ho scoperto che sono tutti innamorati di me ed io di loro e, cosa straordinaria, nessuno di loro è geloso degli altri perché sentono che il mio immenso amore, è abbastanza grande per tutti loro.
Ne abbiamo parlato col Parroco, ma questi si è fortemente adombrato, ha detto che non dobbiamo più vederci e che io dovrei andare a frequentare un’altra parrocchia per evitare di metterli in tentazione.
Ma in tentazione di cosa? Il nostro è un sentimento profondo e pulito ed il mio desiderio di soddisfarli sessualmente non riesco a sentirlo come un peccato.
Vi prego aiutatemi con una vostra parola di conforto

 Maddalena»

Cara sorella in Cristo Maddalena,
Il tuo parroco è purtroppo legato ad interpretazioni errate delle scritture.
Il rapporto di amore con più persone dell’altro sesso è infatti ampiamente trattato dalla Bibbia e mai osteggiato. la Bibbia, anzi, non solo non condanna mai la poligamia in modo esplicito, ma la incoraggia chiaramente e senza alcun dubbio.
Fin dalla Genesi troviamo che 4:19: Lamec prese due mogli e in 16,2 Sara incoraggia il marito Abramo dicendo Ecco, il Signore mi ha impedito di avere prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli. Giacobbe sposò le due sorelle Rachele e Lia, che una volta rimaste sterili, procurarono al marito le schiave Bilhah e Zilpah perché procreassero con lui (Genesi 30, 1-13). La Bibbia poi (1 Re 11,3) ci dice con orgoglio che re Salomone aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine!
Diverse personalità di riferimento che l’Antico Testamento ci presenta come modelli di saggezza e virtù erano dunque poligami: Abramo, Giacobbe, Davide e Salomone.
Non è neanche vero che Dio avrebbe preferito la monogamia, ma concesse la poligamia per necessità storica, infatti in Samuele 12, 7-8 si racconta che Natan disse a Davide: " Così dice il Signore, Dio d'Israele: Io ti ho unto re d'Israele … ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, … e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro! Dio cioè dice che se Davide non avesse avuto abbastanza mogli e concubine, gliene avrebbe dato ancora altre: sembra questa una forma di tolleranza verso una pratica sgradita o un incoraggiamento?
D’altra parte Dio ha voluto la poligamia soprattutto perché, come abbiamo già detto, è sempre stato dalla parte delle donne: a quei tempi, i maschi passavano gran parte del loro tempo a scannarsi l’un l’altro come la Bibbia stessa ci riferisce per cui decine di migliaia di donne con la monogamia non avrebbero trovato marito; una donna non sposata difficilmente avrebbe potuto provvedere a sé stessa da sola per cui sarebbe quasi sicuramente diventata prostituta o schiava.
La Bibbia non dice mai, come molti esegeti erroneamente interpretano, che Dio al momento della creazione avesse scelto la monogamia: la Genesi 2:24 dice si l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola, ma solo per sottolineare la profondità dell’unione non solo spirituale ma anche fisica fra il maschio e la femmina una volta sposati, non per limitare il numero di persone con cui si può essere una sola carne! Perché mai non dovrebbe essere possibile essere una sola carne con più mogli contemporaneamente?
Padre Hillman, grande esegeta, (Jeffrey H. Togay - "Adultery" Encyclopaedia Judaica vol. 2 col. 313) ha infatti criticato la Chiesa per aver abolito la poligamia considerando tale scelta una concessione alla cultura greco-romana (che ai tempi dell'Impero prescriveva una sola moglie legale).
Gi Ebrei, che basano la loro fede sul solo Antico Testamento,  possono infatti essere poligami, raccomandazione seguita in particolare dagli ebrei yemeniti, iraniani e sefarditi. Il consiglio del Talmud è di prendere al massimo 4 mogli.

Passando al Nuovo Testamento, troviamo che solo per i Vescovi e i Presbiteri Nostro Signore, per mano di San Paolo, chiede (1 Timoteo 3:2,12) che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta e (Tito 1:5-6), … perché stabilissi presbiteri in ogni città, …: il candidato deve essere irreprensibile, sposato una sola volta. Il clero doveva avere più tempo per dedicarsi alla comunità e più di una moglie avrebbe potuto distogliere uomini, seppure santi e retti, dai loro impegni! Dio non proibisce anche in questo caso la poligamia in generale, indica solo un limite per il clero.
Certo, nelle lettere agli Efesini 5:22-33, San Paolo descrive il rapporto matrimoniale parlando al singolare, ma le regole che ci pone si possono applicare anche se le mogli sono più di una:
  • Poiché il marito è capo della moglie, ma si può essere capo di più mogli,
  • Chi ama sua moglie ama se stesso, ma è possibile amare più coniugi come se stesso (come ci dice infatti sorella Maddalena),
  • Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e s'unirà a sua moglie, in questo caso il Santo evidenzia che i genitori si lasciano solo la prima volta che uno prende moglie.
Sempre nelle lettere agli Efesini 5:23-25, Nostro Signore per bocca di San Paolo ci dice ancora il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il Salvatore del suo corpo. … E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei; qui l’errore di molti esegeti che hanno affrontato questo difficile passo sicuramente privi di quell’illuminazione che Nostro Signore ha voluto donare a noi umili portavoce di Cristo, esegeti di Risposte Cristiane, diventa macroscopico: essi affermano infatti che se la poligamia fosse ammessa, la metafora dell’univoco rapporto di Cristo con la Chiesa come modello del rapporto matrimoniale decadrebbe. È invece esattamente il contrario! La Chiesa è infatti l’assemblea di tutti noi credenti e la metafora, riferita da San Paolo, vuole proprio rappresentare che, così come l’amore di Cristo si manifesta a tutti i suoi fedeli, indistintamente e contemporaneamente, così il marito, in un rapporto di poligamia, deve dimostrare il suo amore a tutte le sue mogli senza fare mancare loro nulla ne dal punto di vista dei sentimenti, ne dal punto di vista sessuale, ne dal punto di vista del sostentamento.

Sorgono a questo punto due problemi.
Il primo riguarda la poliandria: tutto questo vale anche per affermare che una donna può avere più mariti? Come abbiamo già dimostrato, San Paolo è il primo portavoce del femminimo di Nostro Signore e ci ha indicato la via alla parità dei sessi nominando per la prima volta la possibilità che sia la moglie e lasciare il marito in 1 Corinzi 7, 11: la moglie ... qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili. La donna ha dunque per Nostro Signore gli stessi diritti del maschio e anch’ella può quindi amare ed avere più mariti!
Certo poligamia e poliandria non sono consentite dalla legge degli stati occidentali, ma l’amore di Dio per i suoi figli e le sue figlie non accetta limiti imposti da un legislatore ateo e miscredente!
È quindi possibile sentirsi sposati a più persone dell’altro sesso nella profondità del nostro cuore: se l’amore che si prova reciprocamente è sincero Nostro Signore benedirà sicuramente questo rapporto e, tutti insieme, gli innamorati, saranno una sola carne.
Il secondo problema a questo punto è: come può un coniuge amare e soddisfare indistintamente e contemporaneamente più coniugi dell’altro sesso? Come possono essere non solo spiritualmente, ma anche fisicamente una sola carne?
La ovvia soluzione è che copulino contemporaneamente, tutti insieme, nello stesso talamo nuziale. 

Famiglia devota si accinge al dovere coniugale con un momento di raccoglimento e di preghiera

Scopriamo infatti che in Levitico 19, dove sono raccolte tutte le proibizioni che ci impone Nostro Signore in campo sessuale, non si fa assolutamente nessun riferimento a questa situazione che, probabilmente, ai tempi, doveva essere molto comune: gli antichi Ebrei avevano molte mogli e piccole case da pastori dove era sicuramente difficile accoppiarsi di nascosto con una delle mogli senza che le altre non venissero eccitate dai mugolii e pretendessero di partecipare a quanto il sacro vincolo del matrimonio impone.
 Tale pratica è in effetti molto diffusa anche oggi, non solo in medio oriente dove è incoraggiata da religione e leggi, grazie alla fortunata situazione che dà ai mussulmani governi di tipo teocratico, ma anche in occidente, dove purtroppo il papato ha perso il potere temporale e l’ateismo impera sui nostri codici civili.
Più che il pudore, la paura di essere confusi per pervertiti, fa si che questi giovani, con un animo ed un cuore così grande da amare senza gelosie e incomprensioni più persone dell’altro sesso, non ne parlino pubblicamente, ma, come nel caso della verifica di innocenza tramite acqua di amarezza, esistono siti dove essi condividono filmati che mostrano con orgoglio come sia possibile rendere grazie al Signore Nostro Iddio coinvolgendosi in una passione reciproca arrivando all’estasi di sentirsi una sola carne facendo della loro "conoscenza" reciproca un vero e proprio rito a rappresentare l'amore che Nostro Signore Gesù prova contemporaneamente per tutti i suoi fedeli (la sua Chiesa).

Giovane Moglie passeggia con orgoglio insieme ai suoi due mariti

Cara Sorella Maddalena, quello che possiamo quindi consigliarti è di non respingere quest’amore perchè è invece un grande dono del Signore, di amare con tutto il cuore, con tutta la tua anima i tuoi innamorati, di essere però sempre con tutti loro contemporaneamente nessuno escluso una sola carne in modo da non suscitare gelosie e mai separare ciò che Dio ha unito neanche per un istante, di non sprecare il seme e quindi di ingoiarlo sempre o di restituirlo nella bocca di uno di loro ed, infine, di realizzare un filmato da condividere in uno dei tanti siti religiosi a tale scopo dedicati. Dovrete vivere questi momenti con sacralità: considererai te stessa quale officiante di un inno in onore dell'amore di Cristo, mentre loro dovranno immedesimarsi nel corpo della nostra Madre Chiesa e sentirsi in ciò partecipi dell'amore di tutti i credenti verso Nostro Signore; dovranno perciò riversare su di te e sul tuo corpo la stessa passione che in quel momento il loro cuore dedicherà a Gesù, Nostro Signore.

Benedittanza a iosa a te ad ai tuoi innamorati

Tancredi

domenica 5 gennaio 2014

Il Signore mi protegge se mio marito mi tradisce?

 «
Cari fratelli,
sono una fervente cristiana sposata da alcuni anni ad un giovane che credevo un bravo ragazzo.
Ho invece scoperto, da scontrini, estratti della carta di credito e biglietti da visita appallottolati nelle tasche dei pantaloni, che nei suoi frequenti viaggi di lavoro ama indugiare con donne di malaffare mentre a me nega da mesi i piaceri del talamo lasciandomi sola e rattristata anche quando è a casa. 
Ho pregato tanto il Signore di riavvicinarlo a me, ho cercato di attirarlo indossando indumenti più lascivi come la camicia da notte della  prima notte di nozze di mia nonna che lascia scoperte le caviglie, ma niente da fare.
A ciò si aggiunge il fatto che i pochi rapporti avuti dal giorno del matrimonio non mi hanno consentito di coronare il sogno di dare un figlio a nostro Signore.
Ho quindi scoperto che la Chiesa e le sue Leggi pensano solo agli interessi del maschio, San Paolo dice che la donna deve tacere ed obbedire comunque all’uomo ed il divorzio non è concesso.
Presa da sconforto ho chiesto ad un vecchio amico fattosi frate di venire a pregare con me, ci siamo inginocchiati e abbiamo recitato il rosario più e più volte fintanto che, travolta dalla stanchezza e dall’estasi della fede mi sono lasciata andare fra le sue braccia ad un pianto liberatorio. Lui ha cominciato a consolarmi ed è lì che è accaduto l’indicibile: ora sono incinta e senza avere avuto ultimamente rapporti col mio amato marito.
Vi prego aiutatemi con la vostra saggia parola!
Maria Catena Addolorata

 »

Cara sorella in Cristo Maria Catena Addolorata,
come sempre le scritture ci aiutano a capire la volontà del Signore e ci guidano in ogni momento della nostra vita quotidiana.
Devo subito redarguirti per avere pensato che nostro Signore ami le sue figlie meno dei suoi figli: questa è una falsa interpretazione delle scritture dovuta alla caratteristica prettamente patriarcale della comunità a cui sono state consegnate.
 
Bisogna subito notare che Nostro Signore è sempre stato benevolo con il suo popolo prediletto: essi erano poveri pastori nomadi, la struttura sociale era profondamente patriarcale; il Deuteronomio (24,1) ci racconta le regole di convivenza che Dio aveva insegnato a Mosè: Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che ella non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa. È il famoso libello di ripudio di cui abbiamo già trattato sulle nostre pagine. 
Non si poteva pensare che un popolo rozzo e primitivo concepisse parità dei sessi, il massimo che Dio si è sentito di imporre a pastori maschi, è stato di formalizzare un atto scritto: non era possibile prendere la donna e cacciarla via, occorreva rivolgersi ad un’autorità in grado di leggere e scrivere e raccontarle i fatti propri in modo che questa compilasse per il poveretto il libello! Di tale pubblicità probabilmente il povero pastore avrebbe fatto volentieri a meno, per cui, se proprio non era sicuro, subiva le cornificazioni in silenzio: Nostro Signore proteggeva già allora i diritti della donna!
Anche in caso di ipotizzato tradimento, ovviamente non maschile, visto che comunque ai tempi Dio aveva concesso ai maschi del suo popolo anche la poligamia, il Signore ha indicato a Mosè come verificare senza dubbi la fedeltà della propria donna: anche in questo caso Nostro Signore voleva proteggere le sue devote figlie da vendette violente dovute a gelosie più o meno immotivate.

Nei Numeri (5, 14-31) leggiamo: qualora uno spirito di gelosia si impadronisca del marito, il marito condurrà sua moglie al sacerdote … il sacerdote prenderà acqua santa in un vaso di terra; prenderà anche un po' della polvere che è sul pavimento della Dimora e la metterà nell'acqua. … e dirà alla donna: Se nessun altro uomo si è coricato con te e se non ti sei traviata rendendoti impura ... sii tu dimostrata innocente da quest'acqua di amarezza … farà bere alla donna quell'acqua di amarezza.  … se lei si è contaminata e ha commesso un'infedeltà contro suo marito, l'acqua che porta maledizione entrerà in lei per produrre amarezza; il ventre le si gonfierà e i suoi fianchi avvizziranno e quella donna diventerà un oggetto d'imprecazione all'interno del suo popolo. Ma se la donna non si è resa impura ed è quindi pura, sarà dimostrata innocente e sarà feconda.
Prima di tale legge i maschi uccidevano o scacciavano la poveretta lasciandola senza fonte alcuna di sostentamento e senza possibilità di replica; nella sua immensa bontà, Dio protegge la donna anche in questo caso: i sacerdoti offriva alla donna sospettata acqua infettata (con polvere del pavimento del tempio); se la donna era sinceramente devota, Dio le donava anticorpi abbastanza forti da cavarsela; la cosa ai tempi non era improbabile anche perché, oltre sull’aiuto del Signore, le donne potevano contare anche su fisici sicuramente più forti di oggi anche grazie alla buona abitudine a non spargere e quindi a ingoiare il seme di più amanti, sana e santa pratica che rafforzava il corpo e lo spirito, specie delle adultere sicuramente più frequentemente soggette a questo rito! 
Probabilmente Nostro Signore si divertiva allo spettacolo di una bella schiera di devote fedifraghe che ingoiando sperma a fiumi cornificavano i poveri pastori lontani durante la transumanza: d’altra parte Egli avrà ritenuto nel suo imperscrutabile disegno che, altrimenti, il suo popolo eletto avrebbe potuto andare a rischio di estinzione! gli stessi sacerdoti, sicuramente gente più colta e intelligente dei poveri pastori venivano illuminati dal Signore che li induceva a fecondare le povere donne sole e abbandonate per mesi dai mariti in modo da migliorare il livello genetico del Suo popolo eletto, ed ecco che il sacerdote stesso spesso fingeva di infettare l’acqua di amarezza per favorire la nascita dalla propria prole, la salute della loro futura madre ed il loro mantenimento a cui certo lui stesso non avrebbe potuto provvedere personalmente. Troviamo infatti che sarà dimostrata innocente e sarà feconda: quindi dopo la prova dell’acqua di amarezza, se la donna si dimostrava incinta pur in assenza di rapporti col marito, quel figlio avrebbe dovuto essere considerato da parte del povero pastore quale un dono del Signore.

Tale procedura di verifica si è evoluta nel corso dei secoli: essendo i pavimenti dei luoghi di culto sempre più lucidi e puliti, i sacerdoti, in base all’appellativo di acqua di amarezza hanno pensato che la cosa più semplice fosse adottare l’uso di fare bere alla donna abbondante urina: il sacerdote chiamava il marito ed i suoi amici al centro del tempio, dovevano disporsi in cerchio mentre la moglie si inginocchiava in mezzo a loro con il volto rivolto al cielo in segno di devozione al Signore, la bocca aperta e gli occhi chiusi in segno di raccoglimento: allora, ad un cenno del sacerdote, gli uomini iniziavano ad urinare cercando di centrare la bocca della donna che doveva berne avidamente il più possibile.
 
Fanciulla innocente si sottopone al giudizio dell'acqua di amarezza

Se il ventre non si gonfiava e la pelle non avvizziva il marito poteva restare tranquillo che il figlio in arrivo era certo suo in quanto dono del Signore anche se somigliava vistosamente al sacerdote.

In realtà anche questa era un’idea molto intelligente dei sacerdoti illuminati anche in questo caso da Nostro Signore, infatti l’urina contiene ammoniaca ed altre sostanze disinfettanti e nutritive, per cui non solo non arrecava alcun danno alla salute delle loro amanti, ma aiutava lo sviluppo della loro futura prole. Tale pratica viene adottata ancora oggi: è infatti facile trovare in internet siti religiosi dove molte giovani ed innocenti fanciulle, di cui si è ingiustamente dubitato, condividono con orgoglio il video che prova senza dubbio alcuno la loro innocenza; l’ultima ripresa è sempre successiva al rito e mostra sempre la donna felice e sorridente seduta fra tutti gli officianti senza segni di dolore alcuno.
Andando avanti nei secoli il Signore ha ritenuto che il suo popolo fosse maturato abbastanza facendoci riferire dal profeta Malachia (2,16) un nuovo insegnamento: Custodite dunque il vostro soffio vitale e nessuno tradisca la donna della sua giovinezza. Perché io detesto il ripudio, dice il Signore. Evidentemente i pastorelli avevano preso la brutta abitudine di ripudiare le mogli anziane prendendone in cambio di più giovani, abitudine in realtà mai abbandonata da ampie schiere di fedeli (torrei le donne giovani e leggiadre, vecchie e laide lasserei altrui è stato scritto molti secoli dopo). Il Signore, non nega al suo popolo di prendere nuove mogli più giovani, ma impone di non ripudiare le vecchie e di continuare a mantenerle. Altra grande intervento femminista del nostro Signore!
Arriva poi il figliolo del Nostro Signore, Gesù. Ci racconta Matteo (19, 3-9): Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e di ripudiarla?». Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all'inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un'altra, commette adulterio».
Gesù riconferma ciò che suo padre aveva fatto anticipare a Malachia, contemporaneamente però, ed è qui che esegeti meno attenti cadono, istituisce per la prima volta i fondamenti legali del divorzio: è possibile nel caso di “unione illegittima”. Occorre quindi che sia verificata la legittimità, ovvero la conformità ad una legge di tale unione. Quale sia le legge su cui basarsi, nella versione più diffusa del Sacro Testo, non viene chiarito. Questo perché la parola di Gesù vuole essere definitiva, al di là delle consuetudini del tempo. L’errore in cui cade Santa Romana Chiesa, e il suo tribunale Sacra Rota, è di considerare la legittimità formale del sacramento: che non siano stati rispettati gli scopi del matrimonio (avere figli, quindi impotenza, ignoranza sullo scopo del matrimonio, etc.). Invece, secondo tale versione del Vangelo, Nostro Signore ha deliberatamente lasciato spazio all’evoluzione dei costumi per cui una concezione più ampia di legittimità deve essere considerata in modo da includere tutti i comportamenti illegittimi di uno dei due coniugi anche durante il matrimonio: tutti i comportamenti che vanno contro la legge del Signore, dall’adulterio a qualunque altra colpa più grave o meno grave all’occhio dell’uomo moderno, ma elencata nei 10 comandamenti.
In particolare i comandamenti richiedono di “non commettere adulterio”. Il termine "Porneia" usato nelle scritture indica i rapporti fra persone non sposate fra loro, ma sposate ad altri e quindi di rapporti non santificabili. Tali rapporti rendono colpevole anche il maschio, se la donna con cui si intrattiene è sposata ad altri, ed è in questo momento che comincia a farsi strada nelle scritture una maggiore parità fra i sessi (peraltro si può dedurre anche il fatto che i rapporti fra giovani fidanzati non siano da ascrivere a tale peccato in quanto il loro rapporto è successivamente santificabile col matrimonio).

Altre versioni del passo di Matteo comunque riportano esplicitamente se non in caso di concubinato oppure direttamente se non in caso di fornicazione, quindi si può affermare che nostro Signore Gesù aveva fatto riferimento specifico al tradimento di tipo sessuale, causa principale di divorzio.
Peraltro è opinione anche del grande esegeta Schweizer che per aversi porneia non si debba verificare semplicemente un caso singolo di adulterio, ma occorra perpetrare un'infedeltà perdurante e quindi è in questi casi che il divorzio diventa lecito per Nostro Signore Gesù.
È comunque San Paolo, ingiustamente additato come misogino, il primo ad aprire esplicitamente alla parità dei sessi.
Nella prima lettera ai Corinzi (10-11) ci dice infatti: Agli sposati ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito - e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito - e il marito non ripudi la moglie. Egli introduce per la prima volta il concetto di separazione scelta dalla donna; in alcune trascrizioni di tali passi troviamo addirittura la parola divorzio per entrambi i sessi! 
Grande e femminista è quindi Nostro Signore che, per mano di San Paolo, ci guida alla corretta interpretazione della Sua volontà sul divorzio e sulla parità dei sessi!
Ed è proprio da tale apertura da parte di San Paolo che tu, cara sorella Maria Catena Addolorata, devi trarre il giusto insegnamento e la chiave per aprire la porta oltre la quale trovare, sempre nella parola del Signore, la soluzione al tuo dilemma.
Ciò che le Scritture hanno introdotto primariamente solo per il maschio o solo per la donna, si estende, grazie al'illuminazione di San Paolo, ad entrambi i sessi: è quindi possibile oggi applicare la procedura di verifica tramite acqua di amarezza anche al maschio, nel caso in cui sia lui il sospettato di tradimento. In tale caso, sarà lui a inginocchiarsi di fronte alla moglie e alle sue amiche per bere vogliosamente l’urina dalle loro vagine. 

 Maschio colpevole si sottopone al giudizio dell'acqua di amarezza

Nostro Signore, che come abbiamo visto è sempre stato dalla parte delle donne, manderà sicuramente al traditore un bel malessere di stomaco, specie nel tuo caso personale in cui lui si è reso colpevole di infedeltà perdurante e quindi di porneia come Schweizer ci insegna (colpa che al tuo occasionale rapporto non può essere additata!).
Per aiutare il signore in tale compito, si suggerisce alle donne officianti di effettuare, prima del rito, una cena propiziatoria durante la quale mangeranno abbondanti asparagi appositamente benedetti sotto l’effigie della Madonna con l’invocazione pronunciata tre volte in coro “Madre di Dio proteggi le tue sorelle!” dalle officianti stesse.
Il primo conato di vomito del tuo amato marito, sicuramente sopraffatto dall’insopportabile olezzo di urina all’asparago, sarà la prova evidente della sua colpevolezza, così potrai ripudiarlo e, pur essendo incinta in assenza di rapporti con l’infingardo traditore, il figlio che nascerà dovrà essere da lui considerato come un dono del Signore: non solo potrai tenerlo, ma il traditore svelato dovrà mantenervi entrambi e sarà da te scacciato di casa consegnandogli una copia debitamente compilata del libello di ripudio ovvero la dichiarazione sostitutiva del libello che puoi trovare in questo sito: Libello di Ripudio (PDF).

Benedittanza a iosa a te e a tutte le sorelle tradite,

Mafalda

lunedì 30 dicembre 2013

La profezia del Cavaliere Templare

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Caro Zaccaria,
sono Faustino, un credente devoto e assiduo, da sempre attento alle sorti dell'amata Chiesa Cattolica. Non voglio annoiarti con il racconto di quali angosce mi abbiano spesso attanagliato, assistendo alle gravi crisi che la Santa Chiesa si è trovata ad attraversare. Solo da quando c'è il nuovo Papa Francesco, stavo un po' tirando un sospiro di sollievo, vedendo che la sua opera è molto positiva e promette di rafforzare la fede e la coesione dei credenti cattolici.

Ma un'altra gravissima minaccia si para all'orizzonte! C'è quella terribile profezia... Jacques de Molay Molay, l'ultimo dei Templari, ha predetto la fine del papato entro il 18 marzo 2014. Manca pochissimo oramai! Che cosa succederà? Ti scongiuro, Zaccaria, non lasciarmi in queste ambasce, dimmi se Papa Francesco e la Chiesa arriveranno alla prossima primavera.

Con grande deferenza,
Faustino

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Caro Faustino,
purtroppo sì, Jacques de Molay Molay pronunciò, poco prima di essere arso sul rogo, quattro profezie.

  1. Rivolgendosi a Papa Clemente V gli disse: "Tu morirai entro 40 giorni", e Clemente V morì 33 giorni dopo.
  2. Rivolgendosi verso il Re Filippo IV di Francia detto il Bello disse: "Tu morirai entro la fine del 1314", e Filippo il Bello morì il 29 Novembre 1314.
  3. Rivolgendosi verso la Monarchia Francese disse: "La casa reale Francese cadrà definitivamente entro la 13° generazione da Filippo IV", e Luigi XVI fu il 13° discendente di Filippo IV e ultimo Re di Francia.
  4. Rivolgendosi alla Chiesa Romana disse: "Il Papato terminerà entro 700 anni dalla mia morte". Jacques de Molay Molay morì il 18 Marzo 1314...
È abbastanza evidente che, se tre profezie si sono avverate in modo assolutamente esatto, molto probabilmente anche la quarta profezia si avvererà con altrettanta ineluttabile precisione. Cosa si può fare per scongiurare questa sciagura?

Analizziamo meglio cosa ci dice la storia.

Jacques de Molay fu l'ultimo Maestro dell'ordine dei Cavalieri templari.

Nacque fra il 1240 e il 1250, figlio del nobile burgundo Jean de Longwy e della figlia del Sire di Rahon. Dato che più luoghi recano il nome Molay, è soltanto per tradizione che si designa come città natale di Jacques una Molay presso Besançon.

Nel 1265 venne accolto nell'ordine dei Templari a Beaune. A condurre le cerimonie di iniziazione furono Ymbert de Peraudo e Amalric de Ruppe. Nel 1285 venne nominato Conte di San Giovanni d'Acri, ma nel 1290 si stabilì a Cipro e pertanto non poté partecipare alla difesa di San Giovanni d'Acri nel 1291. A partire dal 1294 ricoprì la carica di capo dell'Ordine.

Nel corso del processo ai Templari del 1307 fu assoggettato alla tortura avallando le tesi dell'accusa e quindi condannato alla prigionia a vita. Il sacerdote e studioso di simbolismo cristiano Louis Charbonneau-Lassay ipotizzò che i graffiti nella torre del Castello di Chinon fossero opera di Jacques de Molay ed eventualmente di Geoffrey de Charnay durante la loro prigionia. L'ordine dei Templari fu definitivamente soppresso durante la riunione degli Stati Generali del 1308.

In seguito Jacques de Molay ritrattò le sue dichiarazioni. Ciò lo condannò al rogo assieme al compagno di prigionia Goeffrey de Charney.

De Molay e Goeffrey de Charney sulla pira
Il 18 marzo 1314 Jacques de Molay, ultimo maestro dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio e il nobile Goffredo di Charney furono arsi sull’isola della Senna detta dei giudei, nei pressi di Notre Dame; questa fu la vendetta di Filippo IV il Bello, detto anche il Falsario, verso l’Ordine.

Come racconta Goffredo di Parigi, che assistette a quello che potremmo definire un assassinio di stato, De Molay si comportò più che dignitosamente, andando incontro alla morte su una pira che era stata preparata per lui e per il suo inseparabile amico di Charney. Ecco le parole del testimone: il Gran Maestro, quando vide il fuoco acceso, si spogliò senza esitazioni. Riferisco come lo vidi. Egli si tolse gli indumenti, esclusa la camicia, lentamente e con aspetto tranquillo, senza affatto tremare, sebbene lo spingessero e lo scuotessero molto. Lo presero per assicurarlo al palo e gli legarono le mani con una corda, ma egli disse ai suoi carnefici: "almeno, lasciatemi congiungere un po' le mani e dire a Dio la mia preghiera, poiché questo ne è il momento, essendo in punto di morte; e Dio sa, ingiustamente. Ma accadranno ben presto disgrazie a coloro che ci condannano senza giustizia. Dio vendicherà la nostra morte; muoio con questa convinzione. Quanto a voi, Signore, rivolgetemi la faccia, vi prego, verso la Vergine Maria, Madre di Gesù Cristo (Cattedrale di Notre Dame de Paris). Gli fu concessa questa grazia e la morte lo prese così dolcemente, in questo atteggiamento, che ognuno ne restò meravigliato.

Pochi minuti dopo che il rogo venne acceso, di De Molay e di Goffredo di Charney non restava che la cenere; con loro scomparivano 196 anni di storia tumultuosa, fatta di atti eroici compiuti dai Cavalieri templari offuscati solo dal processo, costruito da Filippo il Bello, con prove false, con confessioni estorte con la tortura e la violenza, grazie alla complicità di Clemente V, colui che Dante descrisse così:
chè dopo lui verrà di più laida opra, (papa Bonifacio VIII)
di ver’ ponente, un pastor sanza legge
Nuovo Iasón sarà, di cui si legge
ne’ Maccabei; e come a quel fu molle

suo re, così fia lui chi Francia regge (Filippo il Bello)
e che confinò nell’inferno della Divina Commedia, (XIX.83), ovvero Bertrand de Gouth, eletto dopo la morte di Bonifacio VIII e passato anche alla storia per essere stato il Papa della cattività avignonese, cioè colui che trasferì la sede del papato da Roma ad Avignone.
Ma Clemente V sopravvisse solo 5 anni alla decisione storica di spostare la sede del papato e di pochi mesi soltanto all’infamia di aver avallato la fine dell’Ordine del Tempio; come del resto successe al re Filippo il Bello, morto anche lui nello stesso anno, come vaticinato da De Molay e come accadde all’anima nera dello stesso re, Guglielmo di Nogaret, l’uomo che si era reso protagonista dello schiaffo di Anagni e che aveva imbastito il processo contro i templari.

Che De Molay fosse uno spirito puro e innocente lo dimostra anche il fatto che assomigliava a Nostro Signor Gesù Cristo, anzi era proprio uguale, come due gocce d'acqua. Il documento che prova la somiglianza, è nientepopodimeno che la Sacra Sindone!

Il volto della Sacra Sindone e un ritratto di Jacques de Molay: perfetta somiglianza
Clemente V morì improvvisamente a Roquemaure-Gard il 20 aprile del 1314; erano passati soltanto 33 giorni da quel tragico rogo di Parigi; le cronache dicono che il papa morì di dissenteria, a causa di un'indigestione, ma qualcuno riporta la testimonianza del papa sul letto di morte con i lineamenti stravolti e la lingua nera, chiaro sintomo di possessione demoniaca.

Filippo IV il Bello (meglio sarebbe il falsario) morì in maniera altrettanto improvvisa a Fontainebleau, il 29 novembre 1314, in seguito alle conseguenze di una caduta da cavallo occorsa mentre partecipava ad una battuta di caccia.

Infine, quando il 21 gennaio 1793 Luigi XVI sali sul palco dove era eretta la ghigliottina che lo avrebbe decapitato, la terza profezia di De Molay arrivò a compimento, quasi cinque secoli dopo quel rogo sulla Senna.

Eccoci perciò al dunque. La quarta profezia - dovremmo però forse chiamarla maledizione - di De Molay, tra poco arriverà al suo termine. Si avvererà? Noi Illuminati, caro Faustino, pensiamo che solo una forza santificante di eccezionale potenza possa annullare la terribile profezia dell'ultimo dei Templari.

 
Quando verrà il momento, Papa Benedetto XVI sarà in prima linea a fianco di Papa Francesco
Ecco perché due Papi! Quando arriverà il tempo, ci saranno due grandi Papi a vegliare sulla Santa Chiesa. Benedetto XVI e Francesco, unendo le loro preghiere, potranno agevolmente contrastare l'effetto devastante della maledizione di De Molay. De Molay, il cavaliere templare, non avrebbe mai potuto immaginare che un simile fantastico stratagemma sarebbe stato opposto alla sua profezia!

La Santa Chiesa vincerà ancora una volta! Viva la Chiesa! Viva i Papi! Benedittanza a fiumi su tutti i fedeli. Alleluia!

Zaccaria