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Esimio Dott. Girolamo,
ho avuto il piacere di conoscerla nella scorsa Conferenza Teologica di Lugano, ero il suo vicino di poltrona, spero non si sia dimenticato di me, sono il Dott. Enrico Maria Omissis
Le racconterò dell’amaro calice da cui mio malgrado debbo abbeverarmi in questo lugubre periodo della mia vita, confidando in Suo stimatissimo consiglio e pregandola di intercedere presso il Padreterno affinché Egli dia ascolto alle mie sofferte richieste.
Poco più d’un anno or sono, l’azienda di cui sono fondatore, fu costretta a chiudere i battenti, facendomi rimanere a corto di liquidità e con non pochi debiti da onorare.
Per alcuni mesi riuscii a contenere i danni servendomi del denaro proveniente dalla vendita della mie due vecchie auto d’epoca e di parte dei miei beni immobili.
In questo modo potei continuare a garantire alla mia seconda e giovane moglie Svetlana, un tenore di vita consono al nostro status quo, rinunciando tuttavia faticosamente a tutta una serie di agi e comodità ai quali eravamo abituati.
Ben presto però, come d'altronde prevedibile, la situazione si aggravò, e la mia consorte cominciò ad accusare un intenso stress dovuto al periodo di ristrettezze economiche, divenendo senza motivo guardinga e misteriosa.
Una notte, la sorpresi nel lasciare la casa in punta di piedi, inconsapevole che non dormivo affatto, ma pregavo ad occhi chiusi.
Rincasò circa tre ore più tardi, e come prima finsi di sonnecchiare, restando preda dei morsi del dubbio.
Questi, si fecero incontenibili quando in più occasioni, nella sua borsetta, tra le varie cianfrusaglie femminili, trovai una gran quantità di contante ingiustificato, frammisto a valuta estera di grosso taglio, perlopiù russo ed ungherese.
Una sera, notai un particolare che mi lasciò di stucco.
Un segno inconfondibile sul suo esile corpo: un fulgido rossore ad ambedue le ginocchia.
Screpolature, abrasioni e graffi che non lasciavano adito ad alcun dubbio.
Ricollegai in un istante tutte le enigmatiche ambiguità accadute nei mesi precedenti.
Era chiaro che la mia povera moglie Svetlana, avesse segretamente trovato una occupazione part-time per sopperire alla crisi economica famigliare, ed a giudicare dal suo guadagno, doveva trattarsi di un lavoro assai faticoso, ecco il perché delle reticenze dimostrate nel volermelo confessare.
Ma quello che trovai inconcepibile è che passava evidentemente ore in preghiera sull'inginocchiatoio parrocchiale, sicuramente implorando il nostro risollevamento finanziario che ogni giorno di più, tardava ad arrivare.
Sono contrario al lavoro femminile poiché ritengo che il nobile ruolo della donna debba esser soltanto quello di regina delle mura domestiche, ma nonostante abbia chiuso un occhio su tale vicenda, continuo a vedere le ginocchia di mia moglie, divenire sempre più rosse, notte dopo notte.
Posso capire che il Signore sia adirato con me e non risponda alle mie preghiere, ma perché ignora anche le sue?
Mi son sempre ritenuto uomo di Fede, ma ora questa sta fortemente vacillando, ho gran timore di perderla per sempre. Perdoni lo sfogo, scrivo in preda alla disperazione.
Enrico Maria
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Egregio Dott. Enrico Maria,
sarà per via del fatto che ha omesso la sua descrizione, ma con rammarico le debbo confessare che non ho ricordo alcuno del nostro incontro, spero non si offenda, ma inizio ad avere un’età, e la memoria comincia a barcollare.
Ho letto con attenzione il suo racconto, dal quale trasuda una profonda ansia ed emerge tutta la sua inquietudine per il futuro.
Tutto ciò è senz'altro comprensibile, ma trovo che il suo maggior problema non sia esattamente quello lavorativo.
Non si crucci più di tanto per la perduta occupazione: Dio opera per vie misteriose ed ha già certamente qualche magnifico progetto in serbo per lei.
Detto ciò, mi preme sottolineare un argomento di estrema importanza.
Leggevo che è già il secondo matrimonio, e sebbene non sia previsto un limite massimo, le ricordo che è d’obbligo tra l’uno e l’altro, l’annullamento del sacramento per mezzo del Tribunale della Sacra Rota Romana.
Questo ente, per un cifra che si aggira tra i 4000 e i 6000 €, dichiarerà il primo matrimonio mai accaduto e le renderà la libertà di risposarsi in Grazia di Dio, evitando alla sua ex-moglie, il fastidioso titolo di “adultera”.
Presti ascolto a Luca d’Antiochia:
Luca 16,18
“Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio”.
È chiaro che l’annullamento del fatto storico, semmai non l’aveste ancora fatto, è la prima pratica da espletare.
Ho già insistito su questo tema ma vale la pena di ricordarlo, visto che è spesso completamente ignorato sia dal credente medio che dal cattolico praticante.
Passiamo ora all'argomento più “delicato”, la questione della sua onorata signora.
Le confido che è per me un compito estremamente oneroso, poiché dal candore dei suoi scritti presagisco che lei non abbia ben chiara la situazione, pertanto invocherò il nome di Sua Santità Giovanni Paolo II, affinché mi doni la sensibilità ed il tatto necessari per non ferirla o addolorala.
Tutti noi abbiamo nel cuore il ricordo del Santo Padre, che già tremolante ed affaticato, con un leggero accenno di sorriso, disse:
“Semo romani: volemose bene!”
ma in pochi ricorderanno un altro suo eccelso insegnamento, nella successiva udienza del Mercoledì, quando con lo stesso delizioso accento polacco-romanesco, disse:
“Le corna so come li denti: fanno male quanno spunteno, ma poi serveno pe' magnà”
La prenda con filosofia, le corna sono sinonimo di indulgenza e tolleranza ma anche di solenne prestigio, valgono quale preziosa opportunità per mettere in pratica il perdono Cristiano, portano bene e rappresentano un mirabile segno distintivo con il quale noi Cristiani ci fregiamo da sempre.
Dalla testimonianza del mio omonimo S.Girolamo, nella sua edizione latina “Vulgata” della Bibbia, possiamo evincere che persino Mosè, gran capostipite dei legislatori, fu effettivamente un ignaro cornuto.
Exodus 34:29
"cumque descenderet Moses de monte Sinai tenebat duas tabulas testimonii et ignorabat quod cornuta esset facies sua ex consortio sermonis Dei"
Letteralmente: “scese dal Monte Sinai ignorando d’avere una faccia cornuta”.
È evidente che si era trattenuto troppo a lungo sul quel monte, subendo da sua moglie la stessa sorte che è toccata a lei, con rispetto parlando, per carità.
Di seguito, ulteriori testimonianze:
Exodus 34:30
"videntes autem Aaron et filii Israhel cornutam Mosi faciem timuerunt prope accedere"
Exodus 34:35
"qui videbant faciem egredientis Mosi esse cornutam sed operiebat rursus ille faciem suam si quando loquebatur ad eos"
Come sappiamo, nelle successive manipolazioni della Bibbia (inclusa l’odierna edizione C.E.I.) l’epiteto “cornuto” venne cambiato per ingiustificato pudore, in “raggiante”, inficiando sul concetto e compromettendo l’intero senso dei tre capoversi latini.
Per fortuna, attraverso molte opere fra cui la grandiosa scultura di Michelangelo Buonarroti, esposta nella Basilica di San Pietro in Vincoli in Roma, vediamo riemergere quell'antica e perduta tradizione dalla quale il Cristianesimo prese forma.
Non si dimentichi che anche San Giuseppe falegname, padre terreno del Signore Gesù Cristo, fu fra i primi, che per benevola concessione dello Spirito Santo, poterono fregiarsi del nobile titolo di "Cornuto".
Certo, è difficile distaccarsi dalla moderna accezione negativa riservata a questa parola, ma bisogna considerare che ciò era praticamente normale presso le popolazioni abramitiche della casa d’Israele, per le quali tale nomea suscitava grande rispetto ed ammirazione, essendo evidente segnale di autorità e centralità economica, a volte politica.
Il motivo è presto detto: ai capopopolo di villaggio era consentito giovare di una moltitudine di mogli, in genere fino a quattro, ma se la disponibilità economica lo permetteva, anche di più.
Ciò, oltre ad essere indubbiamente indice di un gran potere economico, dava anche adito ad un gran numero di tradimenti.
La maggior parte dei teologi, sostenendo la “fisicità” dei succitati bernoccoli, è d’accordo nel ritenere che una infedeltà coniugale provocasse di fatto, per motivi ancora non chiari, un reale accumulo cheratinico sul cranio del tradito.
Anche il parere degli storici è unanime: Mosè era davvero un portatore di appendici cornee, così come il suo Popolo, almeno nella stragrande maggioranza.
In seguito il gene portatore di tale mutazione, diffuso ampliamente presso l’antica popolazione d’Israele, sia andato via via regredendo fino a scomparire del tutto, ma lasciando salvo nell'uso comune l’attributo di “cornuto” e nella tradizione pagana il simbolo di abbondanza per antonomasia, la cornucopia.
Non è un caso gli ebrei indossino per tradizione un piccolo copricapo proprio sulla sommità della testa, quasi a voler mimare l’antico emblema aristocratico, nel ricordo di quella peculiarità speciale ormai perduta.
Non è altresì un caso che i Pontefici stessi, come da tradizione abramitica, indossino il vistoso copricapo corniforme, la Santa Mitria.
Mi viene in mente che proprio come Maria, anche la sua omaggiata signora sia una donna assai virtuosa e retta, trovo ingiusto accusarla per la troppa veemenza con la quale mette in pratica la morale Cattolica.
Il sommo insegnamento di Gesù “Ama il prossimo tuo” implica anche questo genere di circostanze, quando l’amore di cui si può disporre è sì abbondante da rompere gli stretti argini del vincolo coniugale.
Diletto Fratello, metta da parte il rancore e faccia spazio al perdono ed alla misericordia Cristiana. Respinga l’indole di condanna e s’adoperi per l’assoluzione morale di sua moglie, come ci insegnò Nostro Signore Gesù Cristo, quando nel clamore del Tempio, perdonò la donna rea d’adulterio, benché non fosse la sua.
Comprendo quando ciò possa esser difficile per lei; nella società moderna, il timore delle “corna” è assai presente perché ha radici antiche, difficili da estirpare.
Dopo Adamo, il quale non aveva per ovvi motivi di che preoccuparsi, tutti i popoli e tutte le culture ne hanno sofferto.
Ma solo coloro che hanno Fede, solo i veri Cristiani riescono a portare dignitosamente il peso delle proprie corna, come Gesù portò faticosamente il peso della Croce.
In fin dei conti è il fardello più lieve che vi sia al mondo.
Pur essendo sotto gli occhi di tutti, chi l’ha in capo non lo avverte.
Con stima ed affetto, porgo i miei più distinti ossequi.
Girolamo






