Cerca le Santissime Risposte

venerdì 12 luglio 2013

Testimonianza di un attacco diabolico


Mafalda: Caro Moreno, è un piacere rivederti e parlare con te. Purtroppo sono accaduti dei fatti terribili, e dobbiamo capire bene come comportarci.

Moreno: È così, Mafalda carissima, mio angioletto custode.

Satana ha attaccato la pagina Facebook dei nostri devoti seguaci e sostenitori, e - per ora - ha vinto, distruggendo quella che era divenuta nel corso dei mesi la Casa di tante buone persone, dirò di più, quasi un Tempio dove tanti bravi cristiani si riunivano per condividere momenti di preghiera e soprattutto esperienze di vita religiosa, come i pellegrinaggi, che tanto successo hanno riscosso tra i cari fedeli.

Mafalda: Ma come è potuto succedere, esiste una spiegazione per questa improvvisa rovina?

Moreno: Certo che esiste la spiegazione: Satana ha approfittato della debolezza di Facebook. Devi sapere, cara Mafalda, che Facebook è stato ideato da un ateo. È facile immaginare che i collaboratori e i dipendenti dell'azienda siano stati selezionati tra gli atei! Figurati che semplicità, per il Principe del Male, prendere possesso di una compagine di persone prive di qualsiasi Fede, preda di chissà quali abominevoli vizi, senza virtù e senza morale alcuna.

Vedi, Mafalda, avere la Fede non è come vincere al "gratta e vinci". La Fede è un atto difficile e insidiato. L'uomo – lasciato solo alle prese con le potenze mondane che sono, più o meno tutte, al servizio dell'incredulità – corre il rischio serio di non reggersi in piedi: non può restare isolato. Per questo il Signore ha istituito la Chiesa: è il "corpo" vivo di Cristo, nel quale i singoli sono rianimati e sorretti.

Anche la Chiesa è umanamente debole. Però ha la garanzia che contro di essa le porte degli inferi (cioè le forze dell'errore e della malvagità) non prevarranno (Mt 16,18). La nostra è dunque sempre una Fede "ecclesiale": non è condizionata dalle opinioni anche geniali dei singoli, ma si fonda sull'insegnamento di Gesù come è proseguito e attualizzato da coloro cui il Signore ha detto: Chi ascolta voi ascolta me (Lc 10,16); cioè dagli apostoli e dai loro successori, che sono i vescovi, specialmente il vescovo di Roma, successore dell'apostolo Pietro. Appartenere alla santa Chiesa è una immensa fortuna: una fortuna per la quale non può mai venire meno in noi né una gioiosa fierezza né una grande riconoscenza verso il Padre. Ricordiamoci di implorare sempre il Signore (come si fa nella Messa) di non guardare ai nostri peccati, ma alla Fede della sua Chiesa.

Mafalda: Dunque, Moreno, il demonio è penetrato in Facebook, e in tal modo ha distrutto la pagina dei fedeli di "Risposte Cristiane"... ci sono prove di questo fatto?

Moreno: Sì, ci sono. Sono stato personalmente in contatto con il Sig. Leonardo dell'Ufficio "User Operations" di Facebook. Questo funzionario era in stato confusionale al punto da non riuscire a capire una sola parola di quanto gli ho spiegato: doveva essere posseduto dal demonio. Del resto, si sa che "Deus amentat quos perdere vult": Dio instupidisce quelli che vuole distruggere. Questo Sig. Leonardo sembrava come decerebrato: a questo espone il rifiuto di Dio. Il Signore ci lascia liberi: liberi di accettarlo come di ripudiarlo, si chiama "libero arbitrio". Dio "permette" le possessioni a causa della durezza di cuore dell'uomo. Petrus Thyraeus (De daemoniacis, I pars, XXX, 9-23) sottolinea come cause principali i peccati di infedeltà, di apostasia, di abuso dell'Eucaristia, di blasfemia, d'orgoglio, di eccesso di lussuria, di pigrizia, la persecuzione contro i servitori di Dio, la mancanza di rispetto verso i genitori, la violenza della collera, il disprezzo di Dio e delle cose sante.

Ma la sorte per quelli che si allontanano da Dio è tremenda! Il demonio conduce la sua vittima alla disperazione, forzandola a commettere dei peccati gravissimi. La vittima acquisisce un'immagine così detestabile di se stessa da non poterla più sopportare. E cade nella schizofrenia e nella depressione. Sovente la storia si conclude – ed è la vittoria del demonio – con un suicidio.

Temo fortemente che il Sig. Leonardo abbia fatto ormai una brutta fine, infatti da qualche giorno non replica più ai miei messaggi!

Mafalda: Però il demonio ha vinto anche su di noi che siamo devoti cristiani... come si spiega questo?

Moreno: No! Non è una vittoria del demonio, perché la nostra forza spirituale e la nostra Fede sono intatte! Non bisogna confondere le miserabili vittorie del demonio al livello delle cose terrene, con il livello delle cose spirituali!

Seguimi attentamente: quando si tratta di religione, la parola che deve per forza entrare nel discorso è la parola "salvezza". Senza il tema della salvezza la religione diventa un insieme di concetti astratti, di comandi morali, di divieti, di cerimonie rituali: un insieme che di solito suscita poca curiosità e poco interesse. Se invece si percepisce che nella religione vi è in gioco la salvezza, allora sentiamo che la cosa ci tocca da vicino. Che cosa vuol dire che uno è "salvo"? Salvo – dice il vocabolario – è chi ha superato un pericolo senza danno ed è stato liberato da un male incombente.

Ogni uomo – che non sia del tutto intorpidito e perso – avverte di essere "insidiato": c'è il male che sovrasta. Perciò diventa spontaneo e necessario il pensiero, il desiderio – anzi l'ansia – di riuscire a cavarsela. Ci sono dei mali universali e assoluti, ad esempio: il non sapere se la vita abbia un'ultima verità, l'ignorare il perché dell'esistere; il non essere stati all'altezza, nel nostro comportamento, di ciò che è giusto e doveroso; il dover incontrare la realtà inevitabile della morte, che vanifica tutto.

Abbiamo dunque tutti bisogno di essere "salvati". E per fortuna un Salvatore esiste e ci è stato donato! È il nostro Signore Gesù!

Mafalda: Sì, capisco quello che intendi dire... bhé, io ho la Fede, lo sai...

Moreno: Certo, Mafalda carissima, ma non basta coltivare la Fede in modo saltuario... chi va in chiesa solo la notte di Natale, non si può certo definire un cristiano esemplare. Però, se sta attento, riceve un messaggio che è la sintesi di tutto ciò che all'uomo importa sapere: Vi è nato un salvatore (Lc 2,11). È grande la notizia che il cielo regala alla terra. Questo Salvatore – dice ai pastori l'angelo – è il Cristo nostro Signore. Di Gesù la cosa più elementare e più necessaria che bisogna sapere è che egli è il Salvatore: il Salvatore di tutti e quindi anche il mio.

Questa prerogativa in lui è costitutiva e intrinseca: tanto è vero che il suo nome vuol dire "il Signore salva". Ed è un nome che Egli non porta a caso: è stato pensato e voluto direttamente da Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù (Lc 1,31). Così è stato detto a sua Madre. E similmente a Giuseppe, il capo della famiglia di Nazareth, è stato ordinato: Lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. (Mt 1,21). Dal segreto dell'eterna vita divina, il Creatore ha pensato a Cristo come a uno che può e vuole salvare tutti; e a me, come a qualcuno che, se non si opporrà, sarà infallibilmente salvato da lui. Nessuna paura, dunque, e nessun avvilimento può togliermi più la speranza.

Mafalda: Però l'ateo Zuckerberg, il capo di Facebook, evidentemente è fuori da questa Grazia, non sente il richiamo del Salvatore...

Moreno: È così, Mafalda. Il messaggio natalizio – "Vi è nato un Salvatore" – purtroppo non è raccolto da tutti. C'è chi, a proposito di salvezza, non ritiene di aspettarsi aiuto da qualcuno: l'uomo vuole spesso salvarsi con le sole sue forze. Ci sono stati e ci sono tra gli uomini diversi tentativi di autoredenzione. Gli scientisti dell'Ottocento pensavano che per salvare l'uomo fosse sufficiente insegnargli la teoria copernicana, il darwinismo e il sistema metrico decimale. Altri hanno creduto che bastasse l'attesa del "sol dell'avvenire": il "sole" di una società senza classi e senza ingiustizie. Oggi alcuni sembrano essere convinti che la salvezza dell'uomo sta nel "salutismo" (e così si impongono le diete ferree che li fanno vivere malati in modo da farli morire da sani); o nelle tecniche sessuali (e così riducono l'amore a una specie di ginnastica senza significato e senza finalità); o nell'informatica sempre più sofisticata (e così in tempo reale ci fanno sapere tutto, tranne ciò che davvero conta). Questa "salvezza laica" davanti alla realtà autentica si dissolve. All'apparire del vero – tu misera cadesti, per dirla col Leopardi. La salvezza va cercata altrove, e precisamente nell'unico Salvatore che Dio nostro Padre ci ha dato.

Mafalda: Quindi non c'è speranza per Zuckerberg e il personale di Facebook?

Moreno: No. Nessuna speranza, senza conversione. Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio nato a Betlemme, crocifisso per noi e risorto, non è "un" salvatore: è "il" Salvatore, unico e necessario. È dai primordi della nostra Fede una certezza fondamentale. La raccogliamo dalle labbra dell'apostolo Pietro: In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati (At 1,12). Gesù è dunque il Salvatore indispensabile per tutti gli uomini senza eccezioni.

Questo è un punto un po' controverso: molti cristiani, dal giusto apprezzamento dei molti valori presenti nella realtà extra­ecclesiale e extra-cristiana, deducono indebitamente che c'è una pluralità di strade che conduce alla salvezza. E invece Dio nostro Padre non ha pensato a Cristo come a un "redentore facoltativo", ma come a un salvatore sostanziale e insostituibile. Il disegno del Creatore non è schizofrenico: tutto è unificato in Cristo, nel quale tutte le cose sussistono.

Dice san Paolo: Cristo è il salvatore del suo corpo che è la Chiesa. (Ef 5,23). Ci salva uno ad uno, e non da lontano: ci salva restando vicino a noi, immanente e attivo entro la comunità dei suoi fratelli. Il mezzo con cui il Signore Gesù raggiunge la massima intensità della sua presenza è il sacramento del "Corpo dato" e del "Sangue versato", posto tra le nostre mani sotto i segni del pane e del vino.

Davvero nell'Eucaristia si realizza, con una pienezza che noi non avremmo nemmeno saputo immaginare, l'ultima promessa del Crocifisso vivo e glorificato: Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. (Mt 28,20). Dall'Eucaristia, riscoperta e assimilata come il sacramento di ogni salvezza, tutto potrà rifiorire; e noi, Chiesa del Signore e Redentore che rimane con noi, potremo vivere nella gioia, nella gratitudine, nella fierezza di essere per una insperata misericordia il popolo dei salvati.

Mafalda: Ah, ecco... dunque anche la pagina dei fedeli di "Risposte Cristiane" potrà salvarsi e riprendere?

Moreno: Certamente! La pagina tornerà a funzionare quanto prima. Il Signore Gesù è con noi e non ci abbandonerà. In Lui avremo la Salvezza, avremo ogni gioia, beatitudine, letizia e pace, per sempre! Sia Gloria a Dio! Vivano gli Illuminati, nella benedizione del Signore!


Un kiloJesus di benedittanza a tutti voi!

mercoledì 10 luglio 2013

Nuovi consigli per evitare di sprecare il seme



«
Cari Illuminati Cristiani, sono Massimo Candotti, il vostro affezionato lettore che tre mesi fa vi ha presentato una semplicissima invenzione, realizzabile con oggetti di uso comune in casa, che permette di evitare che venga commesso il grave peccato di spreco del seme quando ci si masturba.

Vi scrivo di nuovo perché la mia Svetlana è partita già da qualche settimana per trascorrere una vacanza presso i suoi genitori, e io sono di nuovo solo e senza una donna con cui accoppiarmi. Superfluo aggiungere che in questo periodo mi sono masturbato regolarmente circa tre volte al giorno, ben s'intende sempre utilizzando la mia ingegnosa invenzione per raccogliere il seme, e lo sacro sperma accumulato ha già raggiunto un volume cospicuo.

Visto che le ampolline a forma di Madonna in cui conservo lo sperma sono ormai tutte colme, ho pensato di spedire l'eccedenza alla cara Svetlana affinché lei possa consumarlo secondo i dettami della buona dottrina. Non so però come fare per confezionarlo! Potete gentilmente darmi un piccolo aiuto?

Con grande Fede, Dio vi benedica,
Massimo Candotti

»

Caro Massimo, è una gioia ricevere tue nuove e sapere che continui a seguire la giusta Via del Signore Gesù. Questa rettitudine ti fa onore e, ciò che più conta, ti riserva un posto sicuro nei Cieli a fianco del buon Gesù.

Per i lettori che ci seguono solo sporadicamente, richiamo la precedente lettera del caro fratello in Cristo Massimo, e relativa risposta: come evitare di sprecare il seme.
Ricordiamo insieme per quale ragione è importantissimo non disperdere il seme. Nella Bibbia, è la storia di Onan che insegna come Dio abbia in odio questo peccato.

Giuda prese una moglie per il suo primogenito Er, la quale si chiamava Tamar. Ma Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al Signore e il Signore lo fece morire. Allora Giuda disse a Onan: «Unisciti alla moglie del fratello, compi verso di lei il dovere di cognato e assicura così una posterità per il fratello». Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per terra, per non dare una posterità al fratello. Ciò che egli faceva non fu gradito al Signore, il quale fece morire anche lui. (Genesi 38,6-10).

Ecco: Onan disperdeva il seme per terra, e perciò il Signore lo fece morire. Facciamo molta attenzione! Che non ne vada mai in terra neppure una gocciola!

Invece, un buon uso del seme è quello di darlo da bere alla propria consorte. Ci sono diversi passi della Bibbia che lo indicano.

Come un melo tra gli alberi del bosco, il mio diletto fra i giovani. Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo e dolce è il suo frutto al mio palato. (Cantico dei Cantici 2,3).

Chiaramente il "frutto doce al palato" non è altro che l'emissione seminale dell'amato.

Sono venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; mangio il mio favo e il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte. Mangiate, amici, bevete; inebriatevi, o cari. (Cantico dei Cantici 5,1).

"Sono venuto" ossia "ho eiaculato": questo è chiaro da interpretare, mentre è meno chiaro se il seme venga poi raccolto in un apposito recipiente per essere gustato collettivamente da tutti i commensali. Sembrerebbe così, e dunque questa pratica sarebbe antesignana del moderno "bukkake".

In una sola occasione la Bibbia accenna all'ingestione dello sperma con un connotato vagamente negativo: Farà bere alla donna quell’acqua amara. (Numeri 5,24).

Sappiamo infatti che lo sperma può avere un sapore non grato, quando l'uomo che lo emette ha mangiato cibi impuri. Per evitare questo inconveniente, è buona norma mangiare molta frutta, in particolare fragole.

È importante che, oltre a non disperdere il seme, tu lo possa conservare per farne dono alla tua amata come simbolo ed espressione del tuo amore. Ma come fare per inviarlo alla tua Svetlana che si trova in un Paese lontano?

Sappiamo che il freddo conserva a lungo ogni sostanza biologica. Questo ce lo insegna la scienza, e la scienza non è mai in contrasto con la religione, perché anche il sapere scientifico proviene da Dio e perciò è conforme al Suo Verbo.

Dunque potresti congelare lo sperma, preparandolo in modo che sia pronto alla consumazione da parte della tua Svetlana. L'ideale sarebbe versarlo negli appositi stampi per ghiaccioli, completi di bastoncino, e quindi congelarlo nel freezer per almeno 48 ore.





Poi dovrai effettuare la spedizione dei ghiaccioli di sperma con un servizio di consegna refrigerato, ovviamente per via aerea celere. Avrai preventivamente imballato i ghiaccioli in una scatola di polistirolo.

Quando Svetlana avrà ricevuto il pacco, potrà a sua volta metterlo nel frigo, e gustare un po' alla volta i ghiaccioli nelle calde serate estive succhiandoli lentamente.

Ricordale di fare attenzione a non far sgocciolare il seme sulla pelle o sui vestiti: Ogni veste o pelle su cui vi sarà un’emissione seminale dovrà essere lavata nell’acqua e resterà impura fino alla sera. (Lev 15,16-17).

Un kiloJesus di benedittanza a te e a Svetlana, cari devoti amici, e che il Signore Gesù vi sorrida, vostro
Moreno

domenica 16 giugno 2013

Ave Maria


«Carissimo Joseph,
ancora non riesco a rendermi bene conto di quello che è successo. Ti scrivo perché mi hanno parlato molto bene di questo blog, e confido che saprai guidarmi nel rendere tutti partecipi di ciò di cui sono stata l'immeritata testimone. Ammetto che nello scrivere questa mia lettera mi sto facendo aiutare da un uomo di chiesa, perché purtroppo non sono andata molto a scuola. Per le Sue oscure vie, il Cielo ha scelto di dare a me e ad alcuni miei amici un onore che mi sembra troppo grande, e nella sua euforica gioia forse anche troppo gravoso. Veniamo al dunque: sono amministratrice di "Uniti In Cristo", un piccolo forum nel quale cerchiamo di condividere e rafforzare la nostra fede cristiana. Qualche giorno fa, mentre stavamo tutti insieme pregando in questo thread per chiedere una guarigione a cui tenevo molto, una nuova utente si è iscritta con un indirizzo IP che, mi dicono, non appartiene a nessun protocollo conosciuto. Ella si è presentata come la Nostra Signora, la Santa Madre di Cristo, e si è manifestata a noi dandoci dei messaggi per il mondo. All'inizio, devo confessarglielo, ero diffidente, e mi chiedevo se non fosse lo scherzo di cattivo gusto di qualche buontempone. Poi, però, mi sono sentita toccare il cuore dalla benevolenza di Maria, mentre una sensazione di esaltazione si originava e cresceva gradualmente in me, e ho capito con sicurezza che non poteva che essere lei! Le parole non possono descrivere quello che è successo. Il ronzio del PC si era di colpo trasformato in una musica celestiale, da ogni tasto che battevo sulla tastiera si sprigionava un arcobaleno e mi è sembrato che il monitor si espandesse tutto intorno a me, quasi a volermi abbracciare. Non distinguevo più tra sopra e sotto, o tra destra e sinistra: la cucina dove scrivevo era un tutt'uno col computer, che levitava a mezz'aria risplendendo della luce della Vergine. La prova definitiva me l'ha data la subitanea guarigione del bimbo per cui stavamo pregando. La Madonna ha rilasciato in totale 14 messaggi, di cui 11 nel thread pubblico e altri 3 in una sezione riservata, che noi utenti usavamo per discussioni attinenti alla sfera religiosa più personale. Ho scritto allo staff di Altervista, e anche loro non sono riusciti a capire da dove provenisse questa utenza. Stiamo ancora cercando di comprendere a fondo ciò che Maria ha voluto dirci ma è impressione comune, soprattutto per i 3 post segreti, che si tratti di qualcosa di urgente di cui l'intera umanità dovrebbe essere messa a conoscenza. Per favore, dimmi come devo fare affinché l'apparizione riceva le attenzioni che la Beata Vergine merita.
Con affetto,
Antonella
»


Mia cara Antonella, non posso che essere onorato di essere uno dei primi a venire a conoscenza di un evento che dev'essere fonte di grande giubilio per tutta la cristianità. Dopo aver letto la tua missiva, il mio cuore è assolutamente sicuro della veridicità di quanto scrivi, ma comprenderai che la mia testa debba attendere il riconoscimento della Commissione d'Indagine della Chiesa prima di proclamare fermamente, e come articolo di fede, l'autenticità dell'apparizione. Ti esorto quindi a contattare al più presto un'autorità competente (il tuo Vescovo andrà benissimo) affinché avvii l'iter procedurale volto a purgare da ogni possibile incertezza il miracolo che hai raccontato. Dal canto mio, non posso che rallegrarmi per la rinnovata solerzia colla quale la nostra Vergine Incoronata concede la sua presenza e la sua saggezza a noi indegni peccatori, e si preoccupa costantemente di salvare l'umanità dalle insidie demoniache.
Il fenomeno delle apparizioni mariane è troppo diffuso e conosciuto perché valga la pena di riparlarne qui, ma forse qualcuno potrebbe essere meravigliato da questa probabile mariofania, avvenuta in un forum di discussione online. Deterrebbe infatti un bel primato, trattandosi della prima apparizione avvenuta in un luogo virtuale anziché concreto; ma non cadiamo mai nel comune errore di guardare all'operato di Dio (e della Sua madre) con gli occhiali distorcenti della mente umana, attribuendo al Signore punti di vista sin troppo umani.
Ricordo che quando ero un giovane dottorando, con molta meno esperienza e meno dubbi di adesso, ricevetti una borsa di studio per uno stage al Max-Planck-Institut für Computational Theologie (MPI-CT) di Karlsruhe, nell'allora Germania Occidentale. Stavamo lavorando a una simulazione numerica del Santo Sepolcro, ottenuta incrociando le Scritture coi dati archeologici, che ci avrebbe dovuto permettere di comprendere meglio alcuni particolari relativi alla Resurrezione di Cristo. 3500 unità di elaborazione avrebbero lavorato in parallelo per modellizzare la biochimica dell'evento con un dettaglio mai raggiunto prima. Nella mia ingenuità, ero convinto che la simulazione sarebbe stata un successo, e mi offrii volontario per il turno di sorveglianza notturna del sistema di raffreddamento dei processori. Fu così che, verso le due meno un quarto della quinta nottata dall'inizio dell'elaborazione, fui tra coloro che videro il supercomputer bloccarsi e presentare (lo ricordo ancora vividamente) una schermata gialla con scritto
PROG ERR 50-20-29
Ora, "PROG ERR" stava ad indicare un errore di programma; il problema è che nessuno di noi ricordava quel codice, e non avevamo nessuna idea di cosa significasse. Buttammo il direttore del laboratorio giù dal letto, e intanto iniziammo a compulsare l'indice dei messaggi d'errore per capire dove stesse il problema. L'indice si fermava però alla sezione 23, e non contemplava nessun code che iniziasse con il numero 50. Non ce ne raccapezzavamo; qualcuno ipotizzava che esistesse un secondo volume di errori, finito chissà dove. Fu, infine, un ragazzo inglese a vederci più chiaro di tutti: l'elenco che stavamo sfogliando era certamente un utile tomo, ma dopo tutto non poteva che essere solo un surrogato, scritto sacrificando la profondità per la chiarezza interpretativa, di un altro libro, quello a cui ogni uomo dovrebbe rivolgersi per trovare tutto quello di cui ha bisogno. Afferrammo quasi all'unisono le nostre bibbie in formato tascabile dai nostri camici, e andammo a leggere ciò che diceva il cinquantesimo libro delle Sacre Scritture, il Vangelo secondo Giovanni, al capitolo 20, versetto 29:
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
Se avessimo continuato in quella simulazione, avremmo avuto l'evidenza incontestabile dell'avvenuta resurrezione di Nostro Signore, e la nostra fede sarebbe per questo divenuta un atto un po' meno meritorio, e di conseguenza un pochettino meno premiabile; ma Dio, nella sua infinita bontà, e leggendo la bontà delle nostre intenzioni, ha impedito che questo accadesse, dandoci una lezione di umiltà per la vita. Come vedi, Antonella, Dio non è affatto alieno dall'operare in spazi digitali, se le circostanze lo richiedono. E non c'è dubbio che, attenta com'è da sempre alle transuenti dinamiche sociali, la Madonna non abbia colto la necessità di servirsi anche di nuovi mezzi di comunicazione sociale per far risuonare nel mondo la Novella di Suo Figlio. Mi piace pensare che, tra le tante realtà cattoliche presenti nei social media, Ella abbia scelto la tua per via della sua rara purezza: difatti, a differenza di ciò che -bisogna sconsolatamente prenderne atto- avviene in forum più grandi, nessuno degli utenti di "Uniti In Cristo" mi è sembrato ottenebrato da dubbi o idee demoniache riguardo alla Vera Fede.


Ho prima accennato alla limitatezza della mente umana come possibile limitazione nel cammino verso una consapevole contemplazione dei Misteri della Fede. In effetti, le poche informazioni che i nostri sensi ci danno sul mondo sono organizzate dalla nostra mente in un unico spazio, che proprio per questo siamo soliti chiamare lo "spazio" per antonomasia: quello in cui le distanze si misurano in metri. Così, quando entrando in un duomo gotico una mattina d'inverno ci soffermiamo un attimo sullo scioglimento di un ghiacciolo formatosi su una guglia, e poi nel calduccio dell'interno osserviamo il fumo dell'incenso, che dapprima risale in maniera ordinata, spezzarsi in un mirabile disordine di vortici e volute, non ci sfiora nemmeno la mente l'idea che potremmo stare assistendo allo stesso fenomeno, soltanto da una prospettiva differente. In realtà (senza scendere qui nel dettaglio, visto che a quanto mi sembra non hai avuto occasione di ricevere una preparazione specifica, e temo che tu possa non seguirmi), quello di spazio è un concetto molto più generale, e molti altri sono gli spazi che la ragionevolezza donataci dall'Altissimo può permetterci di concepire, allo scopo di operare al meglio secondo le Sue volontà. Teniamo quindi ben presente che l'occhio di Dio percepisce simultaneamente tutti gli infiniti possibili spazi, definibili e indefinibili, e chi risiede accanto a Lui nel regno dei Cieli può operare senza problemi in ognuno di essi. Quando vediamo un nostro confratello commettere un peccato mortale, oppure apprendiamo alla televisione di una calamità naturale che ha provocato centinaia di vittime, viene spontaneo chiedercene il perché; ma forse, in un altro spazio definibile a partire dagli stessi valori che le varie grandezze fisiche e spirituali vengono contingentemente ad assumere, lo stesso evento fisico verrebbe a costituire un miracolo, una manifestazione della potenza e della bontà divine secondo modalità che non non riusciamo nemmeno ad immaginare. Se ci fosse data per un attimo la visione globale di tutte le concepibili relazioni intercorrenti nel Creato, comprenderemmo in un attimo la bontà e l'assoluta perfezione di ogni dettaglio del Disegno Divino. Cherubini svolazzano lietamente e incessantemente nello spazio delle quantità di moto, e noi possiamo renderecene conto osservando ad esempio la traiettoria dell'empio proiettile che colpì il compianto beato Giovanni Paolo II, evitando accuratamente tutti gli organi vitali; è una suggestiva tradizione popolare che Dio sia solito rilassarsi passeggiando nello spazio delle fasi, come appare evidente esaminando la periodica liquefazione del sangue di San Gennaro; e gli esempi potrebbero continuare.


Abbiamo quindi visto come la Regina Ausiliatrice possa agire nello spazio informatico di un forum non meno naturalmente che nel convenzionale spazio geografico. Immagino tuttavia che, per gli esperti della Santa Sede, potrebbe costituire una novità l'incombenza di dover certificare un'apparizione avvenuta in un luogo di Internet. Molto probabilmente sarà opportuno limitare o interdire l'accesso ai server di Altervista durante gli accertamenti, di modo che chi di dovere possa indagare scrupolosamente su tutte le circostanze connesse al caso. Dovresti inoltre dare pieno accesso al forum ai prelati che lì si iscriveranno, concedendo loro gli strumenti di cui hanno bisogno per concludere senza ombra di dubbio la sovrannaturalità dell'utenza in questione. Non ho dubbi sul fatto che ben presto la verità su questa Rivelazione Privata risplenderà fulgidamente, e raggiungerà un vasto pubblico. Fossi in te mi metterei già in contatto con l'UNITALSI, per un'eventuale cogestione di un'inevitabile aumento di potenza del database mySQL, che si renderà necessario per gestire il flusso di fedeli che si recheranno in pellegrinaggio sul tuo benedetto sito. Se, come spero, la verità dell'apparizione verrà definitivamente confermata dalla Chiesa, dovresti considerare con la tua diocesi l'idea di trasformare il forum in un vero e proprio santuario, rendendo non indicizzate le aree attualmente pubbliche e richiedendo un pagamento (anche comodamente via PayPal o carta di credito) ai fedeli che volessero bearsi contemplando il thread miracolato. La grazia di Dio non si conquista senza sacrifici.

Permettimi, stavolta, di chiedere io a te umilmente qualche kiloJesus di benedittanza.

Che la Madonna continui ad accompagnarti,
Joseph

sabato 25 maggio 2013

La masturbazione verginale



«
Cari Illuminati,

mi chiamo Mara, ho 36 anni e vorrei sottoporvi quello che per me sta diventando un problema: spero, col vostro aiuto, di poterlo risolvere o di riuscire a riconoscerlo come un’ordinaria vicenda della vita. Da sempre il mio più grande desiderio è di formare una famiglia e di avere dei figli: credo sia normale, per una donna, voler trovare così la sua realizzazione, in modo da potere anche, in tale maniera, crescere delle nuove creature nella fede cristiana.

Purtroppo finora non sono riuscita ad incontrare l’uomo con il quale condividere questo progetto. Ho avuto due fidanzati (il primo dai 19 ai 24 anni, il secondo dai 27 ai 29 anni), ma con nessuno dei due ho provato quell’affinità che sola può trasformare una coppia in una santa alleanza. Mi rendo conto che il Signore ha per ciascuno una strada segnata e può darsi che la mia non sia quella che conduce al matrimonio: ma intanto sento questo desiderio dentro di me fortissimo e lo sento crescere giorno dopo giorno: soprattutto per questo non riesco, nonostante le preghiere, a interpretare la volontà del Signore. Perché darmi questo desiderio inesausto, se non riesco a realizzarlo? Inoltre non posso attendere ancora molti anni: per fare figli occorre anche essere abbastanza giovani e non vorrei incontrare l’uomo giusto a 40 anni, quando potrei non avere più le capacità fisiche.

Come vedete, sono nel dubbio e nell’ansia. Inoltre, e mi vergogno nello scriverlo ma voglio essere sincera con voi, desidererei provare il piacere fisico che si accompagna all’amplesso coniugale e che alcune amiche sposate mi dicono essere, quelle volte che riescono a ottenerlo, bellissimo. È una cosa naturale, quello che chiamano orgasmo, e credo non sia peccato desiderarlo.

Ogni tanto mi càpita, del tutto involontariamente, di sentire qualcosa che secondo me è il preludio a quel piacere fisico di cui parlano le mie amiche: magari guardando un film o immaginando il volto e il corpo di colui con il quale vorrei condividere la vita, provo – e pur arrossendo al solo pensiero, voglio dire tutto sinceramente per avere da voi una risposta chiara e precisa – uno strano formicolio sulla pelle, la vagina si inumidisce, i capezzoli si inturgidiscono, il respiro si fa affannoso e, stringendo le cosce, sento un calore che inizia a irradiarsi all’interno del mio sesso. Allora mi alzo, respiro a fondo, mi lavo la vagina con acqua fredda, cambio gli slip che sono intrisi di una sorta di umore vischioso e piano piano questa cosa passa e torno la ragazza di sempre, che cerca il suo destino ma che è disposta ad accettare la volontà del Signore, anche se sarà diversa dal suo desiderio. Ma come capire la volontà di Dio? Grazie.

Mara
»

Sorella Mara,
amatissima nella fede, le questioni che poni sono due.

La prima si risolve brevemente. Io non so se tu sia troppo esigente, nella ricerca dell’uomo della tua vita, o se quelli che incontri sono dei lazzaroni debosciati, dei tipacci dediti solo alla ricerca del piacere o degli eterni mammoni indecisi, come purtroppo succede spesso, data la morte del Padre nella nostra società: per saperlo, dovrei conoscerti. Quindi quello che ti posso dire è: se incontri un uomo che non sia troppo imbecille, che abbia uno spirito passabilmente cristiano, che non sia orribile al tatto e alla vista e che sappia farti sorridere almeno una volta al giorno, sposalo, ché poi il matrimonio è al 90% abitudine; se poi fai due-tre figli, stai sicura che non avrai tempo di pensare all’orgasmo: è già tanto se arriverai viva la sera. Quindi buttati e lascia fare al Signore.

La seconda questione è anch’essa semplice, ma richiede qualche parola in più. Come tu ben sai, il corpo è il tempio dello Spirito e quindi non dobbiamo insozzarlo o danneggiarlo. Però bisogna intendersi sulle parole. Dio ci ha creati capaci di orgasmo e quindi l’orgasmo può essere puro, se esperito nel modo giusto. È come la lingua: la puoi usare sia per lodare il Signore o per insolentire il fratello. Eppure la lingua è sempre la medesima. Quindi, un orgasmo ottenuto con la violenza, la minaccia o la costrizione fisica o morale è peccato, perché Dio ci ha creati liberi; così come vivere per avere orgasmi uno di seguito all’altro è peccato, perché non avremmo il tempo di lodare Dio e di servire il prossimo, oltre a trasformare il nostro corpo in una macchina inconsapevole.

Ma se l’orgasmo è frutto della purezza e della carità verso di noi e verso gli altri, Dio gioirà con te e benedirà il godimento del corpo. Tu ora non puoi arrivare all’orgasmo tramite il pene maschile perché non sei sposata e quindi da quella parte lì non c’è nulla da fare: non ti resta che la masturbazione. Che è perfettamente lecita: Dio, nella Bibbia (Gen 38, 6-10), condanna Onan non per essersi masturbato, ma per aver praticato il coito interrotto come mezzo di contraccezione; non è la masturbazione in sé a essere peccaminosa. E così il sesto comandamento non impone di astenersi dagli atti impuri, ma di evitare l’adulterio (“Non commettere adulterio”, si legge in Es 20, 14; e Gesù ricorda, in Mt 5, 27-28: “Avete inteso che fu detto: «Non commettere adulterio»; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”). La faccenda della proibizione degli atti impuri è una manipolazione successiva alla vita di Gesù, forse dal 50 d.C. (Concilio di Gerusalemme): quindi, come vedi, è una costruzione del tutto umana, non certo divina. In ogni caso, comunque, Dio condanna solo la masturbazione maschile e solo se c’è dispersione di sperma; Gesù, poi, non spende una parola sull’autoerotismo, segno che non lo considerava rilevante (Gesù stesso si masturbava, come – se vuoi – ti spiegherò in altra sede).

Tu, comunque, essendo donna, non hai sperma ma solo umori vaginali e uretrali e quindi non ci sono problemi nel praticare la masturbazione, purché non diventi un’ossessione psicotica. Ma una manipolazione del clitoride o l’inserimento di uno o più dita nella vagina fino a raggiungere l’orgasmo, anche un paio di volte al giorno, va benissimo. Certo, il Catechismo della nostra Madre Chiesa (C.C.C., n. 2352) dice che la masturbazione è peccato, ma è una prescrizione che riguarda solo le persone che possono procurarsi il piacere sessuale in altro modo, come gli sposati (vedi Michael Angelus Grippini, Animadversiones in Benedicti 11. gloriosae recordat. Dinas Constitutiones de non absolvendo complice peccati contra sextum decaloghi perceptum commissi, Bononiae, apud Lonchi & a Vultae impressores archiepiscopales, 1763, pp. 456-477). La donna che non sia sposata (e non per sua colpa, com’è il tuo caso) può tranquillamente masturbarsi, davanti e dietro. Anche la donna sposata con un marito assente o impotente può praticare la masturbazione e rimanere in grazia di Dio.

Ma c’è un argomento ancora più forte, a favore della liceità della masturbazione. La Verginità perpetua di Maria è un dogma della nostra Fede dal Concilio di Costantinopoli del 553: il pene di Giuseppe, infatti, mai s’insinuò nella sua vagina (“Se qualcuno afferma che la santa gloriosa e sempre vergine Maria solo impropriamente e non secondo verità è madre di Dio […], costui sia anatema”, VI anatema del Concilio). Ma questo non vuol dire che la Madonna non si masturbasse, tutt’altro: come ha evidenziato Giovanni Cappelli, Autoerotismo. Un problema etico-morale nei primi secoli cristiani, Bologna, EDB, 1886, pp. 44-77, la masturbazione, se non praticata con oggetti che lacerino l’imene, lascia quella membrana intatta e quindi il dogma cattolico della verginità perpetua della Madonna non è incompatibile con l’attività masturbatoria di quest’ultima. Nel Vangelo apocrifo degli Ebioniti, secondo una controversa traduzione (Sakari Häkkinen, Köyhät kerettiläiset: ebionit kirkkoisien teksteissä, Helsinki, Suomalainen Teologinen Kirjallisuusseura, 1999), si legge che a Nazareth “molti andarono a protestare dal rabbino Aznachiele, perché dalla casa di Giuseppe si sentivano spesso provenire grida e lamenti, simili a quelli di una pubblicana quando è posseduta da uno o più abitanti di Gerico [i Gericani erano noti per avere membri grossi e nodosi, N.d.T.]: e ciò disturbava le attività circonvicine e lasciava nella costernazione grandi e fanciulli. Aznachiele bussò alla porta di Giuseppe e apparve Maria, rossa in viso e ansante, la quale disse che era sola in casa e che mentre raccoglieva acqua dal pozzo del cortile, le era caduto il secchio sul piede e per questo aveva urlato”. Ora, è provato che nella casa di Giuseppe non vivevano né pubblicani né Gericani e che il pozzo più vicino era dietro la sinagoga; dando per certo che Giuseppe non si congiungeva carnalmente con la sua casta sposa, ne consegue, necessariamente, che era la Madonna che si masturbava e che ricavava anche molto piacere dall’operazione.

Non è nemmeno improbabile pensare che San Giuseppe collaborasse con la moglie, praticandole il cunnilingus e l’anilingus, così da aumentare il piacere alla Madre del Signore: in un passo successivo dell’apocrifo sopra riportato, si legge – anche se il testo è lacunoso: “E arrivò un giorno in cui le urla e i gemiti salirono fino al cielo, al punto che il Sommo sacerdote mandò il Cireneo ed Eméro (figlio di Giuda, nipote di Betsabeo della progenie di Zaccheo della stirpe di Davide) a controllare che nella casa di Giuseppe non stessero sgozzando un capro nel tempo proibito: bussarono alla porta e Giuseppe, con le labbra e la barba luccicanti e stillanti di quello che a tutta prima pareva il liquido vischioso e appiccicaticcio che la donna secerne nelle sue parti impure quando il marito si congiunge con lei, si scusò con i messi, dicendo che stava costruendo una mensola di libreria per la casa che Maria di Cleofa possedeva sul Golgota e che si era martellato una falange per errore, erompendo così in strepiti di dolore”. Che Maria di Cleofa avesse una casa sul Golgota pare da revocarsi in dubbio: secondo gli esegeti si tratterebbe di una scusa, mentre in realtà san Giuseppe stava leccando la vagina della Madonna. In ogni caso, l’importante era che non perforasse con la lingua l’imene della Madonna, così da preservare intatta la possibilità di proclamare il dogma della verginità perpetua.

Vi sono Autori (vedi, per tutti, Shinoah Lettermayer, I am a mannish muff diving size queen, Boston, Maccademosh, 1976, pp. 121-156) che si spingono fino a ipotizzare che Giuseppe e Maria amassero particolarmente la stimolazione orale reciproca: la Madonna succhiava il pene di San Giuseppe mentre san Giuseppe mordicchiava le grandi labbra della Madonna, facendola venire in abbondanza – lo squirting era noto fin dai tempi di Assalonne. Questo parrebbe provato dalle reliquie, conservate a Cosenza fino al 1764, conosciute come “Labbra della Vergine” e “Santo bottoncino”. Non c’è da stupirsi: reliquie del prepuzio di Nostro Signore ce n’erano decine, e fino a poco tempo fa era rimasto quello di Calcata (si veda, per tutti: Racconto come fosse ritrovato il santissimo prepuzio di Nostro Signore Gesù Cristo nella terra di Calcata feudo dell'illustrissima casa Sinibaldi, in Ronciglione, nella stamperia di Clemente Mordacchini, 1759): anche le “Labbra della vergine” e il “Santo bottoncino” sono andati perduti, ma chi poté visitarli accuratamente (Nicola Vigorito, Memoria su di una straordinaria elefantiasi tuberosa della clitoride e delle grandi labbra: Letta nella Real Accademia Medico- Chirurgica di Napoli, Napoli, Stab. tip. di G. Gioja, 1865, vol. 1, 345-412) dichiarò che le grandi labbra presentavano tracce di piccoli morsi e una certa usura dovuta probabilmente a sfregamenti continui e che il clitoride aveva la tipica conformazione che esso assume dopo decenni di succhiamenti, titillamenti e schiacciamenti persistenti e diuturni.

La Madonna era vergine ma era consapevole che il corpo non è stato creato da Dio per la macerazione: sapeva trarne pertanto le delizie che tu finora ti sei negata. Ella godeva spesso e in gran copia, benedicendo il nome di Dio per questo dono magnifico e invocando il suo Santissimo Nome negli sconquassi e nel delirio che precede il godimento fisico. Pare che i suoi umori vaginali profumassero di violetta, anche se l’igiene intima, a quei tempi, non era granché tenuta in conto: per questo san Giuseppe beveva vogliosamente dalla Sacra Fessura della moglie i liquidi orgasmici che lui stesso provvedeva a far secernere, masturbandola con le dita e con la lingua; e lei, intinte le mani delle Santissime Secrezioni vaginali, se le spalmava sul Santo Seno e sui Vergini Capezzoli Turgidi, sì che il di Lei Sposo potesse leccarli e succhiarli, causandole intenso piacere.

Quindi, Mara, sorella carissima nella carità che ci unisce, attendi in pace e fiducia quel che Dio ti manderà: che per te Egli abbia in serbo uno sposo o che ti abbia riservato un’altra via per renderGli lode, lo capirai. Ma non lasciare che una falsa e ristretta visione della sessualità, regalo gratuito e immenso del Signore, ti privi del naturale piacere che Dio ha inserito nel tuo corpo, si tratti della vagina, del clitoride, dell’ano, dei capezzoli o di qualche altra parte che generi godimento e profusione liquida dal condotto vaginale. Se – per pudore o scarsa dimestichezza col tuo corpo – non riesci a toccarti e a eccitarti, ti do questo consiglio, che mi è stato spesso di grande utilità. Sdraiati nuda sul letto, con un cuscino sotto le natiche, spalanca le cosce e cerca di immaginare nella tua mente questa scena: la Madonna, accucciata a gambe aperte sopra il Venerabile Volto di san Giuseppe, sdraiato sotto di lei (cfr. Aaron Mutalbesky, Face-sitting in the Holy Bible, New York, Lazarus & Co., 1999, pp. 7-85, spec. le illustrazioni delle pp. 67-82), che gli spalanca con le dita l’apparato ano-vaginale, mostrandoGli l’ampia e netta visione della sua vagina spalancata e di tutta la zona perianale; immagina la lingua del Suo Castissimo Sposo che percorre il perineo, che titilla l’ano, che vellica il clitoride eretto e tremante, che si attarda nelle pieghe delle natiche estroflesse, che saetta nella vagina con sapienti e lancinanti guizzi; immagina il Padre putativo di Gesù, nella cui bocca colano – dalla profondità vaginale – come cascata i succhi torbidi e impregnati, che lecca la vagina fradicia e fremente, che ne succhia golosamente i contorni, che fa ergere con la lingua l’Ineffabile Clitoride e che alla fine fa esplodere la Sua diletta Sposa nell’urlo liberatorio dell’orgasmo, mentre i fiotti dei fluidi espulsi durante la Santa Eiaculazione Virginale (tra i quali, abbondantissimi, i liquidi di godimento prodotti dalla Santissima Uretra) lo inzuppano e la acquietano.

Immagina la Santa Vergine, stremata dalla successione orgasmica, che si abbandona sul petto del suo amatissimo sposo, cosciente sia della necessità della preservazione della sacra membrana sia del doveroso e gioioso compito di condividere con il Suo compagno i piaceri carnali che Dio, nella sua immensa bontà, ha riservato agli sposi che in Lui vivono. Immagina san Giuseppe, che ancora attarda le dita tra le grandi labbra, che ancora accarezza il Monte di Venere della Sua Compagna di Santità, che sfila il medio dall’Ano Santo ancora caldissimo della Sua Sposa, che si succhia le dita impregnate dell’odore e del sapore di quei meravigliosi liquori secreti da Colei che fu scelta dal Signore e che raccoglie con la lingua le ultime stille d’umore che ancora gocciolano dalla rossa ferita pulsante che si apre tra le gambe spalancate di Maria Santissima; immagina la Sacra Coppia che sorride nel sentire il buffo rumorio dell’aria che fuoriesce borbottando allegra dal pertugio vaginale della Sempre Vergine, così dolcemente straziato e appagato.

Immagina questo e lascia che la tua mano vaghi sicura verso il giardino delle delizie che ti fiorisce tra le cosce: Dio, che di questo portentoso dono è il Fabbro Supremo, non l’ha certo fatto perché appassisse intatto e disseccato.

Ti abbraccio in Cristo,
Mafalda

mercoledì 8 maggio 2013

La dolcezza del missionario



«Caro fratello Joseph, mi chiamo Piro-Piro, che nella vostra lingua significa “Uomo il cui colore degli occhi ricorda le tinte dorate di un tramonto sul Bosforo, visto però dal quartiere di Beylerbeyi nella parte anatolica di Istanbul” (nella nostra, invece, significa “Dal passo felpato come i Monotremi dalla lingua vischiosa”) e faccio parte della tribù degli Anga (ramo cadetto), stanziata all’interno delle foreste pluviali tropicali più recondite della zona di Aseki (a Mumeng-Labuta, più precisamente), nel distretto di Menyamya della provincia di Morobe, in Papua Nuova Guinea. La nostra tribù è quasi del tutto sconosciuta, non ha fino a ora mai avuto rapporti con altri gruppi sociali (a parte il popolo dei Wau-Bulolu, nostri acerrimi nemici) e vive ancora come vivevano i nostri avi. Non conosciamo la scrittura e il nostro sistema di numerazione contempla solo quattro numeri: ashz-lebr (zero), ph (uno), phh (due) e yeyh (dal 3 fino al 17.474, poiché nelle nostre terre non c’è nulla che conti più di 17.474 unità, a parte forse le zanzare). Noi ci troviamo bene, anche se ciò forse spiega una certa animosità, specie nei commerci: l’altro giorno Bein-Trahkl, che mi doveva yeyh ciotole di taro, che gli avevo prestato mesi addietro, me ne ha restituiti, appunto, yeyh: ma il suo yeyh ammontava a phh + phh, mentre io era certo di avergliene prestati proprio yeyh, cioè 101. Abbiamo chiesto allo stregone, che funge anche da mediatore, che ha confermato che l’ammontare del debito era esattamente yeyh ciotole di taro. Non credo ne usciremo. Ma la cosa più importante è che pratichiamo il cannibalismo alimentare, sia nella forma endocannibalica sia in quella esocannibalica. Da poco tempo mi sono convertito al Cristianesimo e un problema mi angustia: sento il bisogno di parlarne con qualcuno. Tutto è cominciato 6 mesi fa, quando con alcuni membri della tribù mi trovavo a caccia vicino alla radura dell’albero morto. Mentre stavamo tendendo l’agguato al babirussa, che noi mangiamo con una certa voracità, abbiamo visto una piroga scendere lungo il fiume. A bordo vi erano tre esseri, molto strani sia per la foggia delle vesti sia per il colore dell’incarnato: erano bianchi come il latte del facocero. Subito abbiamo pensato fossero dei ropen (specie di mostri mangiabambini secondo la nostra religione, che è di tipo animista, temperata però da elementi di primitivo monoteismo) sotto mentite spoglie, e quindi li abbiamo bersagliati con frecce, zagaglie e pietre lanciate con la frombola, catturandoli. Ci siamo subito accorti che quei tre avevano l’apparenza di uomini, per quanto strani: li abbiamo perciò portati al nostro villaggio. Due erano morti e quindi li abbiamo subito mangiati, anche perché era giorno di festa; il terzo era solo ferito di striscio ed essendo magro come un chiodo, l’abbiamo rinchiuso in una gabbia per ingrassarlo un po’, prima di eviscerarlo e farne la pietanza principale del successivo banchetto. A me è stato affidato il compito di provvedere al suo nutrimento, dandogli specialmente foglie di aibika (Abelmoschus manihot, appartiene alla famiglia delle Malvacee) e uova di bilu (un volatile che fa parte degli uccelli passeriformi, nome scientifico Amblyornis macgregoriae), che sono molto caloriche. Vivendo accanto a lui mi sono accorto che parlava bene la nostra lingua e abbiamo conversato parecchio. In breve: era un missionario mandato nelle nostre terre per civilizzarci. Con me ci ha messo poco, anche perché non è che vivere in una foresta alluvionale e cacciare l’echidna dal becco lungo di Sir David sia tutto ‘sto spasso. Quindi mi ha battezzato (col nome di Emanuele Filiberto) e sono diventato cristiano. A forza di chiacchiere e ridendo e scherzando, ha però messo su un venti chili e quindi gli anziani della tribù hanno deciso di usarlo per il banchetto del 12 maggio (festa della mamma). Ho cercato di convincerli a non farlo, esortandoli alla moderazione e alla temperanza; ho invocato la misericordia divina e umana, invitandoli a pentirsi e a cambiare vita, seguendo l’esempio di Nostro Signore, che è morto anche per i peccati cannibaleschi, ma niente da fare: come parlare a quel muro. Anzi, ho persino rimediato, proprio dietro l’orecchio, un colpo di keteriya (un’ascia da battaglia molto diffusa da noi) da Iro-Nigo, notorio goloso. Morale della favola: padre Epitaffio, questo il suo nome, è finito arrostito sulle sacre pietre del fuoco del villaggio. Ora io mi sento colpevole per non averlo salvato e temo di andare all’inferno, argomentazione sulla quale il buon Epitaffio, nei momenti convulsi della sua estrazione dalla gabbia, insisteva con una certa vivacità dialettica, anche se non con la lucidità, la pacatezza e la bonomia che aveva dimostrato nei nostri lunghi conversari pre-eviscerazione, specialmente dopo una frittata di 12 uova di bilu. E fosse solo questo: mio padre e i miei fratelli sono stati tra i più entusiasti partecipanti al festino, tanto che la sacca testicolare del buon Padre ora fa bella mostra di sé al collo del mio papà come borsa da tabacco. Io sono in ambasce anche per la loro sorte eterna, perché sono comunque parenti e mi scoccerebbe saperli a bruciare nel fuoco inestinguibile. Vi chiedo perciò: siamo condannati tutti quanti ad arrostire nel luogo della sofferenza senza fine e senza requie? Grazie cari fratelli, se potete rispondetemi per posta, perché qui è meglio non venire, ché babirussa e facoceri ce ne sono pochi e la gente ha fame. Piro-Piro (Emanuele Filiberto), Papua Nuova Guinea.  
(scritto sotto dettatura - Ufficio postale di Port Moresby)» 

Caro Fratello nella Fede, non devi temere alcun male: questa è la prima cosa che mi sento di dirti. Nostro Signore Gesù Cristo non ha mai condannato il cannibalismo e quindi, sul punto, mi pare opportuno tranquillizzarti. C’è, è vero, un breve e probabilmente apocrifo accenno al cannibalismo in Le 26, 27-29, dove è aspramente condannata tale pratica, ma la miglior dottrina (fra i molti, puoi consultare: 
Holbrook F.B. (1986). Seventy weeks, Leviticus, and the nature of prophecy, Washington, D.C., Biblical Research Institute: 346-394;

Mayjee,  Philip (2011). Leviticus in Hebrews. A transtextual analysis of the tabernacle theme in the Letter to the Hebrews, Bern-Oxford, Peter Lang: 33-75;

Bibb Bryan D. (2009) Ritual words and narrative worlds in the book of Leviticus, London-New York, N.Y., T & T Clark: 130-182)
ritiene che la maledizione si applichi solo al cannibalismo rituale. Mangiare un morto non sarà il massimo del bon ton, ma di sicuro non è contrario alle Verità della nostra Santa Fede. Diversa è la questione dell’omicidio, perché è questa, la faccenda principale. Su questo non si scherza: la nostra Santa Religione non ammette l’omicidio, se non nei casi previsti dal Catechismo della Chiesa Cattolica (d'ora in poi, per comodità, CCC) e dal Codice di diritto canonico, e tra questi la fattispecie da te descritta non rientra. Quindi: si può mangiare un morto, ma non si può uccidere un vivo solo per mangiarlo (a meno che la finalità edule non sia la conseguenza non voluta e non premeditata di una Santa Azione a Difesa dell’Unica Fede, come il rogo di un prete modernista o la soppressione di un celiaco). Qui, per scampare alla giusta punizione che il Signore ha stabilito, fin dai tempi di Mosè, per coloro che privano della vita un fratello, occorre seguire la procedura del caso: ammissione sincera e accorata del peccato mediante confessione auricolare a un presbitero, pentimento franco e leale (nella forma della contrizione, ci raccomandiamo, non dell’attrizione, che non serve a nulla, anzi, è quasi peggio), accettazione della pena inflitta dal sacerdote, espiazione secondo le modalità e i tempi indicati nell’irrogazione della penitenza, riparazione al male commesso, in forma specifica laddove possibile o in forma monetaria, se la via della riparazione per equivalente fosse impedita dalle circostanze fattuali: ad esempio, lo stupratore deve pagare le spese per la chirurgia plastica di ricostruzione dell’imene, se la congiunzione carnale forzata in vaso debito è avvenuta a danno e vituperio di una donna non già deflorata; ma se la verga fosse stata introdotta contro la volontà della femmina in una vagina che già fosse stata percorsa legittimamente e in profondità da uno o più peni o se l’inserzione del membro virile fosse avvenuta solo nel di lei ano e non ci fosse necessità di interventi medici (vuoi per le misere dimensioni dell’asta fallica, vuoi per la particolare cedevolezza del tessuto sfinterico della donna, vuoi per l’uso di specifici lubrificanti durante l’atto sodomitico, vuoi per la collaborazione della femmina, la quale avesse ad esempio rilassato il muscolo anale e assecondato, con sapienti allargamenti del pertugio escretore, la spinta propulsiva dell’asta carnosa e turgida), allora la riparazione assumerà la forma del risarcimento del danno monetizzato al tasso di cambio attuale e secondo l’andamento dello spread e dell’Euribor, oltre ai canonici dieci PaterAveGloria. Tornando a noi, dicevamo del cannibalismo praticato nei confronti di un uomo ucciso al solo scopo di volerlo divorare: e qui il peccato mortale è evidente. Bisogna però ricordare che, se la materia è, per il Catechismo della Chiesa Cattolica, indubitabilmente grave (CCC, n° 1858), per meritare l’inferno occorrono anche la piena avvertenza e il deliberato consenso (CCC, n° 1859): e non mi pare che dei selvaggi trogloditi, lussuriosi e compulsivi come dici siano i tuoi simili possano essere in grado di capire che uccidere il prossimo (per mangiarlo, per imbalsamarlo o per miniaturizzarne la testa come gli indios Yanomani, la cosa non rileva) è peccato. Vogliamo intendere: l’hanno sempre fatto, da che mondo è mondo, come possono sapere che è sbagliato? Nessuno gliel’ha detto, che è peccato: sono come degli animali, innocenti e puri, per quanto disgustosi.

Ci direte: e la legge naturale, eterna e immutabile? 

“Presente nel cuore di ogni uomo e stabilita dalla ragione, la legge naturale è universale nei suoi precetti e la sua autorità si estende a tutti gli uomini” (CCC, n.1956)

 E si deve forse ignorare la basilare affermazione della Chiesa del Signore (CCC, n° 1860), giusta la quale – se l'ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l'imputabilità di una colpa grave – si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo? Benedetti figlioli, ma il Catechismo lo si deve leggere tutto, mica lo si può spezzettare e becchettare a piacimento. 

“Perciò non potrebbero salvarsi quegli uomini, i quali, non ignorando che la Chiesa cattolica è stata da Dio per mezzo di Gesù Cristo fondata come necessaria, non avessero tuttavia voluto entrare in essa o in essa perseverare” (CCC, n° 846)

Qui ci sono da precisare due cose. La prima è che Dio è Creatore di ogni cosa, vivente e non vivente, anche quindi dei membri della tribù di Emanuele Filiberto. È innegabile che a costoro la Rivelazione Cristica del Verbo Incarnato non è mai arrivata, visto che la Vera Religione si è sviluppata, nello spazio e nel tempo, secondo direttrici ben precise fissate fin dall’Eternità in conformità al Piano Divino, che non ci è dato conoscere nella Sua Complessità. Ora, se la direttrice Gerusalemme-Roma, tanto per dire, o quella Efeso-Corinto, sono state ampiamente percorse dai fedofori glossolalici itineranti fin dal tempo dei primi Apostoli, non pare che la tratta Cafarnao-Aseki-Mumeng-Labuta (distretto di Menyamya, provincia di Morobe, Papula Nuova Guinea) sia stata particolarmente trafficata. Il perché, Dio solo lo sa: quel che è certo che quei selvaggi non ne hanno mai saputo nulla, dei Misteri della Nostra Bella Fede. Quindi, se Dio li ha creati cannibali, chi siamo noi per dire che devono andare all’inferno? Che ne sapevano, loro, che non si mangia la gente? O vogliamo forse pensare che Dio ha voluto fare delle preferenze, rivelandosi inizialmente (e poi per lunghissimi secoli) solo agli ebrei, ai greci e ai romani e lasciando invece che i maori o i borneiani o i galapagosiani o i papuanuovaguineesi continuassero la loro vita peccaminosa per poi ficcarli nelle fiamme dell’inferno così, senza che loro nemmanco sapessero che ci fosse, l’inferno? Non vi parrebbe, questa, un’ingiustizia indegna della Perfetta Bontà e dell’Assoluta Misericordia di Colui che è, che era, che fu, che sarà, che sarà stato e che fu stato? Ma lo sapete che c’era una popolazione, in Patagonia, che aspirava il fumo sprigionatosi dallo sterco di guanaco essiccato (bruciato appositamente in specifiche cerimonie), raggiungendo in tal bizzarro modo una specie di trance? Qui le ipotesi sono due: o tra i patagonici regna satana, e quindi Dio non ha alcuna autorità su di essi, ciò che è blasfemo solo pensarlo; oppure anche i patagonici sono figli di Dio, com’è naturale che siano, e quindi a Dio va benone che i patagonici si pippino il fumo di sterco incandescente del guanaco. Avrà i suoi motivi per permetterlo: possiamo forse noi sindacare le scelte di Nostro Signore? O vogliamo forse pensare che tutto dipenda dal caso? Mettiamo che uno spericolato e ben palestrato missionario si spinga fin nelle foreste di Sarawak a portare la Buona Novella agli Iban: e se gli si rompe la pagaia? E se cozza contro un banco di sabbia e finisce a mollo, salvandosi per miracolo dal coccodrillo appostato per azzannarne le terga? Lo obbligate voi, a trovare un’altra canoa, se siete capaci: quello lì, secondo noi, chiederà di essere assegnato a una parrocchia di Centocelle, che sarà quel che è, ma almeno non si sbatte contro i coccodrilli e non si finisce a bagno tra i piranha. E se si prende uno stiramento al muscolo coracobrachiale e non riesce a raggiungere il villaggio dei cannibali e gli tocca fermarsi alla stazione di posta della Compagnia delle Indie e lì si becca la malaria e decede? Non penseremo mica che è colpa dei selvaggi se il missionario non aveva le braccia come i fratelli Abbagnale, si spera. E mettiamo pure il caso che il missionario ci arrivi, tra i selvaggi cannibali e questi, come sono soliti fare con gli estranei, gli tirano una cerbottanata al curaro: addio missionario e addio evangelizzazione, ma anche in questo caso non è colpa dei cannibali, che hanno solo fatto quello che Dio gli ha insegnato a fare: tirare frecce, mangiare babirussa e, se del caso, anche esseri umani. Quindi, secondo la nostra esperienza e la nostra conoscenza delle cose umane e divine, i parenti di Emanuele Filiberto possono stare tranquilli, giacché l’inferno è riservato ai peccatori veri. E qui veniamo alla seconda questione che volevamo affrontare. Il n° 846, sopra ricordato, recita: “non potrebbero salvarsi quegli uomini, i quali, non ignorando che la Chiesa cattolica è stata da Dio per mezzo di Gesù Cristo fondata come necessaria, non avessero tuttavia voluto entrare in essa o in essa perseverare”. Lo riproponiamo testualmente perché qui bisogna fare tanto di cappello all’estensore del Catechismo, tanto l’avvertimento è formulata in maniera straordinaria. A prima vista, sembra condannare all’inferno gli eretici, gli scismatici e gli apostati. Ma se lo si legge bene, se avrà la prova definitiva dell’assoluta bontà e misericordia della Santa Romana Chiesa. Perché ciò che l’Eterna Sposa del Signore vuol dire è che finiranno all’inferno solamente coloro che, pur sapendo (leggi: pur sapendo realmente) che la Chiesa è l’unico mezzo di redenzione, rifiutano la Chiesa medesima. Fuori di metafora: l’inferno è destinato a chi, pur sapendo che l’unica via per la Salvezza eterna è la Chiesa di Roma, ha consapevolmente rifiutato di far parte di quest’ultima; chi non lo sapeva, o non lo sapeva bene, o ne aveva un vago sentore ma non la certezza, o lo sospettava, costoro sono salvi e destinati al Paradiso. Quindi basterà dire, nell’ora del giudizio supremo: “Ma io mica lo sapevo, che la Chiesa era l’unica redentrice”. E se qualcuno ribattesse “Ma come non lo sapevi? Ma se te l’ha detto il parroco in persona, padre Epicarmo, c’ero lì anch’io, ricordo benissimo”, la risposta salvifica sarebbe a portata di mano: “Oh, a parte che quella volta lì avevo il raffreddore e non ci sentivo bene, per quello che ne sapevo il parroco poteva essere un impostore, e io agli impostori non ci credo. E comunque si sapeva benissimo che quel parroco lì era uno di cui ci si poteva fidare poco, mi avevano detto che faceva la cresta sulle offerte della san Vincenzo, ti pare che a uno così gli si possa credere? No, fratello carissimo, io non sapevo veramente che la Chiesa era l’unica salvezza: e se non lo sapevo veramente, non mi potete spedire all’inferno, che il Signore mi perdoni l’orgoglio presuntivo”. Eventuali repliche del tipo: “Ohé, giovine, troppo comodo, cavarsela così: tu lo sapevi, non puoi negarlo” sarebbero facilmente neutralizzabili: “No, dilettissimo fratello in Cristo e nella Fede: un conto è che te l’abbiano detto, un conto è saperlo: che me l’abbiano detto sarà anche vero, ma che io lo sapessi è tutto da dimostrare. Ad esempio: mi hanno detto più volte, anche quel santissimo ebdomadario che è Famiglia Cristiana, che Berlusconi va con le ragazze facili; ma io, che lo faccia o l’abbia fatto, non lo so realmente. Mica c’ero, io, nel privé. Quindi, come non posso dire di sapere veramente che Berlusconi paga le signorine (anche se magari lo suppongo; anche se lo posso ipotizzare: ma saperlo davvero, non lo so), allo stesso modo io non posso dire si sapere che la Chiesa cattolica è necessaria per la Redenzione: lo immagino; mi pare un’ipotesi corroborata da una sua solidità estrinseca e intrinseca; non mi riesce del tutto inimmaginabile; ci sono testimoni di questa eventualità dotati di una certa attendibilità: ma saperlo davvero (perché quel “non ignorando” vuol dire “sapendo”) mi pare eccessivo”. Poi dobbiamo aggiungere che, a mente del n° 847 del CCC, l’inflizione della dannazione eterna a quelli che “non ignorano” non si applica a coloro che, senza loro colpa, non conoscono Cristo e la Chiesa: infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, e tuttavia cercano sinceramente Dio, e sotto l'influsso della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di Dio, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna (Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 14). A noi pare che quei boscimani o ottentotti o zulù o daiaki o come si denominino comunque i selvaggi di cui parla il nostro Fratello Emanuele Filiberto siano sinceramente alla ricerca di Dio: se poi gli evangelizzatori si presentano non invitati, di soppiatto e vestiti in maniera strana, non è che poi si possono lamentare che gli hanno tirato la zagaglia nella schiena: dovevate avvisare con i segnali di fumo o con il tam-tam, mandare un dispaccio, farsi precedere da Zambo, la guida ammaestrata: insomma, un minimo di buon senso e di buona educazione. Quindi, caro Fratello, stai tranquillo, sia per te sia per i tuoi cari: finché arrostite uno zio morto di morte naturale o un avversario ucciso per legittima difesa, va bene, non è peccato; certo, esteticamente e culinariamente noi opteremmo per l’imbalsamazione, per l’incinerazione o per l’ordinaria inumazione in terra consacrata, ma l’importante è che non uccidiate un uomo per mangiarlo, perché non si può: il Decalogo parla chiaro. A presto, fratello caro: ci auguriamo tu ti sappia fare apostolo in quelle terre lontane, desolate, acquitrinose, malariche, infette e prive del Conforto della Lieta Novella, terre nelle quali però, da oggi, sappiamo essere germogliata la gemma delle fede: a te il compito di tenerla viva, e propagarla, ad maiorem Dei gloriam. A ciò noi innalzeremo auspici, lodi e intenzioni all’Altissimo. Buona fortuna. Che 20 kiloJesus di benedittanza si posino su di te,
Joseph

mercoledì 1 maggio 2013

Pregare Gesù per lo sviluppo del pene



«
Caro Sig. Moreno,
io sono un giovane molto educato nella religione cristiana e vorrei chiederle se commetterò peccato per quanto ho intenzione di fare.
Sono un po' magrolino da sempre e invidio i miei amici robusti che piacciono alle ragazze. Molto spesso quando ci troviamo per la partita di calcetto, poi nello spogliatoio i miei amici fuori dalla doccia si misurano tra di loro la nerchia per vedere chi ce l'ha più lunga e più grossa. Certi di loro vedo che hanno la cappella come una brocca. Io ho un bigolino minuscolo in confronto e mi vergogno di mostrarlo così non mi faccio mai la doccia e arrivo a casa che puzzo.

martedì 9 aprile 2013

Come evitare di sprecare il seme

«
Cari Illuminati Cristiani, ho un quesito.
La mia amata Svetlana è partita per andare a trovare i suoi genitori, e io nel pieno vigore ormonale nonostante l'età mi trovo sprovvisto di una giovane donna da Amare... premetto che io sono molto fedele alla mia giovane moglie di 23 anni ed infatti aborro le giovini che sono in cerca dell'uomo maturo come me.
Tornando al punto, per sfogare il mio Amore che sfocia da ogni poro della mia pelle ho creato un marchingegno che oltre che a soddisfare il mio istinto di Uomo raccoglie il sacro sperma così da non disperderlo ... poi dopo svariati rapporti, chiudo il guanto in sommità e facendo il forellino sul dito medio del guanto mungo il mio sperma nelle ampolline a forma di Madonnina.
Pensate che stia Operando nel nome del Signore?
Avete qualche consiglio da darmi ?
Allego una simpatica foto del marchingegno da me inventato ...

domenica 7 aprile 2013

Pasqua nelle Filippine


Mafalda: Eccomi nuovamente con l'amico Moreno Sponton, valente esegeta e studioso di Sacre Scritture. Il caro Moreno è appena tornato da un lungo viaggio in terre lontane, addirittura nelle Filippine. Cosa ci puoi raccontare della tua esperienza di viaggio, Moreno?

Moreno: Bentrovata carissima Mafalda, angelo del Signore, che tutti i Cherubini del Paradiso ti delizino con i loro canti melodiosi.

venerdì 5 aprile 2013

Vescovi che rifiutano di stringere la mano al Papa

Fratelli e sorelle in Cristo,

Abbiamo ricevuto, tra le numerose lettere che arrivano ogni settimana a Risposte Cristiane, una email in particolare che parlava di un fatto che mi ha lasciato allibita: sembra che molti vescovi tedeschi si siano rifiutati di stringere la mano al Papa Benedetto XVI in un'occasione ufficiale con vari capi di stato in Germania. 
Di solito non commentiamo fatti che non abbiano stretta attinenza con le sacre scritture, ma purtroppo questi tempi oscuri hanno portato la politica e la corruzione anche nella Santa Chiesa, ed è difficile non commentare fatti come questi per chi ha una Fede sincera.
 
Questa è la lettera che abbiamo ricevuto:

" ECCO COSA NON VI FANNO VEDERE... CONDIVIDETE PERCHE' ME LO CANCELLERANNO !!!!! Non è mai andato in onda in Italia; è stato ripreso dalla TV polacca durante la visita di Benedetto XVI in Germania il 22/9/2011.

Guardate quanti Vescovi (probabilmente gli stessi che l'hanno indotto a dimettersi) indietreggiano rifiutandosi di stringergli la mano e il Papa con quale umiltà affronta questa umiliazione ripugnante da parte di chi crede di servire Cristo.

Quanto aveva ragione quando diceva di quanta superbia e autosufficienza c’è dentro la Chiesa riferendosi a quanti da dentro non accettano il Magistero e pretendono di fare una Chiesa a modo loro."

L'email conteneva anche un link a un video di youtube che potete vedere qui.
http://www.youtube.com/watch?v=ygeG5WFzkV8

Effettivamente il video è tratto da una trasmissione in diretta su una tv polacca, c'è anche il logo di telepace, quindi a meno di un fotomontaggio fatto benissimo, il video sembra vero:



La lettera è il libero sfogo di una sorella cristiana che come noi è rimasta senza parole di fronte al Santo Padre trattato in quella maniera!
Noi di Risposte Cristiane non siamo certo qui per giudicare, ma trattare un uomo anziano, un servitore di Cristo, in quella maniera non fa certo fare bella figura a noi cristiani! Le divisioni che ci sono all'interno della Chiesa diventano evidenti e il video è stato fatto censurare per non amplificare lo scandalo, e cioè, "che i vescovi tedeschi si rifiutano di salutare il Papa e dunque non stringono la sua mano" (sic). 
Risposte Cristiane vi presenta con la morte nel cuore questo vero scoop giornalistico che per ora non è ancora arrivato alle televisioni e di cui si attende ancora conferma.
Le immagini tuttavia parlano da sole, alcuni vescovi addirittura si allontanano dal Santo Padre lasciandolo lì poveretto senza sapere cosa fare, snobbandolo. Continuiamo a sostenere il Santo Padre con la preghiera e speriamo che Papa Francesco riesca a far chiarezza su questa storia agghiacciante. Vi giuro che ho le lacrime agli occhi mentre scrivo, ad immaginare l'umiliazione subita da un uomo che sarà anche il capo di una istituzione, ma al quale si deve sempre rispetto come essere umano a prescindere dalle divisioni!
I vescovi tedeschi dovrebbero rendere conto a qualcuno di quello che hanno fatto, se tutto questo fosse confermato.

Mafalda

UPDATE
Dopo aver fatto qualche ricerca in internet, ho trovato alcuni siti cattolici che pubblicano la notizia, la rilanciano, e tessono sopra la difesa del Pontefice con dure critiche ai vescovi tedeschi. 
Tanto per fare esempi ecco due coraggiosi autori cattolici che hanno amplificato questa notizia scampando alla censura: Pat Archbold sul National Catholic Register e Francisco José Fernández de la Cigoña su Intereconomia.
In particolare è interessante leggere l'articolo su National Catholic Register, la fonte di notizie cattoliche più completa d'America, che conferma i dubbi parlando di "silent protest" (silenziosa protesta, in inglese) in cui nessuno vuole dare la mano al Pontefice.

Il sito parla della mano mancata al Papa descrivendo il  "video del papa che offre la sua mano alla stretta dei Vescovi in linea per salutare. Vescovo dopo Vescovo lasciano passare il Papa senza stringergli la mano. Uno o due potrebbero aver mancato, ma questo mi sembra piuttosto sospetto", "lo fanno apposta oppure tutti i vescovi sono diventati ciechi?".

Ecco uno screenshot della pagina chiarificatrice:


Io non ho parole è uno schifo! E si definiscono uomini di chiesa??

Mafalda

lunedì 1 aprile 2013

Metallo nel Corpo


«
Illustre Padre Moreno,
sono un ragazzo di 21 anni che suona la chitarra elettrica, e ascolto e suono un genere di musica sicuramente non molto comune e commerciale: il Metal.

Ascolto gruppi musicali come lamb of god, metallica, trivium, meshuggah, slayer, pantera, amon amarth, opeth, e vari altri… (si può informare a riguardo).

Ho sentito parlare male di questo genere musicale ma non ho mai dato retta alle dicerie, a mio avviso prive di fondamenta e di senso logico. Tuttavia, sono una persona molto devota a Cristo nostro Signore, e vorrei sapere che ne pensa lei di questa passione musicale che ho. Inoltre io sono una persona che veste alternativa, ho un piercing al sopracciglio, uno al labbro, un espansione sul lobo sinistro, e 5 tatuaggi (braccio sinistro, gamba, collo, bacino e schiena), tutti raffiguranti figure oscure (morte, e sangue). Sono un mero peccatore? Io non pratico il satanismo, assolutamente. Io comunque prego ogni giorno, ed anche prima di ogni concerto metal che faccio, e suono meglio. Questo vuol dire che il nostro Cristo Signore mi da la forza, quindi è favorevole alla mia musica?

Rimanendo in quest'ambito, avrei un altro quesito: Gesù Cristo è raffigurato come un biondo con i capelli lunghi e barba, insomma un tipico personaggio trash/heavy metal, tendente al progressive (un chitarrista americano infatti gli assomiglia parecchio.. si chiama John Petrucci). Io ogni domenica vado a messa e il prete mi guarda male per l'applicazione dell'arte sul mio corpo (body art). Mi devo preoccupare? Perché la chiesa, e i suoi uomini mi disprezzano? Non capisco. Sono un ragazzo come tutti gli altri, solo con gusti e tendenze diverse dalla massa. Che ne pensa di tutto ciò? Dovrei smettere di suonare, togliermi i piercing dal corpo, cancellare i tatuaggi, e cambiare stile di vita? Attendo con ansia una Sua risposta, Padre.
Saluti
»

Cara anima perduta,
rispondo facendo le veci dell'Illuminatissimo Moreno (colgo l'occasione per ribadire che nessuno degli Illuminati è un chierico, siamo tutti laici appassionati studiosi di Sacre Scritture e Religione).

Tra i flussi marosi della tempesta della vita,  a tua salvezza Cristo ti ha dato un'età in cui il cambiamento è ancora possibile ma devi sbrigarti ché le grinfie demoniache dell'Oscuro Signore Tentatore tendono a stringere di più col passare del tempo.

La tua vita dissoluta e abbandonata ai piaceri della carne e alle nefandezze dello spirito ha da trovare un limite, ché anche il pentimento oltre a dover essere sincero deve essere rapido, non puoi soggiacere in tutta una vita di molle e lascivo perpetuarsi delle schifezze che dici di tenere come modus vivendi e sperare che con un mi pento in letto di morte poi tu possa cancellarle. 

Muoviti e abbandona l'impurezza di codesta che chiami musica metalla e avvicinati alla melodia che libera lo spirito, quella delle campane a festa per Nostro Signore la domenica mattina. Libera il tuo corpo che Iddio rivuole cosi come lo ha donato a te, dai ferri e dalle catene in cui lo hai imprigionato con anelli, pirsing e altro, cancella dalle tue membra disegni e scarabocchi magari donacce postribolari, che hai tatuato inconsapevole della via che stavi intraprendendo.

Non è solo praticando il satanismo che ci si allontana dalla Parola di Nostro Signore, la vera Luce che deve illuminare il sentiero della nostra esistenza.
In altri tempi, la punizione sarebbe stata adeguata ai tuoi errori, la mano santa della Chiesa sarebbe scesa su di te guidata da uomini di alto valore e sapere e la Santa e Giusta Inquisizione avrebbe macerato la tua carne immonda per ripulire il tuo Spirito.

Vedi, l'Inquisizione nasce nel Concilio presieduto a Verona nel 1184 da papa Lucio III e dall'imperatore Federico Barbarossa, con la costituzione Ad abolendam diversarum haeresum pravitatem e tuttora sarebbe indispensabile, ma viviamo in tempi difficili, dove ai pastori di Domineddio sono stati tolti il bastone del Perdono, la lama della Compassione e la fiamma dell'Amore. E allora devo accontentarmi di riguidarti verso il sentiero della beatificazione con reprimenda accorate. Il disprezzo che i nostri fratelli provano non è solo per te, ma per tutto quello che il tuo corpo e quella tua musica infernale rappresentate: lo spregio più assoluto per i Sacri Dettami e il significativo esempio di come la corruzione possa dilagare: è giusta quindi la loro reazione, il disprezzo in tempi più assennati sarebbe stato seguito da afflizioni come l'essere messo sotto sale dopo essere stato spellato ma anche se oggi non vi sono più tali usanze care al Signore tuttavia possiamo ancora fare qualcosa.

Parla col Santissimo Vicario di Cristo che organizza la tua Diocesi e confida a lui tutti i tuoi angosciosi problemi, porta con te copia di questa nostra corrispondenza e fai si che possa leggerla, cogliendo appieno la Sua missione. Egli, guidato dallo Spirito Santo, colti i segni indicatori nascosti ai più tra queste righe, saprà cosa fare e se ha abbastanza spazio nelle cantine della Sagrestia della Casa Del Signore e se ha mantenuto in buono stato gli attrezzi per gli Esorcismi ti libererà una volta per tutte dal male che è in te.

Non dubitare, anche se il bene prende strade tortuose e di dubbia morale, almeno per quanto possa comprendere il volgo, se guidato dalla mano consacrata di un Soldato dell'Esercito di Dio infine troverà sempre il percorso migliore.

Che la catena ti cinga la vita e la corrente attraversi le tue membra se può alleviare le tue sofferenze.
Che la frusta dilani le tue carni e il bastone percuota le tue ossa se può condurti verso la Salvezza Eterna.

E se infine il tuo corpo sarà abbandonato dalla tua anima impura, grazie al dolore ti presenterai al cospetto del Padre Celeste mondato dalle impurità e libero da ogni peccato.

Infine sarai salvato a maggior gloria di Nostro Signore.

Ricorda certo prima di parlare con un notaio e lascia a pagamento, insufficiente ma dovuto, tutto quanto possiedi sulla terra alla Chiesa, intestando tutto alla Persona della Nostra Guida il Papa, Primo tra i Vescovi che un atto di generosità e devozione ti aiuterà una volta in Cielo ad alleggerirti dei tuoi Affanni e passare nella fila dei Peccatori tra le Corsie Preferenziali.


Tuo devotissimo Primiero.