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mercoledì 31 luglio 2013

Giochi e balocchi: attenzione a quelli pericolosi



«Gentile Joseph,
mi chiamo Maria Pina e scrivo da Macerata. Sono sempre stata una buona cristiana, faccio la corista nella mia parrocchia e mi impegno a diffondere il vostro blog tra tutti coloro che conosco. Sei anni fa Gesù Cristo mi ha regalato il più bel momento della mia vita, concedendomi in dono un bellissimo bimbo proprio nel giorno del Sabato Santo. In memoria di ciò che quel giorno successe a Nostro Signore, e piena di gratitudine per l'immeritata espiazione da parte sua delle nostre colpe, ho dato a mio figlio il nome di Sepolcro. Sepolcro - soprannominato Pepi - è un bambino allegro e socievole, e con la sincera volontà di servire Dio e di non commettere peccati. Ad aprile ha ricevuto molti regali di compleanno, che ha accolto con la gioia e la purezza di cuore che solo i bambini sanno avere. Ha ricevuto in particolare diversi pupazzetti di plastica dei "Gormiti", di "Dragonball" e di altri personaggi di mondi fantastici commerciali, alcuni "magici" o con "superpoteri", ma all'epoca non vedevo nulla di male nel fatto che ci giocasse, e fino ad una settimana fa non avevo nessun sospetto che questi giochi potessero in qualche modo sviarlo dalla sana educazione impartitagli da me e dall'asilo delle suore. Immaginate quindi la scossa che ho preso quando, una sera, Sepolcro mi si è avvicinato e mi ha candidamente chiesto chi fosse più potente tra Goku e Gesù. Lì per lì, per la costernazione, non ho saputo cosa dire e l'ho mandato nella sua stanza con un paio di meritati ceffoni. Il giorno dopo, a mente fresca, ho cercato di spiegargli la gravità del peccato di blasfemia, e di fargli rendere ben conto che i suoi giocattoli preferiti rappresentano personaggi di fantasia, e non possono essere paragonati al Messia che invece esiste realmente ed è accanto a noi. Sepolcro continuava però ad esclamare convintamente che "Dragonball esiste!" e che "Anche Goku può risorgere, l'ho visto in televisone". Non ho potuto fare altro che sequestrargli il pupazzetto di Goku e impedirgli di vedere il cartone che gli stava evidentemente causando tanti perigliosi turbamenti: mi è dispiaciuto averlo fatto piangere per questo, ma era necessario per il suo bene. Per consolarlo, ho regalato a Sepolcro come portafortuna una statuina di Padre Pio, raccomandandogli ovviamente di tenerla con cura. Si è rapidamente affezionato al Santo, al quale siamo tutti molto devoti in famiglia, e gli ho concesso di portarlo con sè al parco giochi. L'altro ieri, però, l'ho scoperto con un suo amichetto mentre rappresentavano, per così dire, un combattimento tra San Pio e un'altra figura che non ho riconociuto, ma che mi è stato detto chiamarsi "Wonder Woman". Fortunatamente ha vinto Padre Pio, ma temo che questo tipo di comportamenti sia altamente nocivo sia per la sua psiche che per la sua anima. I mass media generano sempre più confusione nella testa nei nostri piccoli, e ho tardivamente compreso che bisogna essere più che mai attenti a quello con cui lasciamo giocare i nostri piccoli, e a chi lasciamo loro frequentare. Sono sicura però che dei genitori risoluti possano ancora fare molto per i loro bambini. Come mi dovrei regolare?
Grazie in anticipo per i vostri consigli, che Gesù vi benedica,
Maria Pina»

Cara Maria Pina, devota sorella in Cristo, sono lieto che il modesto servizio che rendiamo attraverso il nostro blog sia utile a te e ai tuoi conoscenti. Grazie di cuore dell'attenzione che ci dedichi.

Il problema che poni è importante, e va trattato con la massima cautela. L'educazione dei figli è uno dei compiti essenziali che Dio assegna alla famiglia cristiana, e dunque deve essere svolto rigorosamente secondo i dettami della dottrina. Fortunatamente, Egli ci ha concesso ampie e precise indicazioni su questo tema. Vediamo assieme cosa dicono le Scritture al riguardo, e come dobbiamo regolarci.

La prima cosa che la Bibbia ci insegna, è che i fanciulli vanno educati sin da piccolissimi:
Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà. (Proverbi 22,6).
Il grande filosofo de Maistre riteneva che fosse sufficiente dare un'educazione cristiana ai bambini dai cinque ai dieci anni, affinché si salvassero. Purtroppo le cose non sono così semplici, ma senza dubbio si tratta di un periodo della vita fondamentale nel quale, vogliamo che i nostri figli evitino la dannazione eterna, dobbiamo noi stessi per primi dare l'esempio. Infatti, Dio vuole che i genitori siano esempio di condotta pia e devota:  
Questi comandamenti, che oggi ti do ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. (Deuteronomio 6,6-7).
Nello stesso tempo, non si deve calcare troppo la mano esagerando in severità:
Padri, non irritate i vostri figli, affinché non si scoraggino. (Colossesi 3,2).

Stabilite queste linee-guida, vediamo più in dettaglio cosa compete a te, come madre:
Apre la bocca con saggezza, e ha sulla lingua insegnamenti di bontà. (Proverbi 31,26).
Ecco perciò che hai fatto benissimo a raddrizzare la cattiva inclinazione di Sepolcro verso gli eroi dei cartoni. E bene hai fatto anche a somministrargli delle punizioni corporali, che sono sempre necessarie:
Chi risparmia la verga odia suo figlio, ma chi lo ama, lo corregge per tempo. (Proverbi 13,24)
E ancora, sullo stesso tema: 
La verga e la riprensione dànno saggezza; ma il ragazzo lasciato a sé stesso, fa vergogna a sua madre. (Proverbi 29,15).

Certamente tu non vuoi che tu figlio sia una vergogna per te, dunque è bene che tu lo guidi con mano ferma. E non ci sono dubbi che il suo dovere è obbedirti, questa è la Volontà di Dio:
Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto. (Efesini 6,1).
Se un ragazzo non obbedisce ai sui stessi genitori terreni, del resto, come potrà mai servire adeguatamante il suo Padre Celeste?

Ora dobbiamo capire quanto siano nocivi questi giocattoli moderni. Qual è il pericolo insito in questi giocattoli, con tanta forza propagandati oggigiorno dalla televisione e non solo? In buona sostanza, i personaggi rappresentati dai giocattoli hanno dei "superpoteri" che altro non sono se non... poteri magici! Ossia stregoneria o pratica diabolica! Ecco qual'è il pericolo gravissimo, da cui la Bibbia ci ammonisce a stare lontani: stregoneria, astrologia e altre superstizioni nefaste.

Ecco qualche passo che dimostra quanto affermato.

Quando sarai entrato nel paese che il Signore, il tuo Dio, ti dà, non imparerai a imitare le pratiche abominevoli di quelle nazioni. Non si trovi in mezzo a te chi fa passare suo figlio o sua figlia per il fuoco, né chi esercita la divinazione, né astrologo, né chi predice il futuro, né mago, né incantatore, né chi consulta gli spiriti, né chi dice la fortuna, né negromante, perché il Signore detesta chiunque fa queste cose; a motivo di queste pratiche abominevoli, il Signore, il tuo Dio, sta per scacciare quelle nazioni dinanzi a te. Tu sarai integro verso il Signore Dio tuo. (Deuteronomio 18,9-13).

Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio. (Galati 5,19-21).

Se vi si dice: "Consultate quelli che evocano gli spiriti e gli indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano", rispondete: "Un popolo non deve forse consultare il suo Dio? Si rivolgerà forse ai morti in favore dei vivi?" (Isaia 8,19).

Non dimentichiamo che la punizione per chi si ostina nell'errore sarà durissima, come ci ricorda il libro dell'Apocalisse:
E il resto degli uomini, che non furono uccisi da queste piaghe, non si ravvide ancora dalle opere delle loro mani e non cessarono di adorare i demoni e gli idoli d'oro, d'argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare; essi non si ravvidero dei loro omicidi né dalle loro magie né dalla loro fornicazione né dai loro furti. (Apocalisse 9,20-21).
E chiunque abbia frequentato un minimo di catechismo sa come va a finire per il "resto degli uomini".

Saggiamente, la Bibbia ci invita ad astenerci del tutto dalla produzione di manufatti destinati ad essere impiegati come feticci, mettendone a nudo l'assurdità in questi versi: Infelici sono coloro le cui speranze sono in cose morte e che chiamarono dei i lavori di mani d'uomo, oro e argento lavorati con arte, e immagini di animali, oppure una pietra inutile, opera di mano antica. Se insomma un abile legnaiuolo, segato un albero maneggevole, [...]. Quanto avanza ancora, buono proprio a nulla, legno distorto e pieno di nodi, lo prende e lo scolpisce per occupare il tempo libero; senza impegno, per diletto, gli dà una forma, lo fa simile a un'immagine umana oppure a quella di un vile animale. Lo vernicia con minio, ne colora di rosso la superficie e ricopre con la vernice ogni sua macchia; quindi, preparatagli una degna dimora, lo pone sul muro, fissandolo con un chiodo. Provvede perché non cada, ben sapendo che non è in grado di aiutarsi da sé; esso infatti è solo un'immagine e ha bisogno di aiuto. Eppure quando prega per i suoi beni, per le sue nozze e per i figli, non si vergogna di parlare a quell'oggetto inanimato; per la sua salute invoca un essere debole, per la sua vita prega un morto: per un aiuto supplica un essere inetto, per il suo viaggio chi non può neppure camminare; per acquisti, lavoro e successo negli affari, chiede abilità ad uno che è il più inabile di mani. (Sapienza 13,10-19).

Ma facciamo bene attenzione! Non avrebbe alcun senso proibire a Pepi di giocare con il pupazzetto di Goku, se poi quando sarà più grandicello gli sarà permesso leggere, ad esempio, i libri della saga di Harry Potter, di Twilight!

Nel mondo di oggi i bambini vengono addestrati alla violenza e alla magia, e la magia segue lo stesso percorso della violenza. Sempre più giochi, cartoni animati e videogiochi fanno apparire la magia bella e accattivante. Fin da piccoli i bambini vengono manipolati a trovare eccitante poter fare le magie, avere poteri magici o essere stregoni, in questo modo crescono con un approccio positivo verso la magia. Ma la magia fondamentalmente è sbagliata in quanto la magia vera è solo nera e ha origine dai demoni. Un bambino non distingue la differenza tra la magia del cartone animato che sconfigge i mostri e la magia usata per prevedere il futuro, lanciare un malocchio o abiezioni simili. Più il bambino cresce circondato di cose (cartoni, giocattoli, videogiochi) magiche più svilupperà un grado di tolleranza verso tali cose.

Cosa farà quando gli verrà proposto di partecipare ad una seduta spiritica? Cosa farà quando gli si parlerà di cure contro il cancro possibili grazie all'energia sprigionata dalle mani dei pranoterapeuti? Cosa farà quando per caso leggerà un oroscopo? Cosa farà se un giorno si dovesse trovare in una situazione che apparentemente puo essere risolta solo con la magia?
Se i suoi educatori non saranno sufficientemente risoluti, è triste ammettere che cederà alle lusinghe di assurde superstizioni e di credenze senza alcun fondamento logico, finendo con lo smarrire la vera strada per risolvere i suoi problemi in questa e nell'altra vita. Ecco: in tutti questi casi, anziché pregare ferventemente il Signore Iddio, lui si rivolgerà a maghi, guaritori, fattucchiere e altri cialtroni simili, che lo imbroglieranno o peggio lo trascineranno verso la possessione diabolica!

Perciò, cara Maria Pina, non esitare a distruggere, senza indugio, tutti i giocattoli diabolici con cui tuo figlio sta giocando! Devi salvare la sua anima, non c'è tempo da perdere! Se strilla e protesta, un bel ceffone o anche una cinghiata risolveranno brillantemente l'intoppo.

Che Gesù ti guidi sempre sulla retta via, una grande aspersione di benedittanza,
Joseph

mercoledì 24 luglio 2013

Un cristiano può cibarsi come un musulmano?

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Caro Moreno,
il mio nome è Marco, ho trent'anni e sono un cristiano praticante e devoto. Penso che l'unica vera religione sia quella Cristiana ma sono convinto che Dio abbia sparso "semi di Verità" nelle altre religioni. Mi sembra perciò che non ci sia niente di male nel frequentare i fedeli di un'altra religione, con senso di rispetto e di amicizia e vicinanza per il comune senso di Fede. Così è successo che sia entrato in confidenza con un mio collega di lavoro che è un immigrato musulmano.

Ora, questo giovane, che ha portato in Italia tutta la sua famiglia, mi ha invitato a pranzare a casa sua in occasione della festa di fine Ramadan, il prossimo 8 agosto. Io ho accettato con piacere, sia per l'opportunità di fraternizzare con questa brava gente, sia per l'aspetto culinario, visto che a quanto ne so, questa festa viene celebrata con una grande abbuffata di ottime pietanze.

Mi è sorto però un dubbio. Ho letto su internet che gli animali di cui si cibano gli islamici, vengono macellati in un modo particolare. Vorrei essere sicuro perciò, che questa pratica islamica non determini una incompatibilità con i precetti del Cristianesimo.

Che Gesù ti benedica sempre per i preziosi consigli che sai dare a noi cristiani, un abbraccio fraterno,
Marco

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Caro Marco, devoto fratello in Cristo, è una cosa buona e giusta che tu cerchi di essere gentile e disponibile con tutti, anche con i fedeli di altre religioni, ma debbo metterti in guardia, perché gli islamici sono un caso particolare e si deve sempre diffidare di loro. Infatti il loro "libro sacro", il Corano, stabilisce che è perfettamente lecito per loro dimostrarsi amichevoli con i cristiani al solo scopo di trarli in inganno. Stai molto attento dunque!

E vedi bene che l'invito a pranzo potrebbe essere una trappola. Ecco perché.

La carne degli animali uccisi secondo il rito islamico si chiama "Halal". Ma cosa significa questo in pratica? L'uccisione halal (cioè "lecita") di animali, viene effettuata dal macellaio pronunciando la "basmala", orientando la testa dell'animale in direzione della Mecca.

La basmala è la formula araba "Bi-smi 'llahi al-Rahmani al-Rahimi" (In nome di Dio, Clemente, Misericordioso) con cui si aprono tutte le sure del Corano, salvo la sura IX. E quindi in questa maniera la carne viene dedicata al dio dei musulmani che essi chiamano Allah, ma che non è l'Iddio di cui parla la Bibbia!

Bisogna sapere che la Mecca è una città dell'Arabia Saudita occidentale, che è per antonomasia la città santa (prima di Medina e Gerusalemme) per i musulmani. È la città in cui è nato Maometto (colui che i musulmani chiamano "il profeta di Dio"), che è il fondatore dell'Islam. Al centro della Mecca si trova la Ka'ba, talvolta scritta Kaaba, ossia "cubo", una costruzione che costituisce il luogo più sacro dell'Islam. Incastonata a circa un metro d'altezza nell'angolo est della Ka'ba c'è la "Pietra Nera", che è una roccia nera, grande circa come un pallone da calcio, che è considerata dai musulmani l'ultimo frammento della "Casa Antica", fatta scendere da Dio direttamente dal Paradiso sulla Terra e andata pressoché interamente distrutta dal Diluvio Universale. Per i musulmani, la Pietra Nera fu messa in salvo da Noè all'interno di una caverna nei pressi della Mecca e da lì l'oggetto sarebbe stato recuperato da Abramo nel momento in cui questi, con l'aiuto del figlio Ismaele, si sarebbe messo a costruire la nuova Ka'ba. Secondo una tradizione popolare islamica piuttosto diffusa, la Pietra Nera è invece l'occhio di un angelo incaricato di prender nota dei pellegrini che adempiono il comandamento islamico di effettuare almeno una volta nella loro vita il pellegrinaggio alla Mecca e nei suoi immediati dintorni. La Ka'ba viene nella pratica adorata dai musulmani, perché è un idolo.

Ora, le nostre Sacre Scritture dicono che noi ci dobbiamo astenere dalle carni sacrificate o dedicate agli idoli, secondo ciò che è scritto: Infatti è parso bene allo Spirito Santo e a noi di non imporvi altro peso all'infuori di queste cose, che sono necessarie: di astenervi dalle carni sacrificate agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati, e dalla fornicazione; da queste cose farete bene a guardarvi. State sani. (Atti 15,28-29), e questo perché sono sacrificate o dedicate ai demoni e noi non dobbiamo avere comunione con i demoni per non provocare Dio a gelosia, secondo ciò che dice Paolo ai Corinzi: Che cosa sto dicendo? Che la carne sacrificata agli idoli sia qualcosa? Che un idolo sia qualcosa? Tutt'altro; io dico che le carni che i pagani sacrificano, le sacrificano ai demòni e non a Dio; ora io non voglio che abbiate comunione con i demòni. Voi non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; voi non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni. O vogliamo forse provocare il Signore a gelosia? Siamo noi più forti di lui? (1 Corinzi 10,19-22).

La carne halal rientra quindi tra quelle carni che i pagani dedicano ai demoni, da cui ci dobbiamo astenere.

Nessuno ti tragga in errore, citandoti tutti quei passi biblici che ci permettono di mangiare ogni cibo, perché il divieto - confermato dagli apostoli e dagli anziani a Gerusalemme - di mangiare carni sacrificate agli idoli permane tuttora.  E nessuno ti tragga in errore neppure dicendoti che alla fin fine il dio dei musulmani è lo stesso Dio di cui parla la Bibbia, perché non è assolutamente così, in quanto il loro Allah è un dio straniero in quanto nega di avere un figlio il cui nome è Gesù Cristo, e nega che Egli sia morto per i nostri peccati e risorto per la nostra salvezza. Per l'Allah dei musulmani, Gesù non morì sulla croce e neppure nacque per morire sulla croce.

Caro Marco, è bene che tu sappia questo, e cioè che Paolo dice: Mangiate di tutto quello che si vende al mercato, senza fare inchieste per motivo di coscienza; perché al Signore appartiene la terra e tutto quello che essa contiene. Se qualcuno dei non credenti v'invita, e voi volete andarci, mangiate di tutto quello che vi è posto davanti, senza fare inchieste per motivo di coscienza. Ma se qualcuno vi dice: "Questa è carne di sacrifici", non ne mangiate per riguardo a colui che vi ha avvertito e per riguardo alla coscienza. (1 Corinzi 10,25-28).

Quindi, è evidente che nel momento che vieni a sapere che quella carne che ti viene messa davanti affinché la mangi è carne halal, hai il dovere di astenerti da essa. Piuttosto, ti suggerirei, pur partecipando alla festa, di portarti qualcosa da mangiare per conto tuo: un bel panino con crudo di Parma o Speck del Trentino; ovvero, se c'è un barbecue, qualche costicina di maiale o una fettina di lonza, o magari del pastin, chiedendo agli ospiti la gentilezza di poter cucinare le tue pietanze sul loro focolare. Misurerai così, anche la loro reale amicizia.

Una grande aspersione di benedittanza si riversi su di te, ricambio il fraterno abbraccio,
Moreno

venerdì 12 luglio 2013

Testimonianza di un attacco diabolico


Mafalda: Caro Moreno, è un piacere rivederti e parlare con te. Purtroppo sono accaduti dei fatti terribili, e dobbiamo capire bene come comportarci.

Moreno: È così, Mafalda carissima, mio angioletto custode.

Satana ha attaccato la pagina Facebook dei nostri devoti seguaci e sostenitori, e - per ora - ha vinto, distruggendo quella che era divenuta nel corso dei mesi la Casa di tante buone persone, dirò di più, quasi un Tempio dove tanti bravi cristiani si riunivano per condividere momenti di preghiera e soprattutto esperienze di vita religiosa, come i pellegrinaggi, che tanto successo hanno riscosso tra i cari fedeli.

Mafalda: Ma come è potuto succedere, esiste una spiegazione per questa improvvisa rovina?

Moreno: Certo che esiste la spiegazione: Satana ha approfittato della debolezza di Facebook. Devi sapere, cara Mafalda, che Facebook è stato ideato da un ateo. È facile immaginare che i collaboratori e i dipendenti dell'azienda siano stati selezionati tra gli atei! Figurati che semplicità, per il Principe del Male, prendere possesso di una compagine di persone prive di qualsiasi Fede, preda di chissà quali abominevoli vizi, senza virtù e senza morale alcuna.

Vedi, Mafalda, avere la Fede non è come vincere al "gratta e vinci". La Fede è un atto difficile e insidiato. L'uomo – lasciato solo alle prese con le potenze mondane che sono, più o meno tutte, al servizio dell'incredulità – corre il rischio serio di non reggersi in piedi: non può restare isolato. Per questo il Signore ha istituito la Chiesa: è il "corpo" vivo di Cristo, nel quale i singoli sono rianimati e sorretti.

Anche la Chiesa è umanamente debole. Però ha la garanzia che contro di essa le porte degli inferi (cioè le forze dell'errore e della malvagità) non prevarranno (Mt 16,18). La nostra è dunque sempre una Fede "ecclesiale": non è condizionata dalle opinioni anche geniali dei singoli, ma si fonda sull'insegnamento di Gesù come è proseguito e attualizzato da coloro cui il Signore ha detto: Chi ascolta voi ascolta me (Lc 10,16); cioè dagli apostoli e dai loro successori, che sono i vescovi, specialmente il vescovo di Roma, successore dell'apostolo Pietro. Appartenere alla santa Chiesa è una immensa fortuna: una fortuna per la quale non può mai venire meno in noi né una gioiosa fierezza né una grande riconoscenza verso il Padre. Ricordiamoci di implorare sempre il Signore (come si fa nella Messa) di non guardare ai nostri peccati, ma alla Fede della sua Chiesa.

Mafalda: Dunque, Moreno, il demonio è penetrato in Facebook, e in tal modo ha distrutto la pagina dei fedeli di "Risposte Cristiane"... ci sono prove di questo fatto?

Moreno: Sì, ci sono. Sono stato personalmente in contatto con il Sig. Leonardo dell'Ufficio "User Operations" di Facebook. Questo funzionario era in stato confusionale al punto da non riuscire a capire una sola parola di quanto gli ho spiegato: doveva essere posseduto dal demonio. Del resto, si sa che "Deus amentat quos perdere vult": Dio instupidisce quelli che vuole distruggere. Questo Sig. Leonardo sembrava come decerebrato: a questo espone il rifiuto di Dio. Il Signore ci lascia liberi: liberi di accettarlo come di ripudiarlo, si chiama "libero arbitrio". Dio "permette" le possessioni a causa della durezza di cuore dell'uomo. Petrus Thyraeus (De daemoniacis, I pars, XXX, 9-23) sottolinea come cause principali i peccati di infedeltà, di apostasia, di abuso dell'Eucaristia, di blasfemia, d'orgoglio, di eccesso di lussuria, di pigrizia, la persecuzione contro i servitori di Dio, la mancanza di rispetto verso i genitori, la violenza della collera, il disprezzo di Dio e delle cose sante.

Ma la sorte per quelli che si allontanano da Dio è tremenda! Il demonio conduce la sua vittima alla disperazione, forzandola a commettere dei peccati gravissimi. La vittima acquisisce un'immagine così detestabile di se stessa da non poterla più sopportare. E cade nella schizofrenia e nella depressione. Sovente la storia si conclude – ed è la vittoria del demonio – con un suicidio.

Temo fortemente che il Sig. Leonardo abbia fatto ormai una brutta fine, infatti da qualche giorno non replica più ai miei messaggi!

Mafalda: Però il demonio ha vinto anche su di noi che siamo devoti cristiani... come si spiega questo?

Moreno: No! Non è una vittoria del demonio, perché la nostra forza spirituale e la nostra Fede sono intatte! Non bisogna confondere le miserabili vittorie del demonio al livello delle cose terrene, con il livello delle cose spirituali!

Seguimi attentamente: quando si tratta di religione, la parola che deve per forza entrare nel discorso è la parola "salvezza". Senza il tema della salvezza la religione diventa un insieme di concetti astratti, di comandi morali, di divieti, di cerimonie rituali: un insieme che di solito suscita poca curiosità e poco interesse. Se invece si percepisce che nella religione vi è in gioco la salvezza, allora sentiamo che la cosa ci tocca da vicino. Che cosa vuol dire che uno è "salvo"? Salvo – dice il vocabolario – è chi ha superato un pericolo senza danno ed è stato liberato da un male incombente.

Ogni uomo – che non sia del tutto intorpidito e perso – avverte di essere "insidiato": c'è il male che sovrasta. Perciò diventa spontaneo e necessario il pensiero, il desiderio – anzi l'ansia – di riuscire a cavarsela. Ci sono dei mali universali e assoluti, ad esempio: il non sapere se la vita abbia un'ultima verità, l'ignorare il perché dell'esistere; il non essere stati all'altezza, nel nostro comportamento, di ciò che è giusto e doveroso; il dover incontrare la realtà inevitabile della morte, che vanifica tutto.

Abbiamo dunque tutti bisogno di essere "salvati". E per fortuna un Salvatore esiste e ci è stato donato! È il nostro Signore Gesù!

Mafalda: Sì, capisco quello che intendi dire... bhé, io ho la Fede, lo sai...

Moreno: Certo, Mafalda carissima, ma non basta coltivare la Fede in modo saltuario... chi va in chiesa solo la notte di Natale, non si può certo definire un cristiano esemplare. Però, se sta attento, riceve un messaggio che è la sintesi di tutto ciò che all'uomo importa sapere: Vi è nato un salvatore (Lc 2,11). È grande la notizia che il cielo regala alla terra. Questo Salvatore – dice ai pastori l'angelo – è il Cristo nostro Signore. Di Gesù la cosa più elementare e più necessaria che bisogna sapere è che egli è il Salvatore: il Salvatore di tutti e quindi anche il mio.

Questa prerogativa in lui è costitutiva e intrinseca: tanto è vero che il suo nome vuol dire "il Signore salva". Ed è un nome che Egli non porta a caso: è stato pensato e voluto direttamente da Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù (Lc 1,31). Così è stato detto a sua Madre. E similmente a Giuseppe, il capo della famiglia di Nazareth, è stato ordinato: Lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. (Mt 1,21). Dal segreto dell'eterna vita divina, il Creatore ha pensato a Cristo come a uno che può e vuole salvare tutti; e a me, come a qualcuno che, se non si opporrà, sarà infallibilmente salvato da lui. Nessuna paura, dunque, e nessun avvilimento può togliermi più la speranza.

Mafalda: Però l'ateo Zuckerberg, il capo di Facebook, evidentemente è fuori da questa Grazia, non sente il richiamo del Salvatore...

Moreno: È così, Mafalda. Il messaggio natalizio – "Vi è nato un Salvatore" – purtroppo non è raccolto da tutti. C'è chi, a proposito di salvezza, non ritiene di aspettarsi aiuto da qualcuno: l'uomo vuole spesso salvarsi con le sole sue forze. Ci sono stati e ci sono tra gli uomini diversi tentativi di autoredenzione. Gli scientisti dell'Ottocento pensavano che per salvare l'uomo fosse sufficiente insegnargli la teoria copernicana, il darwinismo e il sistema metrico decimale. Altri hanno creduto che bastasse l'attesa del "sol dell'avvenire": il "sole" di una società senza classi e senza ingiustizie. Oggi alcuni sembrano essere convinti che la salvezza dell'uomo sta nel "salutismo" (e così si impongono le diete ferree che li fanno vivere malati in modo da farli morire da sani); o nelle tecniche sessuali (e così riducono l'amore a una specie di ginnastica senza significato e senza finalità); o nell'informatica sempre più sofisticata (e così in tempo reale ci fanno sapere tutto, tranne ciò che davvero conta). Questa "salvezza laica" davanti alla realtà autentica si dissolve. All'apparire del vero – tu misera cadesti, per dirla col Leopardi. La salvezza va cercata altrove, e precisamente nell'unico Salvatore che Dio nostro Padre ci ha dato.

Mafalda: Quindi non c'è speranza per Zuckerberg e il personale di Facebook?

Moreno: No. Nessuna speranza, senza conversione. Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio nato a Betlemme, crocifisso per noi e risorto, non è "un" salvatore: è "il" Salvatore, unico e necessario. È dai primordi della nostra Fede una certezza fondamentale. La raccogliamo dalle labbra dell'apostolo Pietro: In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati (At 1,12). Gesù è dunque il Salvatore indispensabile per tutti gli uomini senza eccezioni.

Questo è un punto un po' controverso: molti cristiani, dal giusto apprezzamento dei molti valori presenti nella realtà extra­ecclesiale e extra-cristiana, deducono indebitamente che c'è una pluralità di strade che conduce alla salvezza. E invece Dio nostro Padre non ha pensato a Cristo come a un "redentore facoltativo", ma come a un salvatore sostanziale e insostituibile. Il disegno del Creatore non è schizofrenico: tutto è unificato in Cristo, nel quale tutte le cose sussistono.

Dice san Paolo: Cristo è il salvatore del suo corpo che è la Chiesa. (Ef 5,23). Ci salva uno ad uno, e non da lontano: ci salva restando vicino a noi, immanente e attivo entro la comunità dei suoi fratelli. Il mezzo con cui il Signore Gesù raggiunge la massima intensità della sua presenza è il sacramento del "Corpo dato" e del "Sangue versato", posto tra le nostre mani sotto i segni del pane e del vino.

Davvero nell'Eucaristia si realizza, con una pienezza che noi non avremmo nemmeno saputo immaginare, l'ultima promessa del Crocifisso vivo e glorificato: Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. (Mt 28,20). Dall'Eucaristia, riscoperta e assimilata come il sacramento di ogni salvezza, tutto potrà rifiorire; e noi, Chiesa del Signore e Redentore che rimane con noi, potremo vivere nella gioia, nella gratitudine, nella fierezza di essere per una insperata misericordia il popolo dei salvati.

Mafalda: Ah, ecco... dunque anche la pagina dei fedeli di "Risposte Cristiane" potrà salvarsi e riprendere?

Moreno: Certamente! La pagina tornerà a funzionare quanto prima. Il Signore Gesù è con noi e non ci abbandonerà. In Lui avremo la Salvezza, avremo ogni gioia, beatitudine, letizia e pace, per sempre! Sia Gloria a Dio! Vivano gli Illuminati, nella benedizione del Signore!


Un kiloJesus di benedittanza a tutti voi!

mercoledì 10 luglio 2013

Nuovi consigli per evitare di sprecare il seme



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Cari Illuminati Cristiani, sono Massimo Candotti, il vostro affezionato lettore che tre mesi fa vi ha presentato una semplicissima invenzione, realizzabile con oggetti di uso comune in casa, che permette di evitare che venga commesso il grave peccato di spreco del seme quando ci si masturba.

Vi scrivo di nuovo perché la mia Svetlana è partita già da qualche settimana per trascorrere una vacanza presso i suoi genitori, e io sono di nuovo solo e senza una donna con cui accoppiarmi. Superfluo aggiungere che in questo periodo mi sono masturbato regolarmente circa tre volte al giorno, ben s'intende sempre utilizzando la mia ingegnosa invenzione per raccogliere il seme, e lo sacro sperma accumulato ha già raggiunto un volume cospicuo.

Visto che le ampolline a forma di Madonna in cui conservo lo sperma sono ormai tutte colme, ho pensato di spedire l'eccedenza alla cara Svetlana affinché lei possa consumarlo secondo i dettami della buona dottrina. Non so però come fare per confezionarlo! Potete gentilmente darmi un piccolo aiuto?

Con grande Fede, Dio vi benedica,
Massimo Candotti

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Caro Massimo, è una gioia ricevere tue nuove e sapere che continui a seguire la giusta Via del Signore Gesù. Questa rettitudine ti fa onore e, ciò che più conta, ti riserva un posto sicuro nei Cieli a fianco del buon Gesù.

Per i lettori che ci seguono solo sporadicamente, richiamo la precedente lettera del caro fratello in Cristo Massimo, e relativa risposta: come evitare di sprecare il seme.
Ricordiamo insieme per quale ragione è importantissimo non disperdere il seme. Nella Bibbia, è la storia di Onan che insegna come Dio abbia in odio questo peccato.

Giuda prese una moglie per il suo primogenito Er, la quale si chiamava Tamar. Ma Er, primogenito di Giuda, si rese odioso al Signore e il Signore lo fece morire. Allora Giuda disse a Onan: «Unisciti alla moglie del fratello, compi verso di lei il dovere di cognato e assicura così una posterità per il fratello». Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva per terra, per non dare una posterità al fratello. Ciò che egli faceva non fu gradito al Signore, il quale fece morire anche lui. (Genesi 38,6-10).

Ecco: Onan disperdeva il seme per terra, e perciò il Signore lo fece morire. Facciamo molta attenzione! Che non ne vada mai in terra neppure una gocciola!

Invece, un buon uso del seme è quello di darlo da bere alla propria consorte. Ci sono diversi passi della Bibbia che lo indicano.

Come un melo tra gli alberi del bosco, il mio diletto fra i giovani. Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo e dolce è il suo frutto al mio palato. (Cantico dei Cantici 2,3).

Chiaramente il "frutto doce al palato" non è altro che l'emissione seminale dell'amato.

Sono venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; mangio il mio favo e il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte. Mangiate, amici, bevete; inebriatevi, o cari. (Cantico dei Cantici 5,1).

"Sono venuto" ossia "ho eiaculato": questo è chiaro da interpretare, mentre è meno chiaro se il seme venga poi raccolto in un apposito recipiente per essere gustato collettivamente da tutti i commensali. Sembrerebbe così, e dunque questa pratica sarebbe antesignana del moderno "bukkake".

In una sola occasione la Bibbia accenna all'ingestione dello sperma con un connotato vagamente negativo: Farà bere alla donna quell’acqua amara. (Numeri 5,24).

Sappiamo infatti che lo sperma può avere un sapore non grato, quando l'uomo che lo emette ha mangiato cibi impuri. Per evitare questo inconveniente, è buona norma mangiare molta frutta, in particolare fragole.

È importante che, oltre a non disperdere il seme, tu lo possa conservare per farne dono alla tua amata come simbolo ed espressione del tuo amore. Ma come fare per inviarlo alla tua Svetlana che si trova in un Paese lontano?

Sappiamo che il freddo conserva a lungo ogni sostanza biologica. Questo ce lo insegna la scienza, e la scienza non è mai in contrasto con la religione, perché anche il sapere scientifico proviene da Dio e perciò è conforme al Suo Verbo.

Dunque potresti congelare lo sperma, preparandolo in modo che sia pronto alla consumazione da parte della tua Svetlana. L'ideale sarebbe versarlo negli appositi stampi per ghiaccioli, completi di bastoncino, e quindi congelarlo nel freezer per almeno 48 ore.





Poi dovrai effettuare la spedizione dei ghiaccioli di sperma con un servizio di consegna refrigerato, ovviamente per via aerea celere. Avrai preventivamente imballato i ghiaccioli in una scatola di polistirolo.

Quando Svetlana avrà ricevuto il pacco, potrà a sua volta metterlo nel frigo, e gustare un po' alla volta i ghiaccioli nelle calde serate estive succhiandoli lentamente.

Ricordale di fare attenzione a non far sgocciolare il seme sulla pelle o sui vestiti: Ogni veste o pelle su cui vi sarà un’emissione seminale dovrà essere lavata nell’acqua e resterà impura fino alla sera. (Lev 15,16-17).

Un kiloJesus di benedittanza a te e a Svetlana, cari devoti amici, e che il Signore Gesù vi sorrida, vostro
Moreno

domenica 16 giugno 2013

Ave Maria


«Carissimo Joseph,
ancora non riesco a rendermi bene conto di quello che è successo. Ti scrivo perché mi hanno parlato molto bene di questo blog, e confido che saprai guidarmi nel rendere tutti partecipi di ciò di cui sono stata l'immeritata testimone. Ammetto che nello scrivere questa mia lettera mi sto facendo aiutare da un uomo di chiesa, perché purtroppo non sono andata molto a scuola. Per le Sue oscure vie, il Cielo ha scelto di dare a me e ad alcuni miei amici un onore che mi sembra troppo grande, e nella sua euforica gioia forse anche troppo gravoso. Veniamo al dunque: sono amministratrice di "Uniti In Cristo", un piccolo forum nel quale cerchiamo di condividere e rafforzare la nostra fede cristiana. Qualche giorno fa, mentre stavamo tutti insieme pregando in questo thread per chiedere una guarigione a cui tenevo molto, una nuova utente si è iscritta con un indirizzo IP che, mi dicono, non appartiene a nessun protocollo conosciuto. Ella si è presentata come la Nostra Signora, la Santa Madre di Cristo, e si è manifestata a noi dandoci dei messaggi per il mondo. All'inizio, devo confessarglielo, ero diffidente, e mi chiedevo se non fosse lo scherzo di cattivo gusto di qualche buontempone. Poi, però, mi sono sentita toccare il cuore dalla benevolenza di Maria, mentre una sensazione di esaltazione si originava e cresceva gradualmente in me, e ho capito con sicurezza che non poteva che essere lei! Le parole non possono descrivere quello che è successo. Il ronzio del PC si era di colpo trasformato in una musica celestiale, da ogni tasto che battevo sulla tastiera si sprigionava un arcobaleno e mi è sembrato che il monitor si espandesse tutto intorno a me, quasi a volermi abbracciare. Non distinguevo più tra sopra e sotto, o tra destra e sinistra: la cucina dove scrivevo era un tutt'uno col computer, che levitava a mezz'aria risplendendo della luce della Vergine. La prova definitiva me l'ha data la subitanea guarigione del bimbo per cui stavamo pregando. La Madonna ha rilasciato in totale 14 messaggi, di cui 11 nel thread pubblico e altri 3 in una sezione riservata, che noi utenti usavamo per discussioni attinenti alla sfera religiosa più personale. Ho scritto allo staff di Altervista, e anche loro non sono riusciti a capire da dove provenisse questa utenza. Stiamo ancora cercando di comprendere a fondo ciò che Maria ha voluto dirci ma è impressione comune, soprattutto per i 3 post segreti, che si tratti di qualcosa di urgente di cui l'intera umanità dovrebbe essere messa a conoscenza. Per favore, dimmi come devo fare affinché l'apparizione riceva le attenzioni che la Beata Vergine merita.
Con affetto,
Antonella
»


Mia cara Antonella, non posso che essere onorato di essere uno dei primi a venire a conoscenza di un evento che dev'essere fonte di grande giubilio per tutta la cristianità. Dopo aver letto la tua missiva, il mio cuore è assolutamente sicuro della veridicità di quanto scrivi, ma comprenderai che la mia testa debba attendere il riconoscimento della Commissione d'Indagine della Chiesa prima di proclamare fermamente, e come articolo di fede, l'autenticità dell'apparizione. Ti esorto quindi a contattare al più presto un'autorità competente (il tuo Vescovo andrà benissimo) affinché avvii l'iter procedurale volto a purgare da ogni possibile incertezza il miracolo che hai raccontato. Dal canto mio, non posso che rallegrarmi per la rinnovata solerzia colla quale la nostra Vergine Incoronata concede la sua presenza e la sua saggezza a noi indegni peccatori, e si preoccupa costantemente di salvare l'umanità dalle insidie demoniache.
Il fenomeno delle apparizioni mariane è troppo diffuso e conosciuto perché valga la pena di riparlarne qui, ma forse qualcuno potrebbe essere meravigliato da questa probabile mariofania, avvenuta in un forum di discussione online. Deterrebbe infatti un bel primato, trattandosi della prima apparizione avvenuta in un luogo virtuale anziché concreto; ma non cadiamo mai nel comune errore di guardare all'operato di Dio (e della Sua madre) con gli occhiali distorcenti della mente umana, attribuendo al Signore punti di vista sin troppo umani.
Ricordo che quando ero un giovane dottorando, con molta meno esperienza e meno dubbi di adesso, ricevetti una borsa di studio per uno stage al Max-Planck-Institut für Computational Theologie (MPI-CT) di Karlsruhe, nell'allora Germania Occidentale. Stavamo lavorando a una simulazione numerica del Santo Sepolcro, ottenuta incrociando le Scritture coi dati archeologici, che ci avrebbe dovuto permettere di comprendere meglio alcuni particolari relativi alla Resurrezione di Cristo. 3500 unità di elaborazione avrebbero lavorato in parallelo per modellizzare la biochimica dell'evento con un dettaglio mai raggiunto prima. Nella mia ingenuità, ero convinto che la simulazione sarebbe stata un successo, e mi offrii volontario per il turno di sorveglianza notturna del sistema di raffreddamento dei processori. Fu così che, verso le due meno un quarto della quinta nottata dall'inizio dell'elaborazione, fui tra coloro che videro il supercomputer bloccarsi e presentare (lo ricordo ancora vividamente) una schermata gialla con scritto
PROG ERR 50-20-29
Ora, "PROG ERR" stava ad indicare un errore di programma; il problema è che nessuno di noi ricordava quel codice, e non avevamo nessuna idea di cosa significasse. Buttammo il direttore del laboratorio giù dal letto, e intanto iniziammo a compulsare l'indice dei messaggi d'errore per capire dove stesse il problema. L'indice si fermava però alla sezione 23, e non contemplava nessun code che iniziasse con il numero 50. Non ce ne raccapezzavamo; qualcuno ipotizzava che esistesse un secondo volume di errori, finito chissà dove. Fu, infine, un ragazzo inglese a vederci più chiaro di tutti: l'elenco che stavamo sfogliando era certamente un utile tomo, ma dopo tutto non poteva che essere solo un surrogato, scritto sacrificando la profondità per la chiarezza interpretativa, di un altro libro, quello a cui ogni uomo dovrebbe rivolgersi per trovare tutto quello di cui ha bisogno. Afferrammo quasi all'unisono le nostre bibbie in formato tascabile dai nostri camici, e andammo a leggere ciò che diceva il cinquantesimo libro delle Sacre Scritture, il Vangelo secondo Giovanni, al capitolo 20, versetto 29:
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».
Se avessimo continuato in quella simulazione, avremmo avuto l'evidenza incontestabile dell'avvenuta resurrezione di Nostro Signore, e la nostra fede sarebbe per questo divenuta un atto un po' meno meritorio, e di conseguenza un pochettino meno premiabile; ma Dio, nella sua infinita bontà, e leggendo la bontà delle nostre intenzioni, ha impedito che questo accadesse, dandoci una lezione di umiltà per la vita. Come vedi, Antonella, Dio non è affatto alieno dall'operare in spazi digitali, se le circostanze lo richiedono. E non c'è dubbio che, attenta com'è da sempre alle transuenti dinamiche sociali, la Madonna non abbia colto la necessità di servirsi anche di nuovi mezzi di comunicazione sociale per far risuonare nel mondo la Novella di Suo Figlio. Mi piace pensare che, tra le tante realtà cattoliche presenti nei social media, Ella abbia scelto la tua per via della sua rara purezza: difatti, a differenza di ciò che -bisogna sconsolatamente prenderne atto- avviene in forum più grandi, nessuno degli utenti di "Uniti In Cristo" mi è sembrato ottenebrato da dubbi o idee demoniache riguardo alla Vera Fede.


Ho prima accennato alla limitatezza della mente umana come possibile limitazione nel cammino verso una consapevole contemplazione dei Misteri della Fede. In effetti, le poche informazioni che i nostri sensi ci danno sul mondo sono organizzate dalla nostra mente in un unico spazio, che proprio per questo siamo soliti chiamare lo "spazio" per antonomasia: quello in cui le distanze si misurano in metri. Così, quando entrando in un duomo gotico una mattina d'inverno ci soffermiamo un attimo sullo scioglimento di un ghiacciolo formatosi su una guglia, e poi nel calduccio dell'interno osserviamo il fumo dell'incenso, che dapprima risale in maniera ordinata, spezzarsi in un mirabile disordine di vortici e volute, non ci sfiora nemmeno la mente l'idea che potremmo stare assistendo allo stesso fenomeno, soltanto da una prospettiva differente. In realtà (senza scendere qui nel dettaglio, visto che a quanto mi sembra non hai avuto occasione di ricevere una preparazione specifica, e temo che tu possa non seguirmi), quello di spazio è un concetto molto più generale, e molti altri sono gli spazi che la ragionevolezza donataci dall'Altissimo può permetterci di concepire, allo scopo di operare al meglio secondo le Sue volontà. Teniamo quindi ben presente che l'occhio di Dio percepisce simultaneamente tutti gli infiniti possibili spazi, definibili e indefinibili, e chi risiede accanto a Lui nel regno dei Cieli può operare senza problemi in ognuno di essi. Quando vediamo un nostro confratello commettere un peccato mortale, oppure apprendiamo alla televisione di una calamità naturale che ha provocato centinaia di vittime, viene spontaneo chiedercene il perché; ma forse, in un altro spazio definibile a partire dagli stessi valori che le varie grandezze fisiche e spirituali vengono contingentemente ad assumere, lo stesso evento fisico verrebbe a costituire un miracolo, una manifestazione della potenza e della bontà divine secondo modalità che non non riusciamo nemmeno ad immaginare. Se ci fosse data per un attimo la visione globale di tutte le concepibili relazioni intercorrenti nel Creato, comprenderemmo in un attimo la bontà e l'assoluta perfezione di ogni dettaglio del Disegno Divino. Cherubini svolazzano lietamente e incessantemente nello spazio delle quantità di moto, e noi possiamo renderecene conto osservando ad esempio la traiettoria dell'empio proiettile che colpì il compianto beato Giovanni Paolo II, evitando accuratamente tutti gli organi vitali; è una suggestiva tradizione popolare che Dio sia solito rilassarsi passeggiando nello spazio delle fasi, come appare evidente esaminando la periodica liquefazione del sangue di San Gennaro; e gli esempi potrebbero continuare.


Abbiamo quindi visto come la Regina Ausiliatrice possa agire nello spazio informatico di un forum non meno naturalmente che nel convenzionale spazio geografico. Immagino tuttavia che, per gli esperti della Santa Sede, potrebbe costituire una novità l'incombenza di dover certificare un'apparizione avvenuta in un luogo di Internet. Molto probabilmente sarà opportuno limitare o interdire l'accesso ai server di Altervista durante gli accertamenti, di modo che chi di dovere possa indagare scrupolosamente su tutte le circostanze connesse al caso. Dovresti inoltre dare pieno accesso al forum ai prelati che lì si iscriveranno, concedendo loro gli strumenti di cui hanno bisogno per concludere senza ombra di dubbio la sovrannaturalità dell'utenza in questione. Non ho dubbi sul fatto che ben presto la verità su questa Rivelazione Privata risplenderà fulgidamente, e raggiungerà un vasto pubblico. Fossi in te mi metterei già in contatto con l'UNITALSI, per un'eventuale cogestione di un'inevitabile aumento di potenza del database mySQL, che si renderà necessario per gestire il flusso di fedeli che si recheranno in pellegrinaggio sul tuo benedetto sito. Se, come spero, la verità dell'apparizione verrà definitivamente confermata dalla Chiesa, dovresti considerare con la tua diocesi l'idea di trasformare il forum in un vero e proprio santuario, rendendo non indicizzate le aree attualmente pubbliche e richiedendo un pagamento (anche comodamente via PayPal o carta di credito) ai fedeli che volessero bearsi contemplando il thread miracolato. La grazia di Dio non si conquista senza sacrifici.

Permettimi, stavolta, di chiedere io a te umilmente qualche kiloJesus di benedittanza.

Che la Madonna continui ad accompagnarti,
Joseph

sabato 25 maggio 2013

La masturbazione verginale



«
Cari Illuminati,

mi chiamo Mara, ho 36 anni e vorrei sottoporvi quello che per me sta diventando un problema: spero, col vostro aiuto, di poterlo risolvere o di riuscire a riconoscerlo come un’ordinaria vicenda della vita. Da sempre il mio più grande desiderio è di formare una famiglia e di avere dei figli: credo sia normale, per una donna, voler trovare così la sua realizzazione, in modo da potere anche, in tale maniera, crescere delle nuove creature nella fede cristiana.

Purtroppo finora non sono riuscita ad incontrare l’uomo con il quale condividere questo progetto. Ho avuto due fidanzati (il primo dai 19 ai 24 anni, il secondo dai 27 ai 29 anni), ma con nessuno dei due ho provato quell’affinità che sola può trasformare una coppia in una santa alleanza. Mi rendo conto che il Signore ha per ciascuno una strada segnata e può darsi che la mia non sia quella che conduce al matrimonio: ma intanto sento questo desiderio dentro di me fortissimo e lo sento crescere giorno dopo giorno: soprattutto per questo non riesco, nonostante le preghiere, a interpretare la volontà del Signore. Perché darmi questo desiderio inesausto, se non riesco a realizzarlo? Inoltre non posso attendere ancora molti anni: per fare figli occorre anche essere abbastanza giovani e non vorrei incontrare l’uomo giusto a 40 anni, quando potrei non avere più le capacità fisiche.

Come vedete, sono nel dubbio e nell’ansia. Inoltre, e mi vergogno nello scriverlo ma voglio essere sincera con voi, desidererei provare il piacere fisico che si accompagna all’amplesso coniugale e che alcune amiche sposate mi dicono essere, quelle volte che riescono a ottenerlo, bellissimo. È una cosa naturale, quello che chiamano orgasmo, e credo non sia peccato desiderarlo.

Ogni tanto mi càpita, del tutto involontariamente, di sentire qualcosa che secondo me è il preludio a quel piacere fisico di cui parlano le mie amiche: magari guardando un film o immaginando il volto e il corpo di colui con il quale vorrei condividere la vita, provo – e pur arrossendo al solo pensiero, voglio dire tutto sinceramente per avere da voi una risposta chiara e precisa – uno strano formicolio sulla pelle, la vagina si inumidisce, i capezzoli si inturgidiscono, il respiro si fa affannoso e, stringendo le cosce, sento un calore che inizia a irradiarsi all’interno del mio sesso. Allora mi alzo, respiro a fondo, mi lavo la vagina con acqua fredda, cambio gli slip che sono intrisi di una sorta di umore vischioso e piano piano questa cosa passa e torno la ragazza di sempre, che cerca il suo destino ma che è disposta ad accettare la volontà del Signore, anche se sarà diversa dal suo desiderio. Ma come capire la volontà di Dio? Grazie.

Mara
»

Sorella Mara,
amatissima nella fede, le questioni che poni sono due.

La prima si risolve brevemente. Io non so se tu sia troppo esigente, nella ricerca dell’uomo della tua vita, o se quelli che incontri sono dei lazzaroni debosciati, dei tipacci dediti solo alla ricerca del piacere o degli eterni mammoni indecisi, come purtroppo succede spesso, data la morte del Padre nella nostra società: per saperlo, dovrei conoscerti. Quindi quello che ti posso dire è: se incontri un uomo che non sia troppo imbecille, che abbia uno spirito passabilmente cristiano, che non sia orribile al tatto e alla vista e che sappia farti sorridere almeno una volta al giorno, sposalo, ché poi il matrimonio è al 90% abitudine; se poi fai due-tre figli, stai sicura che non avrai tempo di pensare all’orgasmo: è già tanto se arriverai viva la sera. Quindi buttati e lascia fare al Signore.

La seconda questione è anch’essa semplice, ma richiede qualche parola in più. Come tu ben sai, il corpo è il tempio dello Spirito e quindi non dobbiamo insozzarlo o danneggiarlo. Però bisogna intendersi sulle parole. Dio ci ha creati capaci di orgasmo e quindi l’orgasmo può essere puro, se esperito nel modo giusto. È come la lingua: la puoi usare sia per lodare il Signore o per insolentire il fratello. Eppure la lingua è sempre la medesima. Quindi, un orgasmo ottenuto con la violenza, la minaccia o la costrizione fisica o morale è peccato, perché Dio ci ha creati liberi; così come vivere per avere orgasmi uno di seguito all’altro è peccato, perché non avremmo il tempo di lodare Dio e di servire il prossimo, oltre a trasformare il nostro corpo in una macchina inconsapevole.

Ma se l’orgasmo è frutto della purezza e della carità verso di noi e verso gli altri, Dio gioirà con te e benedirà il godimento del corpo. Tu ora non puoi arrivare all’orgasmo tramite il pene maschile perché non sei sposata e quindi da quella parte lì non c’è nulla da fare: non ti resta che la masturbazione. Che è perfettamente lecita: Dio, nella Bibbia (Gen 38, 6-10), condanna Onan non per essersi masturbato, ma per aver praticato il coito interrotto come mezzo di contraccezione; non è la masturbazione in sé a essere peccaminosa. E così il sesto comandamento non impone di astenersi dagli atti impuri, ma di evitare l’adulterio (“Non commettere adulterio”, si legge in Es 20, 14; e Gesù ricorda, in Mt 5, 27-28: “Avete inteso che fu detto: «Non commettere adulterio»; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”). La faccenda della proibizione degli atti impuri è una manipolazione successiva alla vita di Gesù, forse dal 50 d.C. (Concilio di Gerusalemme): quindi, come vedi, è una costruzione del tutto umana, non certo divina. In ogni caso, comunque, Dio condanna solo la masturbazione maschile e solo se c’è dispersione di sperma; Gesù, poi, non spende una parola sull’autoerotismo, segno che non lo considerava rilevante (Gesù stesso si masturbava, come – se vuoi – ti spiegherò in altra sede).

Tu, comunque, essendo donna, non hai sperma ma solo umori vaginali e uretrali e quindi non ci sono problemi nel praticare la masturbazione, purché non diventi un’ossessione psicotica. Ma una manipolazione del clitoride o l’inserimento di uno o più dita nella vagina fino a raggiungere l’orgasmo, anche un paio di volte al giorno, va benissimo. Certo, il Catechismo della nostra Madre Chiesa (C.C.C., n. 2352) dice che la masturbazione è peccato, ma è una prescrizione che riguarda solo le persone che possono procurarsi il piacere sessuale in altro modo, come gli sposati (vedi Michael Angelus Grippini, Animadversiones in Benedicti 11. gloriosae recordat. Dinas Constitutiones de non absolvendo complice peccati contra sextum decaloghi perceptum commissi, Bononiae, apud Lonchi & a Vultae impressores archiepiscopales, 1763, pp. 456-477). La donna che non sia sposata (e non per sua colpa, com’è il tuo caso) può tranquillamente masturbarsi, davanti e dietro. Anche la donna sposata con un marito assente o impotente può praticare la masturbazione e rimanere in grazia di Dio.

Ma c’è un argomento ancora più forte, a favore della liceità della masturbazione. La Verginità perpetua di Maria è un dogma della nostra Fede dal Concilio di Costantinopoli del 553: il pene di Giuseppe, infatti, mai s’insinuò nella sua vagina (“Se qualcuno afferma che la santa gloriosa e sempre vergine Maria solo impropriamente e non secondo verità è madre di Dio […], costui sia anatema”, VI anatema del Concilio). Ma questo non vuol dire che la Madonna non si masturbasse, tutt’altro: come ha evidenziato Giovanni Cappelli, Autoerotismo. Un problema etico-morale nei primi secoli cristiani, Bologna, EDB, 1886, pp. 44-77, la masturbazione, se non praticata con oggetti che lacerino l’imene, lascia quella membrana intatta e quindi il dogma cattolico della verginità perpetua della Madonna non è incompatibile con l’attività masturbatoria di quest’ultima. Nel Vangelo apocrifo degli Ebioniti, secondo una controversa traduzione (Sakari Häkkinen, Köyhät kerettiläiset: ebionit kirkkoisien teksteissä, Helsinki, Suomalainen Teologinen Kirjallisuusseura, 1999), si legge che a Nazareth “molti andarono a protestare dal rabbino Aznachiele, perché dalla casa di Giuseppe si sentivano spesso provenire grida e lamenti, simili a quelli di una pubblicana quando è posseduta da uno o più abitanti di Gerico [i Gericani erano noti per avere membri grossi e nodosi, N.d.T.]: e ciò disturbava le attività circonvicine e lasciava nella costernazione grandi e fanciulli. Aznachiele bussò alla porta di Giuseppe e apparve Maria, rossa in viso e ansante, la quale disse che era sola in casa e che mentre raccoglieva acqua dal pozzo del cortile, le era caduto il secchio sul piede e per questo aveva urlato”. Ora, è provato che nella casa di Giuseppe non vivevano né pubblicani né Gericani e che il pozzo più vicino era dietro la sinagoga; dando per certo che Giuseppe non si congiungeva carnalmente con la sua casta sposa, ne consegue, necessariamente, che era la Madonna che si masturbava e che ricavava anche molto piacere dall’operazione.

Non è nemmeno improbabile pensare che San Giuseppe collaborasse con la moglie, praticandole il cunnilingus e l’anilingus, così da aumentare il piacere alla Madre del Signore: in un passo successivo dell’apocrifo sopra riportato, si legge – anche se il testo è lacunoso: “E arrivò un giorno in cui le urla e i gemiti salirono fino al cielo, al punto che il Sommo sacerdote mandò il Cireneo ed Eméro (figlio di Giuda, nipote di Betsabeo della progenie di Zaccheo della stirpe di Davide) a controllare che nella casa di Giuseppe non stessero sgozzando un capro nel tempo proibito: bussarono alla porta e Giuseppe, con le labbra e la barba luccicanti e stillanti di quello che a tutta prima pareva il liquido vischioso e appiccicaticcio che la donna secerne nelle sue parti impure quando il marito si congiunge con lei, si scusò con i messi, dicendo che stava costruendo una mensola di libreria per la casa che Maria di Cleofa possedeva sul Golgota e che si era martellato una falange per errore, erompendo così in strepiti di dolore”. Che Maria di Cleofa avesse una casa sul Golgota pare da revocarsi in dubbio: secondo gli esegeti si tratterebbe di una scusa, mentre in realtà san Giuseppe stava leccando la vagina della Madonna. In ogni caso, l’importante era che non perforasse con la lingua l’imene della Madonna, così da preservare intatta la possibilità di proclamare il dogma della verginità perpetua.

Vi sono Autori (vedi, per tutti, Shinoah Lettermayer, I am a mannish muff diving size queen, Boston, Maccademosh, 1976, pp. 121-156) che si spingono fino a ipotizzare che Giuseppe e Maria amassero particolarmente la stimolazione orale reciproca: la Madonna succhiava il pene di San Giuseppe mentre san Giuseppe mordicchiava le grandi labbra della Madonna, facendola venire in abbondanza – lo squirting era noto fin dai tempi di Assalonne. Questo parrebbe provato dalle reliquie, conservate a Cosenza fino al 1764, conosciute come “Labbra della Vergine” e “Santo bottoncino”. Non c’è da stupirsi: reliquie del prepuzio di Nostro Signore ce n’erano decine, e fino a poco tempo fa era rimasto quello di Calcata (si veda, per tutti: Racconto come fosse ritrovato il santissimo prepuzio di Nostro Signore Gesù Cristo nella terra di Calcata feudo dell'illustrissima casa Sinibaldi, in Ronciglione, nella stamperia di Clemente Mordacchini, 1759): anche le “Labbra della vergine” e il “Santo bottoncino” sono andati perduti, ma chi poté visitarli accuratamente (Nicola Vigorito, Memoria su di una straordinaria elefantiasi tuberosa della clitoride e delle grandi labbra: Letta nella Real Accademia Medico- Chirurgica di Napoli, Napoli, Stab. tip. di G. Gioja, 1865, vol. 1, 345-412) dichiarò che le grandi labbra presentavano tracce di piccoli morsi e una certa usura dovuta probabilmente a sfregamenti continui e che il clitoride aveva la tipica conformazione che esso assume dopo decenni di succhiamenti, titillamenti e schiacciamenti persistenti e diuturni.

La Madonna era vergine ma era consapevole che il corpo non è stato creato da Dio per la macerazione: sapeva trarne pertanto le delizie che tu finora ti sei negata. Ella godeva spesso e in gran copia, benedicendo il nome di Dio per questo dono magnifico e invocando il suo Santissimo Nome negli sconquassi e nel delirio che precede il godimento fisico. Pare che i suoi umori vaginali profumassero di violetta, anche se l’igiene intima, a quei tempi, non era granché tenuta in conto: per questo san Giuseppe beveva vogliosamente dalla Sacra Fessura della moglie i liquidi orgasmici che lui stesso provvedeva a far secernere, masturbandola con le dita e con la lingua; e lei, intinte le mani delle Santissime Secrezioni vaginali, se le spalmava sul Santo Seno e sui Vergini Capezzoli Turgidi, sì che il di Lei Sposo potesse leccarli e succhiarli, causandole intenso piacere.

Quindi, Mara, sorella carissima nella carità che ci unisce, attendi in pace e fiducia quel che Dio ti manderà: che per te Egli abbia in serbo uno sposo o che ti abbia riservato un’altra via per renderGli lode, lo capirai. Ma non lasciare che una falsa e ristretta visione della sessualità, regalo gratuito e immenso del Signore, ti privi del naturale piacere che Dio ha inserito nel tuo corpo, si tratti della vagina, del clitoride, dell’ano, dei capezzoli o di qualche altra parte che generi godimento e profusione liquida dal condotto vaginale. Se – per pudore o scarsa dimestichezza col tuo corpo – non riesci a toccarti e a eccitarti, ti do questo consiglio, che mi è stato spesso di grande utilità. Sdraiati nuda sul letto, con un cuscino sotto le natiche, spalanca le cosce e cerca di immaginare nella tua mente questa scena: la Madonna, accucciata a gambe aperte sopra il Venerabile Volto di san Giuseppe, sdraiato sotto di lei (cfr. Aaron Mutalbesky, Face-sitting in the Holy Bible, New York, Lazarus & Co., 1999, pp. 7-85, spec. le illustrazioni delle pp. 67-82), che gli spalanca con le dita l’apparato ano-vaginale, mostrandoGli l’ampia e netta visione della sua vagina spalancata e di tutta la zona perianale; immagina la lingua del Suo Castissimo Sposo che percorre il perineo, che titilla l’ano, che vellica il clitoride eretto e tremante, che si attarda nelle pieghe delle natiche estroflesse, che saetta nella vagina con sapienti e lancinanti guizzi; immagina il Padre putativo di Gesù, nella cui bocca colano – dalla profondità vaginale – come cascata i succhi torbidi e impregnati, che lecca la vagina fradicia e fremente, che ne succhia golosamente i contorni, che fa ergere con la lingua l’Ineffabile Clitoride e che alla fine fa esplodere la Sua diletta Sposa nell’urlo liberatorio dell’orgasmo, mentre i fiotti dei fluidi espulsi durante la Santa Eiaculazione Virginale (tra i quali, abbondantissimi, i liquidi di godimento prodotti dalla Santissima Uretra) lo inzuppano e la acquietano.

Immagina la Santa Vergine, stremata dalla successione orgasmica, che si abbandona sul petto del suo amatissimo sposo, cosciente sia della necessità della preservazione della sacra membrana sia del doveroso e gioioso compito di condividere con il Suo compagno i piaceri carnali che Dio, nella sua immensa bontà, ha riservato agli sposi che in Lui vivono. Immagina san Giuseppe, che ancora attarda le dita tra le grandi labbra, che ancora accarezza il Monte di Venere della Sua Compagna di Santità, che sfila il medio dall’Ano Santo ancora caldissimo della Sua Sposa, che si succhia le dita impregnate dell’odore e del sapore di quei meravigliosi liquori secreti da Colei che fu scelta dal Signore e che raccoglie con la lingua le ultime stille d’umore che ancora gocciolano dalla rossa ferita pulsante che si apre tra le gambe spalancate di Maria Santissima; immagina la Sacra Coppia che sorride nel sentire il buffo rumorio dell’aria che fuoriesce borbottando allegra dal pertugio vaginale della Sempre Vergine, così dolcemente straziato e appagato.

Immagina questo e lascia che la tua mano vaghi sicura verso il giardino delle delizie che ti fiorisce tra le cosce: Dio, che di questo portentoso dono è il Fabbro Supremo, non l’ha certo fatto perché appassisse intatto e disseccato.

Ti abbraccio in Cristo,
Mafalda

mercoledì 8 maggio 2013

La dolcezza del missionario



«Caro fratello Joseph, mi chiamo Piro-Piro, che nella vostra lingua significa “Uomo il cui colore degli occhi ricorda le tinte dorate di un tramonto sul Bosforo, visto però dal quartiere di Beylerbeyi nella parte anatolica di Istanbul” (nella nostra, invece, significa “Dal passo felpato come i Monotremi dalla lingua vischiosa”) e faccio parte della tribù degli Anga (ramo cadetto), stanziata all’interno delle foreste pluviali tropicali più recondite della zona di Aseki (a Mumeng-Labuta, più precisamente), nel distretto di Menyamya della provincia di Morobe, in Papua Nuova Guinea. La nostra tribù è quasi del tutto sconosciuta, non ha fino a ora mai avuto rapporti con altri gruppi sociali (a parte il popolo dei Wau-Bulolu, nostri acerrimi nemici) e vive ancora come vivevano i nostri avi. Non conosciamo la scrittura e il nostro sistema di numerazione contempla solo quattro numeri: ashz-lebr (zero), ph (uno), phh (due) e yeyh (dal 3 fino al 17.474, poiché nelle nostre terre non c’è nulla che conti più di 17.474 unità, a parte forse le zanzare). Noi ci troviamo bene, anche se ciò forse spiega una certa animosità, specie nei commerci: l’altro giorno Bein-Trahkl, che mi doveva yeyh ciotole di taro, che gli avevo prestato mesi addietro, me ne ha restituiti, appunto, yeyh: ma il suo yeyh ammontava a phh + phh, mentre io era certo di avergliene prestati proprio yeyh, cioè 101. Abbiamo chiesto allo stregone, che funge anche da mediatore, che ha confermato che l’ammontare del debito era esattamente yeyh ciotole di taro. Non credo ne usciremo. Ma la cosa più importante è che pratichiamo il cannibalismo alimentare, sia nella forma endocannibalica sia in quella esocannibalica. Da poco tempo mi sono convertito al Cristianesimo e un problema mi angustia: sento il bisogno di parlarne con qualcuno. Tutto è cominciato 6 mesi fa, quando con alcuni membri della tribù mi trovavo a caccia vicino alla radura dell’albero morto. Mentre stavamo tendendo l’agguato al babirussa, che noi mangiamo con una certa voracità, abbiamo visto una piroga scendere lungo il fiume. A bordo vi erano tre esseri, molto strani sia per la foggia delle vesti sia per il colore dell’incarnato: erano bianchi come il latte del facocero. Subito abbiamo pensato fossero dei ropen (specie di mostri mangiabambini secondo la nostra religione, che è di tipo animista, temperata però da elementi di primitivo monoteismo) sotto mentite spoglie, e quindi li abbiamo bersagliati con frecce, zagaglie e pietre lanciate con la frombola, catturandoli. Ci siamo subito accorti che quei tre avevano l’apparenza di uomini, per quanto strani: li abbiamo perciò portati al nostro villaggio. Due erano morti e quindi li abbiamo subito mangiati, anche perché era giorno di festa; il terzo era solo ferito di striscio ed essendo magro come un chiodo, l’abbiamo rinchiuso in una gabbia per ingrassarlo un po’, prima di eviscerarlo e farne la pietanza principale del successivo banchetto. A me è stato affidato il compito di provvedere al suo nutrimento, dandogli specialmente foglie di aibika (Abelmoschus manihot, appartiene alla famiglia delle Malvacee) e uova di bilu (un volatile che fa parte degli uccelli passeriformi, nome scientifico Amblyornis macgregoriae), che sono molto caloriche. Vivendo accanto a lui mi sono accorto che parlava bene la nostra lingua e abbiamo conversato parecchio. In breve: era un missionario mandato nelle nostre terre per civilizzarci. Con me ci ha messo poco, anche perché non è che vivere in una foresta alluvionale e cacciare l’echidna dal becco lungo di Sir David sia tutto ‘sto spasso. Quindi mi ha battezzato (col nome di Emanuele Filiberto) e sono diventato cristiano. A forza di chiacchiere e ridendo e scherzando, ha però messo su un venti chili e quindi gli anziani della tribù hanno deciso di usarlo per il banchetto del 12 maggio (festa della mamma). Ho cercato di convincerli a non farlo, esortandoli alla moderazione e alla temperanza; ho invocato la misericordia divina e umana, invitandoli a pentirsi e a cambiare vita, seguendo l’esempio di Nostro Signore, che è morto anche per i peccati cannibaleschi, ma niente da fare: come parlare a quel muro. Anzi, ho persino rimediato, proprio dietro l’orecchio, un colpo di keteriya (un’ascia da battaglia molto diffusa da noi) da Iro-Nigo, notorio goloso. Morale della favola: padre Epitaffio, questo il suo nome, è finito arrostito sulle sacre pietre del fuoco del villaggio. Ora io mi sento colpevole per non averlo salvato e temo di andare all’inferno, argomentazione sulla quale il buon Epitaffio, nei momenti convulsi della sua estrazione dalla gabbia, insisteva con una certa vivacità dialettica, anche se non con la lucidità, la pacatezza e la bonomia che aveva dimostrato nei nostri lunghi conversari pre-eviscerazione, specialmente dopo una frittata di 12 uova di bilu. E fosse solo questo: mio padre e i miei fratelli sono stati tra i più entusiasti partecipanti al festino, tanto che la sacca testicolare del buon Padre ora fa bella mostra di sé al collo del mio papà come borsa da tabacco. Io sono in ambasce anche per la loro sorte eterna, perché sono comunque parenti e mi scoccerebbe saperli a bruciare nel fuoco inestinguibile. Vi chiedo perciò: siamo condannati tutti quanti ad arrostire nel luogo della sofferenza senza fine e senza requie? Grazie cari fratelli, se potete rispondetemi per posta, perché qui è meglio non venire, ché babirussa e facoceri ce ne sono pochi e la gente ha fame. Piro-Piro (Emanuele Filiberto), Papua Nuova Guinea.  
(scritto sotto dettatura - Ufficio postale di Port Moresby)» 

Caro Fratello nella Fede, non devi temere alcun male: questa è la prima cosa che mi sento di dirti. Nostro Signore Gesù Cristo non ha mai condannato il cannibalismo e quindi, sul punto, mi pare opportuno tranquillizzarti. C’è, è vero, un breve e probabilmente apocrifo accenno al cannibalismo in Le 26, 27-29, dove è aspramente condannata tale pratica, ma la miglior dottrina (fra i molti, puoi consultare: 
Holbrook F.B. (1986). Seventy weeks, Leviticus, and the nature of prophecy, Washington, D.C., Biblical Research Institute: 346-394;

Mayjee,  Philip (2011). Leviticus in Hebrews. A transtextual analysis of the tabernacle theme in the Letter to the Hebrews, Bern-Oxford, Peter Lang: 33-75;

Bibb Bryan D. (2009) Ritual words and narrative worlds in the book of Leviticus, London-New York, N.Y., T & T Clark: 130-182)
ritiene che la maledizione si applichi solo al cannibalismo rituale. Mangiare un morto non sarà il massimo del bon ton, ma di sicuro non è contrario alle Verità della nostra Santa Fede. Diversa è la questione dell’omicidio, perché è questa, la faccenda principale. Su questo non si scherza: la nostra Santa Religione non ammette l’omicidio, se non nei casi previsti dal Catechismo della Chiesa Cattolica (d'ora in poi, per comodità, CCC) e dal Codice di diritto canonico, e tra questi la fattispecie da te descritta non rientra. Quindi: si può mangiare un morto, ma non si può uccidere un vivo solo per mangiarlo (a meno che la finalità edule non sia la conseguenza non voluta e non premeditata di una Santa Azione a Difesa dell’Unica Fede, come il rogo di un prete modernista o la soppressione di un celiaco). Qui, per scampare alla giusta punizione che il Signore ha stabilito, fin dai tempi di Mosè, per coloro che privano della vita un fratello, occorre seguire la procedura del caso: ammissione sincera e accorata del peccato mediante confessione auricolare a un presbitero, pentimento franco e leale (nella forma della contrizione, ci raccomandiamo, non dell’attrizione, che non serve a nulla, anzi, è quasi peggio), accettazione della pena inflitta dal sacerdote, espiazione secondo le modalità e i tempi indicati nell’irrogazione della penitenza, riparazione al male commesso, in forma specifica laddove possibile o in forma monetaria, se la via della riparazione per equivalente fosse impedita dalle circostanze fattuali: ad esempio, lo stupratore deve pagare le spese per la chirurgia plastica di ricostruzione dell’imene, se la congiunzione carnale forzata in vaso debito è avvenuta a danno e vituperio di una donna non già deflorata; ma se la verga fosse stata introdotta contro la volontà della femmina in una vagina che già fosse stata percorsa legittimamente e in profondità da uno o più peni o se l’inserzione del membro virile fosse avvenuta solo nel di lei ano e non ci fosse necessità di interventi medici (vuoi per le misere dimensioni dell’asta fallica, vuoi per la particolare cedevolezza del tessuto sfinterico della donna, vuoi per l’uso di specifici lubrificanti durante l’atto sodomitico, vuoi per la collaborazione della femmina, la quale avesse ad esempio rilassato il muscolo anale e assecondato, con sapienti allargamenti del pertugio escretore, la spinta propulsiva dell’asta carnosa e turgida), allora la riparazione assumerà la forma del risarcimento del danno monetizzato al tasso di cambio attuale e secondo l’andamento dello spread e dell’Euribor, oltre ai canonici dieci PaterAveGloria. Tornando a noi, dicevamo del cannibalismo praticato nei confronti di un uomo ucciso al solo scopo di volerlo divorare: e qui il peccato mortale è evidente. Bisogna però ricordare che, se la materia è, per il Catechismo della Chiesa Cattolica, indubitabilmente grave (CCC, n° 1858), per meritare l’inferno occorrono anche la piena avvertenza e il deliberato consenso (CCC, n° 1859): e non mi pare che dei selvaggi trogloditi, lussuriosi e compulsivi come dici siano i tuoi simili possano essere in grado di capire che uccidere il prossimo (per mangiarlo, per imbalsamarlo o per miniaturizzarne la testa come gli indios Yanomani, la cosa non rileva) è peccato. Vogliamo intendere: l’hanno sempre fatto, da che mondo è mondo, come possono sapere che è sbagliato? Nessuno gliel’ha detto, che è peccato: sono come degli animali, innocenti e puri, per quanto disgustosi.

Ci direte: e la legge naturale, eterna e immutabile? 

“Presente nel cuore di ogni uomo e stabilita dalla ragione, la legge naturale è universale nei suoi precetti e la sua autorità si estende a tutti gli uomini” (CCC, n.1956)

 E si deve forse ignorare la basilare affermazione della Chiesa del Signore (CCC, n° 1860), giusta la quale – se l'ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l'imputabilità di una colpa grave – si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo? Benedetti figlioli, ma il Catechismo lo si deve leggere tutto, mica lo si può spezzettare e becchettare a piacimento. 

“Perciò non potrebbero salvarsi quegli uomini, i quali, non ignorando che la Chiesa cattolica è stata da Dio per mezzo di Gesù Cristo fondata come necessaria, non avessero tuttavia voluto entrare in essa o in essa perseverare” (CCC, n° 846)

Qui ci sono da precisare due cose. La prima è che Dio è Creatore di ogni cosa, vivente e non vivente, anche quindi dei membri della tribù di Emanuele Filiberto. È innegabile che a costoro la Rivelazione Cristica del Verbo Incarnato non è mai arrivata, visto che la Vera Religione si è sviluppata, nello spazio e nel tempo, secondo direttrici ben precise fissate fin dall’Eternità in conformità al Piano Divino, che non ci è dato conoscere nella Sua Complessità. Ora, se la direttrice Gerusalemme-Roma, tanto per dire, o quella Efeso-Corinto, sono state ampiamente percorse dai fedofori glossolalici itineranti fin dal tempo dei primi Apostoli, non pare che la tratta Cafarnao-Aseki-Mumeng-Labuta (distretto di Menyamya, provincia di Morobe, Papula Nuova Guinea) sia stata particolarmente trafficata. Il perché, Dio solo lo sa: quel che è certo che quei selvaggi non ne hanno mai saputo nulla, dei Misteri della Nostra Bella Fede. Quindi, se Dio li ha creati cannibali, chi siamo noi per dire che devono andare all’inferno? Che ne sapevano, loro, che non si mangia la gente? O vogliamo forse pensare che Dio ha voluto fare delle preferenze, rivelandosi inizialmente (e poi per lunghissimi secoli) solo agli ebrei, ai greci e ai romani e lasciando invece che i maori o i borneiani o i galapagosiani o i papuanuovaguineesi continuassero la loro vita peccaminosa per poi ficcarli nelle fiamme dell’inferno così, senza che loro nemmanco sapessero che ci fosse, l’inferno? Non vi parrebbe, questa, un’ingiustizia indegna della Perfetta Bontà e dell’Assoluta Misericordia di Colui che è, che era, che fu, che sarà, che sarà stato e che fu stato? Ma lo sapete che c’era una popolazione, in Patagonia, che aspirava il fumo sprigionatosi dallo sterco di guanaco essiccato (bruciato appositamente in specifiche cerimonie), raggiungendo in tal bizzarro modo una specie di trance? Qui le ipotesi sono due: o tra i patagonici regna satana, e quindi Dio non ha alcuna autorità su di essi, ciò che è blasfemo solo pensarlo; oppure anche i patagonici sono figli di Dio, com’è naturale che siano, e quindi a Dio va benone che i patagonici si pippino il fumo di sterco incandescente del guanaco. Avrà i suoi motivi per permetterlo: possiamo forse noi sindacare le scelte di Nostro Signore? O vogliamo forse pensare che tutto dipenda dal caso? Mettiamo che uno spericolato e ben palestrato missionario si spinga fin nelle foreste di Sarawak a portare la Buona Novella agli Iban: e se gli si rompe la pagaia? E se cozza contro un banco di sabbia e finisce a mollo, salvandosi per miracolo dal coccodrillo appostato per azzannarne le terga? Lo obbligate voi, a trovare un’altra canoa, se siete capaci: quello lì, secondo noi, chiederà di essere assegnato a una parrocchia di Centocelle, che sarà quel che è, ma almeno non si sbatte contro i coccodrilli e non si finisce a bagno tra i piranha. E se si prende uno stiramento al muscolo coracobrachiale e non riesce a raggiungere il villaggio dei cannibali e gli tocca fermarsi alla stazione di posta della Compagnia delle Indie e lì si becca la malaria e decede? Non penseremo mica che è colpa dei selvaggi se il missionario non aveva le braccia come i fratelli Abbagnale, si spera. E mettiamo pure il caso che il missionario ci arrivi, tra i selvaggi cannibali e questi, come sono soliti fare con gli estranei, gli tirano una cerbottanata al curaro: addio missionario e addio evangelizzazione, ma anche in questo caso non è colpa dei cannibali, che hanno solo fatto quello che Dio gli ha insegnato a fare: tirare frecce, mangiare babirussa e, se del caso, anche esseri umani. Quindi, secondo la nostra esperienza e la nostra conoscenza delle cose umane e divine, i parenti di Emanuele Filiberto possono stare tranquilli, giacché l’inferno è riservato ai peccatori veri. E qui veniamo alla seconda questione che volevamo affrontare. Il n° 846, sopra ricordato, recita: “non potrebbero salvarsi quegli uomini, i quali, non ignorando che la Chiesa cattolica è stata da Dio per mezzo di Gesù Cristo fondata come necessaria, non avessero tuttavia voluto entrare in essa o in essa perseverare”. Lo riproponiamo testualmente perché qui bisogna fare tanto di cappello all’estensore del Catechismo, tanto l’avvertimento è formulata in maniera straordinaria. A prima vista, sembra condannare all’inferno gli eretici, gli scismatici e gli apostati. Ma se lo si legge bene, se avrà la prova definitiva dell’assoluta bontà e misericordia della Santa Romana Chiesa. Perché ciò che l’Eterna Sposa del Signore vuol dire è che finiranno all’inferno solamente coloro che, pur sapendo (leggi: pur sapendo realmente) che la Chiesa è l’unico mezzo di redenzione, rifiutano la Chiesa medesima. Fuori di metafora: l’inferno è destinato a chi, pur sapendo che l’unica via per la Salvezza eterna è la Chiesa di Roma, ha consapevolmente rifiutato di far parte di quest’ultima; chi non lo sapeva, o non lo sapeva bene, o ne aveva un vago sentore ma non la certezza, o lo sospettava, costoro sono salvi e destinati al Paradiso. Quindi basterà dire, nell’ora del giudizio supremo: “Ma io mica lo sapevo, che la Chiesa era l’unica redentrice”. E se qualcuno ribattesse “Ma come non lo sapevi? Ma se te l’ha detto il parroco in persona, padre Epicarmo, c’ero lì anch’io, ricordo benissimo”, la risposta salvifica sarebbe a portata di mano: “Oh, a parte che quella volta lì avevo il raffreddore e non ci sentivo bene, per quello che ne sapevo il parroco poteva essere un impostore, e io agli impostori non ci credo. E comunque si sapeva benissimo che quel parroco lì era uno di cui ci si poteva fidare poco, mi avevano detto che faceva la cresta sulle offerte della san Vincenzo, ti pare che a uno così gli si possa credere? No, fratello carissimo, io non sapevo veramente che la Chiesa era l’unica salvezza: e se non lo sapevo veramente, non mi potete spedire all’inferno, che il Signore mi perdoni l’orgoglio presuntivo”. Eventuali repliche del tipo: “Ohé, giovine, troppo comodo, cavarsela così: tu lo sapevi, non puoi negarlo” sarebbero facilmente neutralizzabili: “No, dilettissimo fratello in Cristo e nella Fede: un conto è che te l’abbiano detto, un conto è saperlo: che me l’abbiano detto sarà anche vero, ma che io lo sapessi è tutto da dimostrare. Ad esempio: mi hanno detto più volte, anche quel santissimo ebdomadario che è Famiglia Cristiana, che Berlusconi va con le ragazze facili; ma io, che lo faccia o l’abbia fatto, non lo so realmente. Mica c’ero, io, nel privé. Quindi, come non posso dire di sapere veramente che Berlusconi paga le signorine (anche se magari lo suppongo; anche se lo posso ipotizzare: ma saperlo davvero, non lo so), allo stesso modo io non posso dire si sapere che la Chiesa cattolica è necessaria per la Redenzione: lo immagino; mi pare un’ipotesi corroborata da una sua solidità estrinseca e intrinseca; non mi riesce del tutto inimmaginabile; ci sono testimoni di questa eventualità dotati di una certa attendibilità: ma saperlo davvero (perché quel “non ignorando” vuol dire “sapendo”) mi pare eccessivo”. Poi dobbiamo aggiungere che, a mente del n° 847 del CCC, l’inflizione della dannazione eterna a quelli che “non ignorano” non si applica a coloro che, senza loro colpa, non conoscono Cristo e la Chiesa: infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, e tuttavia cercano sinceramente Dio, e sotto l'influsso della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di Dio, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna (Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 14). A noi pare che quei boscimani o ottentotti o zulù o daiaki o come si denominino comunque i selvaggi di cui parla il nostro Fratello Emanuele Filiberto siano sinceramente alla ricerca di Dio: se poi gli evangelizzatori si presentano non invitati, di soppiatto e vestiti in maniera strana, non è che poi si possono lamentare che gli hanno tirato la zagaglia nella schiena: dovevate avvisare con i segnali di fumo o con il tam-tam, mandare un dispaccio, farsi precedere da Zambo, la guida ammaestrata: insomma, un minimo di buon senso e di buona educazione. Quindi, caro Fratello, stai tranquillo, sia per te sia per i tuoi cari: finché arrostite uno zio morto di morte naturale o un avversario ucciso per legittima difesa, va bene, non è peccato; certo, esteticamente e culinariamente noi opteremmo per l’imbalsamazione, per l’incinerazione o per l’ordinaria inumazione in terra consacrata, ma l’importante è che non uccidiate un uomo per mangiarlo, perché non si può: il Decalogo parla chiaro. A presto, fratello caro: ci auguriamo tu ti sappia fare apostolo in quelle terre lontane, desolate, acquitrinose, malariche, infette e prive del Conforto della Lieta Novella, terre nelle quali però, da oggi, sappiamo essere germogliata la gemma delle fede: a te il compito di tenerla viva, e propagarla, ad maiorem Dei gloriam. A ciò noi innalzeremo auspici, lodi e intenzioni all’Altissimo. Buona fortuna. Che 20 kiloJesus di benedittanza si posino su di te,
Joseph